A.L.I., una storia di (stra)ordinaria accoglienza

Storie di accoglienza: l'incontro tra Gassama e Maddalena si è trasformato in un legame profondo e in una rete di accoglienza che oggi coinvolge dieci associazioni

Una domenica in famiglia

Racconti, risate davanti ad un aperitivo: è una domenica pomeriggio, e Gassama, 22enne gambiano, come ogni settimana è andato a trovare Maddalena, Lodovico, Agnese e Leonardo, la sua famiglia italiana. La loro storia è una di quelle che arriva diretta, non solo al cuore, ma anche alla testa. Fa riflettere: viene subito da chiedersi se sia più una storia semplice o straordinaria. Forse entrambe, perché di questi tempi, ordinaria di certo non lo è.

Lodovico, il “Professore della casa, quello che scrive tutto”, tira fuori dal suo archivio mentale la data in cui Gassama, per la sua famiglia “Bass”, è arrivato per la prima volta: il 13 marzo 2017. “Ho conosciuto Gassama da Asinitas“, racconta Maddalena, “in un momento particolarmente fragile della sua vita. Era fuori dal sistema di accoglienza e dormiva in via Assisi. Oltre a quel dormitorio non aveva niente, usciva alle sette, rientrava alle sette di sera e passava la giornata in giro a cercare un modo per riempire il suo tempo”.

Come è iniziata: il racconto di Bass e Maddalena

Bass e Maddalena

Bass ricorda: “dove dormivo c’erano solo malati, anziani, senza tetto. Io avevo la febbre alta, avevo preso freddo dormendo per strada e quindi dal San Gallicano mi hanno mandato lì. Sono rimasto sei mesi, sono entrato con l’Emergenza freddo. Piano piano però le cose sono cambiate, ho fatto anche amicizia”.

“Di Bass mi ha colpito il suo essere solare, la sua preoccupazione per gli altri quando magari lui stava molto peggio”, racconta Maddalena. “Quando si è ammalato, ho pensato che sarebbe stato mostruoso rimandarlo al centro in quelle condizioni. E quindi, d’accordo con Lodovico, l’ho portato a casa. Lui era molto imbarazzato, mi ha detto che era la prima volta che dormiva in una casa in Italia. Bass, come è stata la prima notte qua?”

“Quando sono arrivato a casa, mi sono misurato la febbre e abbiamo mangiato insieme qualcosa di caldo” racconta Gassama, e sorride, pensando a quella sera insolita della sua vita in Italia. “Ho dormito qui, poi la mattina dopo non ho trovato nessuno, erano tutti a scuola e al lavoro. In cucina ho visto un biglietto e le chiavi di casa. Sul biglietto c’era scritto che se volevo potevo fare un giro e tornare. Nel frigo c’era tutto, ma io non sapevo cucinare e non ho toccato niente e sono tornato a sedermi sul divano. Ho pensato: meglio stare calmo!”. “Praticamente l’abbiamo ritrovato nella stessa posizione in cui l’avevamo lasciato! Era terrorizzato, aveva paura di rompere le cose”, continua Maddalena. “La sera poi abbiamo mangiato insieme,” dice Bass “sono rimasto qui per tre giorni di fila. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, così è iniziato tutto”.

La nascita di A.L.I.

A.L.I. vuol dire Accoglienza Libera e Integrata ed è una onlus dal novembre 2017. “Molti amici ci hanno fatto notare che questa nostra esperienza andava condivisa, e siccome lavoriamo da anni nel campo della cooperazione internazionale, delle migrazioni e delle cooperative sociali, abbiamo pensato a un modello nuovo che nascesse dalla nostra esperienza personale e umana e che potesse rendere questo percorso accessibile anche ad altri”.

ALI è oggi una rete che mette in relazione persone che come Gassama arrivano a Roma e hanno bisogno di avviare percorsi di integrazione e persone che come Maddalena e Ludovico pensano che aprire le porte, non necessariamente di casa, ma del proprio mondo relazionale, sia una cosa normale. ALI è il luogo di incontro dei questi due bisogni: quello di sentirsi accolto e quello di accogliere.

La grande famiglia di A.L.I.

La rete di ALI: come funziona e quali sono gli obiettivi

La rete di ALI agisce in maniera bidirezionale: da una parte le associazioni segnalano ragazzi che hanno voglia di intraprendere un percorso di integrazione. “Il rapporto con le associazioni è fondamentale perché, non avendo competenze specifiche, su alcuni casi complessi non interveniamo: come in quelli che riguardano le persone più disagiate, che non parlano la lingua, che hanno subito traumi e che non sono al momento in grado di intraprendere un percorso di integrazione”. Dall’altra parte, all’interno delle relazioni che nascono tra le persone, si possono riscontrare delle problematiche, come problemi sanitari, o pratici come la ricerca di una casa in affitto. A seconda di questi piccoli ostacoli ALI fa affidamento su una delle associazioni che si occupano di un ambito specifico.

Quello che rende ALI un modello di accoglienza unico nel suo genere è proprio che non fa parte del sistema di accoglienza: “Spesso ci chiedono di contattare una famiglia o un nucleo che ospiti un migrante. Noi questo non lo facciamo, non è tra le nostre ipotesi: la convivenza può essere un’opzione, ma non è tra gli obiettivi del progetto. Ci sono famiglie che ospitano richiedenti asilo, ma lo fanno all’interno di un sistema strutturato di accoglienza, noi invece siamo esterni, o meglio complementari, al sistema di accoglienza”.

