La nave Vos Hestia: anche Save The Children in soccorso ai migranti

Si chiama Vos Hestia la nave di Save The Children impegnata in operazioni di ricerca e soccorso in mare nel Mediterraneo, ormeggiata dal 12 settembre dal porto di Trapani. Dall’inizio delle sue attività, ha finora partecipato a due interventi, il più recente mercoledì scorso, nell’ambito del quale sono stati messi in salvo di 21 minori; 15 sono risultati i minori non accompagnati, alla luce dei dati emersi dopo le procedure di identificazione svolte dalle autorità competenti.

interventi di salvataggio in corso a bordo della nave Vos Hestia di Save the Children
La Vos Hestia impegnata in interventi in mare in soccorso a migranti adulti e bambini in arrivo per la maggior parte dall’Egitto e da paesi dell’Africa sub sahariana e del Corno d’Africa. Fonte: Save the Children.

L’imbarcazione, lunga una sessantina di metri e con una capienza di trecento persone, fornisce assistenza ai migranti che sbarcano in Italia dopo pericolose traversate. La Vos Hestia collabora ad interventi di salvataggio ed offre basilari forme di accoglienza prima dell’approdo alle coste del paese. Le azioni di Save the Children in mare si accompagnano a quelle condotte a terra in diverse aree del Mezzogiorno, lì dove maggiormente affluiscono da tempo le migliaia di persone che inseguono il sogno europeo, fuggendo da guerre, violenze e povertà.

La portata del fenomeno è chiarita dalle cifre sottolineate da Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save The Children: “stando agli ultimi aggiornamenti, sono stati circa 3500 i morti nel mare nostrum registrati quest’anno, sugli oltre 290mila migranti che si sono imbarcati da gennaio scorso. Tra questi ultimi, i minori giunti in Italia risultano circa 20 mila; 18 mila i non accompagnati. Gli sbarchi di bambini e giovani sono in crescita”.

La Vos Hestia interviene nell’area Search and Rescue del Mediterraneo, nella quale operano in maniera incrociata i mezzi ed il personale di Guardia Costiera e Marina Militare, oltre allo staff di altre organizzazioni non governative, Save the Children compresa. Un coordinatore, alcuni mediatori culturali, oltre a professionisti dell’infanzia, logisti ed un corpo sanitario sono presenti a bordo della nave, con il compito di garantire assistenza sanitaria e psicologica, insieme a beni di prima necessità come acqua, cibo, e vestiario. Segue l’individuazione dei soggetti più vulnerabili tra i migranti accolti, specie i minori non accompagnati, che provengono in larga parte dall’Egitto e da altri paesi dell’Africa sub sahariana e del Corno d’Africa.

“Con queste forme di sostegno ai migranti cerchiamo di creare un luogo dove possano sentirsi protetti e nutriti, prima che vengano presi in carico dal personale impegnato a terra nei punti di sbarco. Sulla nave la priorità è trasmettere una sensazione di sicurezza e benessere alle persone accolte”. Le spiegazioni di Di Benedetto inquadrano anche l’operato portato avanti dai colleghi una volta effettuati gli interventi più urgenti. “A quel punto abbiamo modo di raccogliere le storie di queste persone, con un’attenzione ad individuare i minori non accompagnati o vittime di tratta. Queste condizioni sono più facilmente rilevabili tra i bambini. Diversamente, gli adolescenti spesso dichiarano un’età falsata, o perché non la sanno, o perché mirano a proseguire il loro viaggio. Dicono di essere maggiorenni pur di poter restare con gli amici; lo stesso si è verificato con delle ragazzine nigeriane, alle quali sia stato imposto di dire così da chi le ha lasciate o costrette a partire dallo stato di origine. Al contrario, possiamo trovare ragazzi che fingono di aver meno di diciotto anni per usufruire delle tutele previste a livello nazionale ed internazionale per i minorenni”. Con quale scopo? Evitare il rischio di vedersi respinti, a prescindere dal paese di provenienza.

Finora non è stato dato soccorso a persone reduci da naufragi ed incidenti, ma ciò non toglie la criticità e la delicatezza che hanno contraddistinto gli interventi condotti. “Grazie al nostro aiuto i migranti sono apparsi sollevati e rasserenati. Stati d’animo, questi, che miriamo a far sorgere in loro dopo averli recuperati in preda allo stremo e allo shock, a fronte dell’esperienza in mare vissuta e del bagaglio di vita di violenza e miseria che con questo viaggio hanno cercato di lasciarsi alle spalle”.

