Imagin’Arte: i gusti e la cultura del Venezuela come antidoto

Collettivo Imagin'Arte
Collettivo Imagin’Arte – Foto di Erasto Trujillo

Incontrarsi, assaporare nuove idee, conoscere arte e musica di nuovi paesi e creare nuove sinergie“. È questo l’obbiettivo di Imagin’Arte, un collettivo di artisti e artigiani venezuelani residenti a Roma interessati alla diffusione e promozione dell’estetica e della cultura latinoamericana in Italia attraverso diverse espressioni artistiche. Dalla fotografia di Erasto alla poesia di Diana, dai mosaici di Rosmery ai quadri in rilievo e alla tradizione culinaria del cuoco Jaime Alfonso Otalora.

“Con Imagin’Arte vogliamo diventare un ponte attraverso il quale creare spazi di incontro, scambio e dialogo con le realtà locali. Da due anni abbiamo iniziato a svolgere diversi tipi di eventi a Roma per mostrare a tutti l’altra faccia del Venezuela, quella bella, quella artistica, quella che per un po’ ci permette di dimenticare la crisi nel nostro paese,” spiega Alfonso mentre prepara i nachos con guacamole che hanno inaugurato la serata messicana il 19 aprile nella sede dell’associazione SinergieSolidali nel Municipio II di Roma.

Qualche mese fa, Riccardo Leolini, presidente dell’associazione ha avuto l’idea di inserire l’arte della cucina del Sud America, ma anche di altre regioni italiane, all’interno dei nostri eventi musicali e artistici e noi come Imagin’Arte abbiamo accettato volentieri. Per il momento sta avendo un grande successo, questa è la terza serata dedicata alla cucina sudamericana dopo quella venezuelana e quella spagnola dove la paella e il flamenco sono stati i principali protagonisti.”

Alfonso è arrivato a Roma dal Venezuela trent’anni fa insieme ad altri due amici. Aveva appena venticinque anni, tanta voglia di conoscere l’Italia e una borsa di studio in tasca che gli ha permesso di finalizzare i suoi studi e laurearsi in filosofia nell’Università Pontificia salesiana.

Appena mi sono laureato ho trovato subito lavoro come filosofo nelle scuole e nel sociale e ho avuto l’opportunità di sviluppare anche la mia passione per la cucina che da quando sono arrivato a Roma è sempre aumentata.”

Una passione che ha portato Alfonso a viaggiare per diversi paesi del Sudamerica per conoscere la loro cultura gastronomica e a vivere per qualche mese a Barcellona dove è riuscito ad imparare la vera ricetta della paella, la sua specialità. Le diverse possibilità di crescita professionale che l’Italia gli ha offerto e l’aumento della crisi nel Venezuela hanno fatto si che Alfonso decidesse di rimanere a vivere a Roma.

Sono circa dieci anni che non torno nel mio paese ma sento la mia famiglia tutti i giorni. La situazione lì sta diventando sempre più difficile e complicata perché per il momento non si trovano soluzioni pacifiche.

Infatti, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, 52 mila persone tra gennaio e luglio 2017 hanno fatto richiesta di asilo in un Paese straniero perché la gran parte della popolazione ha difficoltà a reperire cibo, acqua e medicinali.  Inoltre, negli ultimi mesi di proteste contro il regime, circa un centinaio di persone sono morte e oltre 1.500 sono rimaste ferite. Diversi organismi internazionali hanno tentato di creare corridoi umanitari, purtroppo però, osteggiati dall’attuale Governo che lo scorso mese ha deciso di posticipare le elezioni al prossimo 20 maggio e non il 22 aprile come inizialmente stabilito.

Da quando sono a Roma le condizioni dell’economia venezuelana sono peggiorate ulteriormente, attualmente la disoccupazione è arrivata al trenta per cento”, continua Alfonso, “Purtroppo c’è tantissima corruzione e credo che l’unico modo per risolvere le cose sia cambiare il governo. Ma non perdo la speranza, mi auguro che questo incubo possa finire presto e sia possibile trovare un dialogo e una via di uscita per ricominciare da capo.”

Cristina Diaz
(25 aprile 2018)

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