“La nostra idea era anche quella di alleggerire il peso delle istituzioni, magari aiutando il ragazzo nelle pratiche burocratiche, ma non si tratta di una presa in carico, il ragazzo per noi non è un utente”. “Infatti”, interviene Lodovico, “non consideriamo i possibili fallimenti dei percorsi che si interrompono: se la relazione non scatta, non c’è niente di male. In questo la rete ha una sua utilità aggiuntiva: e cioè che la relazione deve essere reciproca, ma anche libera e spontanea da entrambe le parti”.

Bass, Lodovico e Agnese
La famiglia di A.L.I.: Bass, Lodovico e Agnese

“Per il primo incontro non c’è un manuale”, spiega Lodovico, “sono tutti diversi, dipende dalle persone, alcune si conoscono prendendo un numero di telefono, altri hanno bisogno rompere il ghiaccio con una cena o un caffè. La nostra attenzione è focalizzata nel definire quale sia il modo migliore in base alle caratteristiche dei soggetti che vanno a sviluppare questa relazione. Ogni scintilla della  è diversa e l’incontro può anche non funzionare. In qualche caso per esempio cerchiamo persone con interessi simili, come è successo con Yasir, appassionato di fotografia, e una coppia di nostri amici fotografi, uniti dalla stessa passione”.

Grazie alla Fondazione Charlemagne ALI sta costruendo un sistema di condivisione dei dati che permetta ai sei soci volontari di gestire e monitorare gli 11 nuclei coinvolti nel progetto, un numero in crescita e che coinvolge non solo persone che hanno un background di conoscenze nel settore della migrazione.

L’esperienza di Gassama

Le foto di Gassama di qualche anno fa, mostrano una persona diversa, nell’espressione, così come nel peso. Gassama oggi è un ragazzo che non sta fermo un attimo: ha frequentato corsi di italiano e teatro ad Asinitas, terminato la terza media, seguito un corso di falegnameria Fusolab. Si divide tra un tirocinio di giardinaggio, gli amici e la sua amata biblioteca: un luogo che consiglia a ogni ragazzo migrante perché è un ottimo modo per passare il tempo, in un luogo caldo, pulito, accogliente, in cui si può fare amicizia, avere il wi-fi e stare in mezzo ai libri.

Perché, oltre al lavoro, la vera aspirazione di Gassama è quella di frequentare il liceo, ma al momento non c’è tempo. Tra le tante attività, fa anche da mediatore per ALI, seguendo con attenzione i percorsi dei ragazzi stranieri che entrano nella rete e trasmettendo loro la sua esperienza. E la cosa più importante è che ora vive in un’altra casa e paga il suo affitto.

“In Africa molti ragazzi immaginano che fuori dal loro paese ci sia un altro posto più bello, ma poi quando arrivano qua non trovano quello che immaginavano”. Il momento di delusione e di impatto con la realtà è arrivato anche per Gassama, che però ha avuto la fortuna di essere accolto e ricevere un sostegno.

“Una volta ci ha detto: ma come faccio a ringraziarvi?”, racconta Maddalena. “Noi gli dicevamo: ci paghi con la tua presenza qua, ma lui continuava a lavare piatti, non si fermava. È cocciuto! Mi diceva che quando era con noi non faceva pensieri brutti, e forse questa dimensione della relazione affettiva e umana è quella di cui c’è più bisogno. La differenza vera nei primi periodi di fragilità e solitudine la fanno proprio le relazioni affettive”.“Questi ragazzi hanno venti anni”, continua Lodovico, “anni di gioventù e un ricordo di gioventù non può essere fatto di vuoto, di attese. Non si sa come andrà il suo futuro, ma almeno nel frattempo Bass avrà fatto tante di cose, avrà ricordi di persone e di momenti, un bagaglio personale di conoscenze, prima fra tutte la lingua italiana, che i ragazzi all’interno di questi contesti imparano con molta più facilità.”

“Anche se ad oggi la sua situazione è incerta, comunque qui ha una base solida. La fiducia genera fiducia, come la paura genera paura”, dice Maddalena. E aggiunge: “Come ti sentiresti a sapere che nessuno ti dà fiducia? Quando hai fiducia da parte di qualcuno tu stesso ricostruisci la tua autostima. Sono stati soprattutto i miglioramenti di Bass a spingerci a fondare l’associazione”.

“Questo nostro rapporto andrà avanti, chissà in che modo. Noi tre non sappiamo dove arriveremo”. Dice Bass. “Ma come, non avevi detto che mi imboccherai quando sarò vecchia?”. E insieme scoppiano tutti in una calorosa risata.

 

Gassama e i suoi amici italiani
Gassama e i suoi amici italiani

Per maggiori informazioni su A.L.I.: info@accoglienzalibera.org

Aderiscono alla Rete di A.L.I: AsinitasASGIFusolabK_AlmaLaboratorio 53La FrangiaPrime Italia OnlusZaLabLegal ClinicMatemù.

 

Elisabetta Rossi
(12 dicembre 2018)

Leggi anche: