Padre Ripamonti racconta il cd Yayla: conoscere le migrazioni con l’arte

Padre Ripamonti - fonte Gesuiti News
Padre Ripamonti – fonte Gesuiti News

“Sarà la bellezza a salvare il mondo, diceva Dostoevskij, e io ci credo molto”. Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, fa sua la convinzione dello scrittore russo calando in un contesto attuale e tangibile un’affermazione che sembra fatta per rimanere tra le pagine dei libri. “Attraverso quelle corde di umanità che si esprimono con l’arte si riescono a comunicare valori che, razionalmente, oggi stiamo un po’ perdendo, l’Europa stessa si sta allontanando da questo concetto”. La nostra società ha bisogno di bellezza e Yayla – musiche ospitali nasce anche con questo intento.

Yayla – come nasce e perché

Il centro per i rifugiati gestito dai Gesuiti e Appaloosa records hanno dato vita a un progetto discografico che raccoglie voci e suoni di circa 130 artisti provenienti da tutto il mondo e chiamati in causa da un musicista gesuita. Note e parole sono contenute in 30 brani da ascoltare e da cui far nascere riflessioni. “Come centro Astalli ci siamo interrogati molto sulla comunicazione del fenomeno migratorio. Ci siamo detti che saremmo dovuti uscire da una narrazione che fosse solo di cronaca”, dice Padre Ripamonti. La ricerca di altri linguaggi ha portato prima alla letteratura, con il romanzo Io sono con te. Storia di Brigitte di Melania Mazzucco, e poi alla musica, comunicazione universale, con Yayla.

“Il valore di utilizzare altri linguaggi è che chi è sensibile alla letteratura o alla musica, ma che non si pone certe questioni, può ritrovarle nell’arte ed essere spiazzato”. Una sorpresa che deve portare alla riflessione. E infatti, spiega Padre Ripamonti, “Musiche ospitali vuol dire musiche che raccontano il fenomeno migratorio ma anche musiche che creano un atteggiamento ospitale in chi le ascolta”.

Non è solo questo lo scopo di Yayla. Con un racconto che viaggia su più linguaggi il Centro Astalli vuole ricostruire l’idea della migrazione – della transumanza, che in turco si dice yayla -“come qualcosa che fa parte del nostro DNA come uomini e donne. Migrare, camminare, spostarsi cadenzava la vita: anche oggi le persone si spostano. Molte perché costrette, altre invece per migliorare le loro condizioni di vita. Dobbiamo recuperare la migrazione come fenomeno umano, vederlo come qualcosa che invade è un po’ come andare contro questa logica”.

La copertina di Yayla - Musiche Ospitali
La copertina di Yayla – Musiche Ospitali

Conoscere e gestire le migrazioni senza semplificazioni

Solo la conoscenza può scardinare convinzioni sbagliate. Per questo raccontare il fenomeno migratorio per il Centro Astalli vuol dire approfondirlo, conoscerlo senza semplificazioni: dalle partenze alle destinazioni. “Pensare che la soluzione al fenomeno migratorio sia da individuare solo in un momento del processo è una falsificazione della risposta e delle soluzioni offerte. Aiutiamoli a casa loro ha un senso se garantisci dei percorsi legali di arrivo e ti sforzi di integrare le persone. E le cose devono andare insieme. Sarebbe cieco isolare le parti di questo processo ed è quello che stiamo facendo”, dice Ripamonti.

Ed è proprio così che, semplificazione dopo semplificazione, corriamo il rischio che la paura prenda il posto della bellezza. “C’è preoccupazione perché noi notiamo che gli investimenti nel sociale sono sempre meno. Questo crea una situazione in cui i cittadini italiani più ai margini vedono chi arriva come un ulteriore commensale. Si innesca una guerra tra poveri che sai dove ti porta. Se soffi sul fuoco, non sai mai dove finiranno i lapilli”.

Per spegnerlo basterebbe pensare che le questioni sociali riguardano tutti: “La casa, il lavoro sono diritti dell’uomo prima che dell’essere cittadino. Visto che si restringe sempre di più l’investimento in questo campo, domani potrebbero esserci ulteriori selezioni e potrebbero riguardare anche noi”, conclude Ripamonti.

(2.continua)

Rosy D’Elia
17 luglio 2018

Yayla si può acquistare sul sito di Appaloosa Records.

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