La durata della permanenza sulla nave dipende dal numero di interventi di soccorso compiuti in un intervallo ridotto. In occasione dell’operazione di mercoledì 21 settembre, ne sono stati necessari tre, svolti separatamente.Le persone fatte sbarcare su un luogo prescelto dalla centrale operativa per l’approdo vengono successivamente sottoposte a procedure di pre-identificazione e di identificazione mediante foto segnalamento. I minori non accompagnati, in particolare, vengono trasferiti in strutture di prima accoglienza loro riservate, dislocate vicino ai luoghi di arrivo. “Ultimamente mancano sempre più posti, tanto che molti migranti sono stati trasferiti in alcune sedi delle province limitrofe. Alcuni sono rimasti a dormire per settimane all’interno della tendopoli creata nel porto di Augusta, mentre altri sono stati trattenuti presso l’hotspot di Pozzallo. Addirittura, sappiamo che qui si sono dovute fermare anche ragazzine all’ottavo mese di gravidanza”.

Vos Hestia nave di Save the Children
Fonte: Save the Children.

La Sicilia orientale resta l’area di maggior confluenza degli ingressi in Italia, ma anche i porti di Palermo, Trapani e l’isola di Lampedusa sono investiti dagli arrivi massicci di migranti, insieme ad altri centri di approdo in Calabria, Campania, Puglia, e Sardegna. Gli ultimi dati del Ministero dell’Interno per il 2016 hanno rilevato l’arrivo di oltre 115 mila persone nell’ambito degli sbarchi avvenuti da gennaio ad agosto.

Di Benedetto racconta poi le condizioni di queste persone a bordo della Vos Hestia: “a volte le troviamo nude, o con indosso solo capi di vestiario forniti sull’imbarcazione. Hanno perso le scarpe, o i pochi abiti inzuppati. La maggior parte dei migranti soccorsi non ha nulla. Mi ricordo di un minore che teneva con sé una foto della madre avvolta dalla pellicola di cellophane perché non si bagnasse in mare. Molti hanno biglietti contenenti numeri di telefono o contatti da rintracciare. Nel più dei casi partono con niente, portano solo loro stessi. Qualche anno fa abbiamo trovato alcune signore siriane che avevano con loro soltanto piccoli sacchi di plastica, con racchiusa all’interno tutta la propria vita in pochi oggetti”.

Per quanto riguarda i bambini che arrivano soli, spesso si tratta di minori mandati dai genitori dai paesi originari, oppure orfani. Loro non chiedono nulla. “Abbiamo accolto e aiutato una coppia di fratellini ghanesi, lui di dodici anni, lei di sei; avevano perso i genitori, e una volta creato un minimo di fiducia con il personale, ci hanno chiesto se ci fosse modo di andare a scuola. Altri minori, specie quelli egiziani, ci chiedono di andare a lavorare, spesso mandati dalle famiglie che probabilmente hanno contratto debiti con i trafficanti: i figli, in casi simili, si prendono il peso di rimediare a debiti gravanti sui genitori. Sono loro i soggetti che più rischiano di finire in giri di sfruttamento lavorativo”.Per arginare situazioni pericolose come questa, Save The Children svolge un’azione di informativa legale. I suoi operatori legali ed i suoi mediatori lavorano in sinergia con altri enti ed associazioni umanitarie incaricati dell’assistenza medica e psicologica nelle strutture di accoglienza. Informano e prospettano ai minori cosa li aspetta sul suolo italiano a livello di diritti, tutele, e disposizioni in materia di ricongiungimenti famigliari. “Questi minori non hanno alcuna conoscenza del diritto, e non sanno cosa prevede il diritto all’accoglienza in Italia. Miriamo ad indirizzarli verso un percorso di integrazione, che passi per l’apprendimento della lingua italiana. Si parte dall’istruzione come diritto e come dovere”.

La nave Vos Hestia è di nuovo ripartita verso le acque del Mediterraneo. Proseguono gli appelli di Save the Children alla comunità UE, per l’apertura di vie legali sicure che scongiurino il pericolo per i migranti di finire nelle reti di trafficanti nel corso dei loro disperati viaggi verso l’Europa.

Clara Agostini(28 settembre 2016)

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