Teatro e impegno nel sociale, le due passioni di Nour

Valorizzare le competenze, offrire un'occasione di crescita umana, ma anche professionale: il Servizio Civile raccontato da Nour, ventottenne tunisino, volontario per un anno in uno sportello di orientamento e assistenza agli stranieri

“Una possibilità di rendermi utile alla società, ma anche un’importante esperienza umana”. Nour Zarafi, commenta così i suoi dodici mesi di Servizio Civile Nazionale, che lo hanno impegnato presso lo sportello di orientamento di Focus – Casa dei Diritti Sociali. Dal 2016 la candidatura al Servizio Civile Nazionale ha riguardato non solo i cittadini italiani ma anche cittadini degli altri Paesi dell’Unione Europea e cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti. Come si legge dal sito del Dipartimento della Gioventù e delle Politiche Sociali, nel 2016 “sul numero complessivo di 103.775 domande presentate da parte degli aspiranti volontari, 3.541 sono quelle presentate dagli stranieri, pari al 3,41% del totale. Gli stranieri avviati al servizio sono stati 991 pari al 2,95% del totale; dei cittadini stranieri 969 hanno prestato servizio civile in Italia e 22 all’estero”.

Nour ha terminato quest’anno la sua esperienza al Centro Orientamento che si affaccia su via Giolitti, accanto ai locali che ospitano le lezioni di italiano. Qui, in un punto strategico della città di Roma, ovvero quello intermedio tra la stazione Termini e Piazza Vittorio, stranieri e migranti trovano un ufficio che offre assistenza legale, supporto per l’accesso ai servizi del territori, accompagnamento negli uffici amministrativi.

photo credit: Facebook Focus - Casa dei Diritti Sociali
photo credit: Facebook Focus – Casa dei Diritti Sociali

Focus – Casa dei Diritti Sociali per l’anno 2018 ha all’attivo quattro progetti di Servizio Civile: uno estero, “Education without borders”, e “Scuole Popolari per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri”, “Nino torna a scuola”, contro la dispersione scolastica, “Tutela dei diritti e advocacy” per la sede di Roma.
Nour, che l’italiano lo ha imparato in fretta, grazie a una solida base di studi umanistici e artistici e alla conoscenza ottima del francese, ha avuto l’opportunità di entrare nel team di lavoro dello sportello di orientamento mettendosi al servizio dei tanti stranieri che si rivolgono a Casa dei Diritti Sociali.

Nour Zarafi, attore e mediatore tunisino
Nour Zarafi, attore e mediatore tunisino
Nour, come è stata la tua esperienza di volontario per il Servizio Civile?

Lavorare allo sportello di orientamento mi ha fatto capire quanto l’Italia sia un Paese paradossale, in cui la teoria e la pratica all’interno degli uffici pubblici non coincidono. Ho accompagnato diversi utenti dello sportello a sbrigare alcune pratiche, ho capito le loro difficoltà, soprattutto per chi non conosce bene la lingua. Spesso dallo sportello avverti sguardi diffidenti, come se gli impiegati ti giudicassero per il tuo aspetto. E questo secondo me non vale solo per gli stranieri. In Tunisia, ad esempio, molti italiani subiscono lo stesso trattamento negli uffici pubblici. Quello che manca è la formazione, la capacità di rapportarsi all’utente.

Come hai deciso conosciuto Casa dei Diritti Sociali?

Mi sono avvicinato a questa associazione dopo quattro settimane che ero in Italia. Ho frequentato per un po’ i corsi di italiano, anche se la lingua l’ho imparata più che altro per strada, parlando con le persone. Sono arrivato in Italia consapevole delle mie competenze. Ho studiato Arte Drammatica in Tunisia, e oggi sono attore, regista e continuo la mia ricerca in ambito teatrale. Quando ero alla scuola della CDS un’insegnante, Pina, mi ha informato dell’esistenza di un corso di teatro nell’associazione, tenuto dall’attrice Magda Mercatali, che nella scuola è anche un’insegnante volontaria. Non potevo crederci, non ci ho pensato un attimo a buttarmi in questa esperienza. E così dopo pochi mesi dal mio arrivo in Italia, mi sono ritrovato sul palco del Teatro Belli, per la prima rappresentazione de “Gli dei dell’Olimpo”. Recitare in italiano è stata una scoperta, mi ha fatto pensare alla stessa energia che sentivo al primo anno di università.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza teatrale?

