Dorina, rom e mamma single. La rivoluzione in un’estate

Ricette del mondo, laboratori per bambini e artisti nell’evento organizzato alla scuola Carlo Pisacane, nel quartiere di Torpignattara a Roma

(…continua dalla seconda parte)

Luglio, la scuola

L’Istituto Comprensivo “Leonori” è a 10 metri, dalla finestra Dorina vede il cancello d’ingresso. Sarebbe perfetto, peccato che le iscrizioni sono chiuse da un pezzo. L’addetta alla segreteria è inflessibile, non vuole neanche prendere i nomi dei bambini. La mamma spiega che il suo lavoro è a turni alternati, mattina e pomeriggio, “in fondo si tratta solo di tre nuovi alunni, quarta, quinta e prima media”. Di questo la segretaria prende nota su un foglietto volante, che allega a una lunga lista d’attesa. Comunque, l’ultima decisione spetta alla preside quando tornerà dalle ferie: “nel frattempo vi conviene cercare altrove” chiude secca.

Si susseguono incontri con la vicepreside, la docente referente alunni stranieri, il referente del contrasto alla dispersione scolastica, il dirigente amministrativo. L’Ufficio Scolastico Regionale segnala il caso ma – avverte – la sovranità del dirigente scolastico è totale. L’assistente sociale crede di poter fare qualcosa, c’è una norma antica che obbliga le scuole a dare la preferenza agli alunni in base alla vicinanza della loro abitazione. Al rientro la preside assicura che l’istituto rigurgita di alunni e il Miur è già intervenuto per ricordarle che sta sfiorando i limiti posti da un’altra normativa. “Rivolgetevi a un altro istituto in zona” consiglia la preside, “cercate, ce ne sono”. Le volontarie scoprono che nessun soggetto istituzionale è preposto ad affiancare il genitore nella ricerca: Dorina, senza saper leggere e senza computer, dovrebbe girare strada per strada. Sempre lavorando a turni, s’intende.

Se le altre scuole di Acilia dovessero rispondere come la “Leonori”, la mamma verrà meno a un obbligo tassativo, si tratta di reato. Dunque: il diritto/dovere allo studio confligge con l’autonomia dei dirigenti scolastici, in assenza di un’autorità che pianifichi, distribuisca e trovi un posto per tutti gli alunni. Nelle città minori forse le cose si aggiustano da sé, ma nella metropoli è diverso e il fenomeno dei respingimenti scolastici penalizza genitori privi di istruzione, stranieri, rom o semplicemente le famiglie che devono trasferirsi in estate.

Se il sindaco sorvegliasse sul diritto allo studio (come previsto in norma), se disponesse un confronto tra elenchi dei bimbi in età scolare e quelli degli alunni, se inviasse i vigili dai genitori inadempienti, una sera potrebbero presentarsi a casa di Dorina. Per fortuna il comune di Roma e il municipio di Ostia non hanno mai fatto controlli e per ora sono entrambi commissariati.

Finalmente le volontarie trovano la “Calderini Tuccimei”, una scuola con classi ridotte, abbastanza vicina, e che si spera sia di buona qualità. Però serve il nulla osta della scuola frequentata l’anno scorso e lo sganciamento ha le sue difficoltà. Un’insegnante al telefono, nonostante conosca bene la situazione della famiglia, sostiene che non basta l’assenso di Dorina, il modulo va firmato anche dal padre, attualmente agli arresti e con una causa di separazione in corso. Anche questa volta il tempo stringe, la nuova scuola incalza, se non registra i bimbi a luglio non garantisce che a settembre possano cominciare. Non resta che correre alla vecchia scuola, sedersi davanti alla porta dell’amministrazione, sperando d’impietosire l’addetta. Passa il preside, “che fate qui, date a me, firmo io”: le volontarie si precipitano a consegnare il nulla osta alla “Calderini Tuccimei”.

Agosto, documenti e contratto di lavoro

Dorina ha una carta d’identità valida, ma negli anni di vagabondaggio ha lasciato scadere i passaporti dei figli e nel tempo la situazione s’è ingarbugliata. L’anagrafe del Comune non poteva dare la residenza a Roma senza un documento con foto dei figli; a sua volta il Consolato della Romania diceva che il rinnovo dei passaporti lo poteva fare solo tornando in Romania. C’era però una scorciatoia: pagando 160 euro, il Consolato poteva dare un attestato con foto (predisposto per mettersi in viaggio coi figli) che lei invece avrebbe portato all’anagrafe. Le due volontarie pagarono, ma Dorina dimenticò che il foglio scadeva dopo 30 giorni.

Ne derivò un danno anche rispetto alla sanità, perché senza residenza i cittadini europei possono accedervi solo con un’assicurazione da lavoro. Il sistema sanitario non copre una rom senza lavoro, così all’epoca, per garantire assistenza a tutti e quattro, le due volontarie avevano pagato l’assicurazione all’INPS come privati. Ora conviene mettere in regola un po’ tutto, cominciando dagli uffici municipali a Ostia. Non è facile avere un appuntamento con la dirigente del Servizio Sociale; dopo il commissariamento per mafia sono andati via tutti, lei è rimasta sola a presidiare una popolazione di 85.000 abitanti. Quando finalmente incontra Dorina la indirizza per la strada giusta, l’affida a un collega dell’ufficio anagrafico, giovane e preparato e chiude il colloquio dicendo ”tornate da me solo quando avete tutte le carte”. Passano pochi giorni e finalmente anche la nuova residenza è certificata, qualche settimana e i bimbi hanno la carta d’identità. Più tortuoso l’iter per vaccinare i bambini: il sito della Asl prima depista Dorina dal veterinario, poi in un ambulatorio dismesso, finché le compagne di lavoro forniscono l’indirizzo corretto.

Dal 31 luglio Dorina è in attesa di veder rispettate due promesse: che l’Inps  versi il compenso per i sei mesi di stage (500 euro che avrebbe dovuto ricevere mensilmente fanno un credito di 3.000) e l’assunzione  in azienda che il caporeparto continua a dare per certa. Invece assiste a un calo di commesse in azienda e a turno il personale viene lasciato a casa.

Le due volontarie le passano dei soldi, dicendo che è un prestito, che sono disposte a farle da banca, “l’Inps non può scappare, quando si ricorderà di te, allora tu ti ricorderai di noi”. Si cerca di stare sul leggero, ma non funziona, Dorina comincia a vedere nero.

Finalmente, il 21 agosto Dorina riceve il suo primo contratto di lavoro. Prima, però, deve diventare socia della cooperativa che gestisce il personale della ditta (sic!). È un contratto di tre mesi, rinnovabili, paga oraria comprensiva di ferie e tredicesima, 7 euro all’ora e il regolamento mette i brividi: disponibilità a qualunque incarico, orario comunicato entro la sera prima, impegno alla segretezza assoluta su quanto avviene in azienda, divieto di raccontare a chiunque quanto verrà a sapere nell’espletamento del lavoro. No, non sta maneggiando apparecchiature militari, ma grandi lavatrici e ferri da stiro. Si capisce, Dorina non deve parlare coi sindacati, un diritto sancito in Costituzione.

Settembre, a caccia di aiuti economici e appoggi sociali

Viene il tempo di andare a vedere cosa sa offrire il welfare locale e nazionale per alleggerire il carico economico di una lavoratrice precaria capofamiglia. Navigando in rete qualcosa si trova: assegno familiare, sconto AMA (rifiuti), sconto luce, sconto gas, sconto trasporto pubblico (Metrebus). Ogni gioco ha un percorso a sé, che per lo più si snoda su internet: scarica, compila, inoltra. Per i libri scolastici Dorina va registrata su un sito del Comune, anzi due siti distinti, per elementari e medie; poi, in un caso il libro arriva gratis dalla scuola, nell’altro riceve un buono sconto da spendere in libreria. Oltre al computer, ci vogliono tempo, pazienza e una certa attrazione per le sorprese. Il risultato potrebbe deludere: per esempio, la bimba che va in prima media ha una lista di 15 libri necessari e 2 facoltativi, per un totale di 280 euro; rientra tra i necessari il testo di religione, 20,10 euro. Il buono non copre metà della spesa (130 euro), il più viene raccolto con un giro tra le bancarelle dell’usato scolastico.

Le volontarie scoprono che hanno istituito un nuovo aiuto, oltre l’assegno familiare: una sorta di integrazione al reddito per l’autonomia. Sul sito del comune non è chiaro il percorso, conviene cercare un buon CAF in zona Acilia. Ci va Dorina, che poi, quando si tratta di soldi, è brava a farsi avanti.

Più difficile è incoraggiarla a prendere contatti con le associazioni, incontrare i volontari, farsi conoscere. Resiste, è stanca, lavoro e casa riempiono tutto il suo tempo. Però sappiamo che è all’inizio dell’anno scolastico che conviene sostenerla in questa direzione, i bambini vanno seguiti nello studio e hanno bisogno di amicizie coi coetanei. Hanno passato l’estate da soli, tranne qualche sabato al mare coi nonni, tutti gli altri giorni a zonzo in un grande parco semi deserto. A due passi c’è il Centro Giovanile Madonna di Loreto, ricco di opportunità, ma il primo passo bisogna farlo in compagna di qualcuno già introdotto. La svolta per far parte del quartiere è tutta qui: appartenere a un giro sociale, dove fare qualcosa di buono; sentirsi accolti, per poi imparare chiedere e dare aiuto tra vicini. Facciamo una lista delle nostre conoscenze in zona, prendiamo appuntamenti, insistiamo con Dorina che si convince solo quando parliamo di sport per i figli.

Autunno, al Centro Giovanile Madonna di Loreto ci sono le volontarie di Piuculture con i bambini, il presidente di Ciao Effathà, l’associazione che fa il doposcuola due volte a settimana, e un volontario di Sport Senza Frontiere, che ha molti rapporti coi centri sportivi nella zona di Acilia. “Ti va di imparare football americano?” chiede il volontario al maschietto di 10 anni. “Cos’è?” “Un gioco fico, farai schiattare tutti i compagni”. “Si mena?” “Si, ma con le regole”. “Non è che si paga qualcosa?” chiede il bambino preoccupato. “Ti diamo noi la corazza”. “E gli scarpini?” “Vedremo, se impari”. L’allenatore sa fare il suo lavoro. Gli occhi del bimbo brillano in modo speciale. “E per me?” chiede la sorella maggiore.  “Ti piace pallavolo? Magari…” e con le braccia finge di fare canestro. La piccolina ride, a lei piace la scuola e le basta.

Il carro è partito, questa piccola famiglia è in un viaggio. Accidentato. Non solo si evita di fare previsioni, ma spesso prende la sensazione di avere inavvertitamente caricato Dorina di un progetto, un modo di vivere troppo oneroso. Lei assicura che non era per niente leggero elemosinare, arrangiarsi giorno per giorno, vivere ai margini e conforta sapere da dove sta emergendo.

Insieme, le volontarie e Dorina hanno imparato parecchie cose in merito a quali e quanti rischi sociali non sono coperti dal welfare. Indispensabile è il concorso di aiuti quotidiani, volontari, affettivi e in denaro. Per condividere con le due volontarie – Antonella e Paola – l’impegno nei confronti di Dorina, è possibile contattarle:

Antonella Trezzani e Paola Toniolo Piva
(14 dicembre 2016)

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