Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2017: protagonismo femminile e bilancio in crescita

Si è tenuta martedì 12 dicembre, presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, la presentazione della 4° edizione del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2017, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con MoneyGram e la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Anche quest’anno un’edizione bilingue, italiano e inglese, mirata non solo ad ampliare la platea di lettori al mondo dell’immigrazione, ma anche a favorire scambi e confronti futuri in un’ottica comunitaria, per delineare nuove prospettive, tra le quali il coinvolgimento della rete dell’Associazione europea per l’artigianato e la piccola e media impresa,Ueapme.

La presentazione del Rapporto, introdotta da Tiziano Treu, Presidente del CNEL, e curata da Maria Paola Nanni dell’IDOS, è stata approfondita con l’intervento di Luigi Ambrosini, sociologo della migrazione all’Università di Milano, che ha mostrato più da vicino il mondo dell’imprenditoria migrante, con uno sguardo privilegiato sul protagonismo femminile nel mondo della piccola e media impresa. I dati sull’imprenditorialità femminile non sono recentissimi: quelli del 2014 forniti da Unioncamere mostrano una partecipazione significativa nel sistema economico del nostro Paese, ma indubbiamente minore se confrontata con le donne immigrate di altri paesi occidentali con una storia migratoria più datata. In Italia sono circa 121.400 le imprese guidate da donne immigrate, attive soprattutto nel settore tessile-abbigliamento e nella ristorazione. Preponderante è il numero di donne cinesi, a cui segue quello delle donne rumene e marocchine.

A sottolineare il ruolo energico e creativo delle donne migranti nel mondo imprenditoriale, la presenza di Yafreisy Berenice Brown Omage tra gli ospiti che hanno commentato i dati del Rapporto. Yafreisy è un esempio di imprenditoria giovane, dinamica e che si avvale di un forte spirito di dedizione al lavoro, oltreché di professionalità. Questa giovane donna è una 25enne di origini domenicane proprietaria di un supermercato con un panificio annesso. Dopo un’ordinanza di chiusura, a causa di alcuni lavori non portati a termine dai precedenti proprietari del locale, ha rimesso in piedi la sua attività con determinazione: ad oggi conta sulla collaborazione di 15 dipendenti. Quest’anno la sua capacità è stata premiata al MoneyGram Awards, un riconoscimento che dal 2009 individua e premia i migliori successi dell’imprenditoria migrante.

Yafreisy alla premiazione del MoneyGram Award

L’impresa di Yafreisy è una delle 571.255 attività indipendenti registrate alla fine del 2016 e condotte da lavoratori immigrati: queste rappresentano il 9,4% delle aziende del Paese. Protagonisti principali di queste attività sono i marocchini, che rappresentano il 14,5% di tutti gli immigrati responsabili di ditte individuali in Italia, e i cinesi, che sono l’11,4%. Due gruppi dalla storia migratoria e dalle caratteristiche imprenditoriali molto diverse tra loro, ma che hanno saputo mostrare una crescita e un’apertura alle diverse tipologie di imprese. Grande è il salto dei piccoli imprenditori del Bangladesh, che dal 2008 ad oggi sono 4 volte più numerosi e attivi, attestandosi a un 6,8% sul totale delle imprese straniere.

Tuttavia, le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro dipendente portano gli immigrati a scegliere la strada dell’autonomia: 8 imprenditori su 10 decidono di avviare una ditta individuale, a fronte del 12% di società di capitale. Nonostante numerosi segnali di consolidamento delle attività indipendenti, l’elevato turn over registrato documenta però anche un’alto tasso di precarietà e la complessità di un fenomeno economico che necessita ancora di un approccio che sostenga l’imprenditorialità tramite politiche economiche mirate. Quanto ai rapporti tra imprese a conduzione straniera, si è sviluppato un “ibridismo”, nato dalla collaborazione di attività gestite da soggetti di nazionalità differenti, orientate soprattutto verso il consumatore italiano. Questo aspetto dell’imprenditoria è però ancora alla sua fase iniziale. Importante, in questo senso è promuovere lo sviluppo delle competenze e la formazione dei nuovi imprenditori, puntando su una crescita che non sia solo quantitativa, ma anche qualitativa.

I piccoli imprenditori della Cooperativa Barikamà. Photo credit GreenBiz

 

 Oltre alle ditte individuali e alle società di capitale, positivo è anche il bilancio del programma Start-up Visa. Anche in attività tecnologiche e innovative, l’apporto dei migranti cresce. Come si evince dal Rapporto, i dati sono ancora contenuti, “ma non è da trascurare che l’imprenditoria immigrata, oltre ai settori di attività maggioritari quali commercio, edilizia e ristorazione, gioca un proprio ruolo anche negli ambiti che che richiedono competenze tecnico-gestionali”.

Il panorama si va tuttavia evolvendo e diversificando, offrendo un ampio ventaglio di prospettive ed evoluzioni emergenti che lasciano sperare, se valutate e supportate con attenzione, in un’ulteriore crescita.

Elisabetta Rossi

(13 dicembre 2017)

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