Sicuramente mi ha fatto conoscere tante realtà difficili: gli studenti-attori con cui ho condiviso questo percorso mi hanno insegnato tantissimo. C’erano tanti ragazzi più piccoli di me. Eppure pensavo a quanto grande e dura fosse stata la loro esperienza del viaggio per arrivare in Italia. Un ragazzo del Senegal mi ha raccontato di aver passato ventiquattro ore tra il cielo e il mare. Ora si sta costruendo un futuro qui.

Come coniughi la tua passione per l’arte e l’impegno nel sociale?

Oggi lavoro tra il teatro e un’organizzazione umanitaria in qualità di mediatore. Ho la fortuna di conoscere praticamente tutti i dialetti arabi, so parlare francese e ora anche italiano. Credo di avere le competenze e le qualità umane per poter svolgere questa professione. Ma non riesco a separare nella mia vita il teatro e l’impegno nel sociale. Anzi, è proprio il mio “essere attore” che mi ha insegnato a lavorare in gruppo, come fanno gli attori sul palco. Essendo attore, conosco anche bene il linguaggio dell’occhio, che è quello che mi permette di osservare bene le persone, di guardarne i dettagli e le loro occhiate. Spesso scorgo il razzismo negli sguardi di chi scruta lo straniero, li vedo nelle strade, al supermercato.

I murales dell’artista Mauro Sgarbi in via Giolitti
Come pensi che uno straniero possa difendersi dal razzismo?

Questo Paese a me piace moltissimo, spesso non mi sento neanche straniero. La mia città natale è Susa, in Tunisia, ma praticamente è a 200 chilometri da Lampedusa. A Roma sto davvero bene, sono uno che vive più di notte che di giorno e il quartiere dove abito, Tor Pignattara, è attivo a ogni ora del giorno e della notte. Quando cammino in centro, l’arte è ovunque e questa città sembra un sogno. Ma guardare solo la superficie di questa città non basta. Leggendo i giornali, ho imparato molto. Ho iniziato a vedere meglio la realtà delle cose. Il grande Stanislavskij diceva che chiunque può fare l’attore, bello o brutto che sia, basta che sia vero. Ecco, dobbiamo difenderci dalle bugie. Salvini, ad esempio: i suoi discorsi sono bugie, è tutta una propaganda che sta diffondendo pregiudizi.

Cosa vuol dire per te “integrazione”?

Essere integrato vuol dire aprirsi agli italiani e comunicare con loro. Forse io, da attore, sono per natura più curioso e osservatore di altri. Molti stranieri, però questa apertura non ce l’hanno. Ci sono comunità chiuse in loro stesse, non so se questo derivi dalla diffidenza nei confronti degli italiani o viceversa. Ma penso che gli stranieri abbiano le loro responsabilità. Quando prendo il tram, non vedo neanche uno straniero leggere un libro. Credo che oltre a commerciare molti dovrebbero parlare di più con gli altri, conoscere meglio le persone. Io amo parlare, era davvero tanto che non facevo una chiacchierata così.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento sto facendo tantissime cose. Per il futuro non so. Quando una persona ti dà certezze sul futuro, per me è un grande bugiardo. Sono un attore, vivo per natura nell’incertezza più totale. Ma posso dirti una cosa. A 19 anni volevo essere il più grande attore del mondo, oggi voglio essere il più felice del mondo.

Elisabetta Rossi
(28 novembre 2018)

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