Amir Khanbor, giurato Piuculture al Med Film Festival 2018

Immancabile anche quest’anno l’appuntamento con il Med Film Festival, la rassegna cinematografica che dedica la sua 24° Edizione all’inclusione sociale ed all’immigrazione, vista come ricchezza senza barriere, pregiudizi e diffidenze. Tra i giurati di Piuculture, c’è anche Amir Khanbor, 29enne di origine iraniana, che non vede l’ora di cimentarsi in questo nuovo ruolo.

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Il suo sogno nel cassetto di Amir

Amir è arrivato in Italia nel 2012 a soli 23 anni, per inseguire quello che è il suo più grande sogno: quello di diventare un grande regista. “Sono cresciuto con le videocassette dei film di Fellini e De Sica” ha raccontato, sottolineando quanto il cinema italiano abbia influenzato molte delle scelte riguardanti la sua vita.

“All’epoca ero convinto che l’Italia fosse per eccellenza il paese del cinema neorealista e per me era una cosa meravigliosa. Mi dicevo che un giorno sarei stato a Cinecittà e avrei visto dal vivo i set di grandi film”.

Fin da piccolo, il bisogno di esprimersi attraverso l’arte, lo ha portato a sperimentare il mondo del teatro, recitando in una compagnia per circa cinque anni, poi ha voluto cimentarsi nella professione di regista: “Non sopportavo l’idea di essere dipendente da qualcuno, sentivo il bisogno di seguire le mie idee”, spiega. Così, dopo una laurea in architettura, voluta più che altro dai genitori, ha deciso di partire per dedicarsi a quella che è sempre stata la sua vocazione.

Mario Pisu and Barbara Steele in 8½ , un film di Fellini(1963)
Mario Pisu and Barbara Steele in 8½ , un film di Fellini(1963)

Il confronto con la realtà romana e la mancanza di casa

Trasferitosi a Roma per conoscere a fondo il neorealismo cinematografico, si è iscritto alla facoltà di Arte e Scienze dello Spettacolo La Sapienza.

“Una volta arrivato in Italia, ho scoperto che l’idea che mi ero fatto di questo paese era molto diversa dalla realtà,  ho dovuto confrontarmi con problemi che non mi sarei mai aspettato di trovare. Ma non è colpa dell’Italia, questo è quello che succede in generale, quando arrivi in un posto che per cultura e tradizioni è completamente diverso dal tuo”.

L’aspirante regista ha dovuto affrontare non poche difficoltà nella fase iniziale di questo percorso:”Innanzitutto il problema della lingua, ho frequentato corsi di italiano prima di arrivare, ma nonostante questo non riuscivo a capire nulla all’Università” ha detto, e ancora: “C’era anche l’elemento cultura: mi preoccupavo sempre di offendere gli altri”. Ma più importante di tutti è stato il peso della solitudine, che nonostante gli anni ormai accumulati nella capitale, continua a farsi sentire. Amir infatti, si trova a fare ancora i conti con la nostalgia di casa, della famiglia, degli amici, e della vita di tutti i giorni.

Ladri di biciclette il film
Ladri di biciclette il film

Un flusso di idee in continuo divenire

Ad oggi Amir è prossimo alla Laurea Magistrale all’ Accademia delle Belle arti e lavora come direttore artistico presso la Khan Store. Ha girato anche qualche cortometraggio, nei quali ama toccare temi importanti come la politica e la religione, utilizzando il tono ironico della satira, dietro alla quale si celano  critiche sociali.

“Nonostante la mia forte passione per il cinema neorealista italiano, i miei film sono piuttosto di  fantasia o surrealisti. Non so perché succede, ma lascio scorrere le mie idee così come vengono, senza bloccarle, senza pensarci troppo”.

Hidden, Breaking the waves, Otto e mezzo, sono solo alcuni dei film preferiti di Amir, che tra i personaggi del grande schermo, rivede sé stesso più di tutti nei comportamenti del piccolo protagonista del film “Ladro di biciclette”: “Questo ragazzo ha aperto gli occhi e si è trovato dentro ad una crisi. Vorrebbe aiutare tutti, ma non può fare tanto. Anche io, come lui vorrei dare una mano ad alcune persone, ma non posso, perché allo stesso tempo ho bisogno di essere aiutato”.

Il cinema secondo Amir

Per Amir il cinema è “far vedere alle persone qualcosa che non possono cogliere e non hanno mai visto. Oppure mostrare qualcosa che tutti hanno visto, ma da un punto di vista che nessuno ha mai pensato”.

Alla proposta di partecipare al Med Film Festival di quest’anno non ci ha pensato due volte: “finalmente posso conoscere e avere un’idea più concreta dei registi che vengono dai paesi del Mediterraneo. È una possibilità di crescita, di arricchimento”.

In quanto giurato, Amir non tralascerà uno sguardo alla parte tecnica dei lungometraggi: “sceneggiatura, attori, regia e fotografia: anche questi aspetti sono importanti!”. Allo stesso tempo però, è alla ricerca di un film che sappia portarlo “in un altro mondo”, e che lo faccia vivere un’esperienza molto forte e, allo stesso tempo, diversa dal solito .

Francesca Mahmoud Alam
(13 novembre 2018)

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