Addio al bando Migrarti, nessun rinnovo per il 2019

Il progetto del ministero dei Beni culturali e ambientali, nato nel 2016, per promuovere l’integrazione attraverso il cinema e lo spettacolo, è stato soppresso dal nuovo governo, scatenando polemiche

Bando Migrarti: la storia

Niente più Migrarti dal 2019. Il bando di concorso ideato da Paolo Masini e istituito nel 2016 dall’allora Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, non è stato rinnovato per l’anno che verrà. Il progetto, suddiviso in Migrarti Spettacolo e Migrarti Cinema, come riportato sul portale del Ministero dei Beni culturali e ambientali, aveva l’obiettivo di “contribuire alla valorizzazione e alla diffusione delle culture di provenienza delle comunità di immigrati stabilmente residenti in Italia, nell’ottica dello sviluppo della reciproca conoscenza, del dialogo interculturale e dell’inclusione sociale”.
I cortometraggi Migrarti hanno goduto di uno spazio riservato al Festival del Cinema di Venezia, e se attori e registi emergenti hanno avuto l’occasione di farsi conoscere dal grande pubblico, finalmente anche il lavoro delle associazioni e dei volontari che operano ogni giorno in favore dell’accoglienza e della solidarietà ha potuto godere in prima persona di una risonanza internazionale.

L’esperienza di un protagonista

Ad aggiudicarsi il premio Migrarti Cinema 2018 è stato il cortometraggio Krenk scritto e diretto dal regista Tommaso Santi, e supportato dall’associazione di Prato Cieli Aperti, che dal 2003 si batte per l’inclusione sociale dei minori emarginati. Migrarti ha dato voce ad una realtà italiana lontana dalla cultura dell’odio “Io conoscevo il bando Migrarti da un paio d’anni e pensavo di parteciparvi – racconta Santi – senza mai trovare l’idea giusta, la storia giusta”. Vivendo a Prato, “una città in cui la presenza delle seconde generazioni di immigrati è significativa rispetto ad altri centri italiani e l’integrazione è abbastanza riuscita, mi è venuta l’idea di raccontare una storia dal punto di vista dei bambini. Ragazzini che non hanno origini italiane ma che sono italiani a tutti gli effetti, tranne che per lo Stato”. E sono infatti i bambini pratesi, nati da genitori italiani, sudamericani e arabi che fanno i conti, nel corto premiato per la migliore sceneggiatura, con un bambino extraterrestre che verrà visto come “diverso”, come un “invasore”.
“I cortometraggi e documentari di Migrarti – spiega Santi – mi hanno aperto gli occhi rispetto al nostro Paese. Siamo in un’ epoca in cui l’immigrazione è affrontata in maniera aggressiva e controproducente, spesso vista come un pericolo”. Il Bando Migrarti invece, a detta del regista “svela con i suoi progetti attraverso il cinema, un ‘Italia diversa, un’Italia che si confronta con una realtà problematica come l’immigrazione ma l’affronta in maniera positiva. Mi spiego: c’è una realtà nuova e noi genitori, noi amici, noi psichiatri, noi insegnanti l’affrontiamo come si affronta un qualunque problema in maniera positiva. Questo è stato il bello di Migrarti, perché ci ha raccontato un’Italia bella che in maniera più silenziosa, senza troppo clamore, senza uso eccessivo di social network, vive questa nuova realtà quotidianamente e l’affronta serenamente. È stato un onore essere premiato per aver preso parte al racconto collettivo positivo del nostro Paese , sono stato molto orgoglioso.”
Dopo la proiezione al Festival del Cinema di Venezia, il cortometraggio è stato selezionato in altri festival europei ed è stato proiettato nelle scuole, ora viene trasmesso anche su vari canali televisivi.

L’associazione Guarimba intenta a realizzare cortometraggi grazie al bando Migrarti

I motivi dell’annullamento di Migrarti

Ad aprire il dibattito sulla cancellazione del bando, è stato il presidente dell’associazione calabrese Guarimba, Giulio Vita, che grazie a Migrarti ha patrocinato il suo progetto Cinema Ambulante. Vita ha diffuso un comunicato in cui accusava il ministro Alberto Bonisoli di andare contro i principi di integrazione e solidarietà. Bonisoli, sollecitato a intervenire nel merito non ha rilasciato nessuna dichiarazione. Ha risposto invece, il sottosegretario leghista al ministero dei Beni culturali Lucia Bergonzoni, con un lungo post sulla sua pagina facebook in cui si difende dalle accuse sostenendo che si tratta di una “polemica sterile, infondata e creata ad arte, relativa a progetti che avevano specifica durata. Nel 2015, la nascita di Migrarti, riferito al cinema e allo spettacolo dal vivo: un progetto che si è ripetuto per tre anni, con finanziamento complessivo di quasi 4 milioni di euro, che si è esaurito al 31 dicembre 2017 “ e ancora “nel 2018 è partito il progetto ‘Cineperiferie’ … per uno stanziamento totale di 200 mila euro… riteniamo sia il momento di focalizzarsi sul tema di drammatica attualità della violenza sulle donne e sul femminicidio. Nulla impedisce a qualunque progetto di qualità, di qualsiasi genere, di concorrere ai bandi delle varie direzioni del Ministero, ma non si può pensare che i progetti unici – dunque, come dal nome, con un inizio e una fine prestabiliti – diventino strutturali”.

La critica delle associazioni

“Il bando di cui parla Bergonzoni, si propone di attivare culturamente le periferie del paese, i quartieri periferici delle città o i paesini dell’entroterra, e questo va bene, ma l’obiettivo non è più il dialogo tra culture diverse come per il bando Migrarti – replica Giulio Vita – Le iniziative sulle donne meritano rilevanza, certo, ma Bergonzoni sa bene che il governo ha già messo a disposizione 10 milioni di euro per iniziative contro la violenza di genere di cui si occupa il Dipartimento per le Pari opportunità, non il ministero dei Beni culturali”. Vita ha poi espresso preoccupazione in merito ai criteri di scelta dei progetti che potrebbero essere applicati nel momento in cui bisognerà selezionare le opere meritevoli per ottenere i finanziamenti di Cineperiferie “Se si parla di periferie sarà impossibile non parlare di multiculturalismo, ma temo che le valutazioni possano essere di parte e scartino progetti che promuovono l’integrazione. Il timore è che tutti i più deboli, qualsiasi sia il colore della pelle, non abbiano più voce”.

 

Veronica Di Norcia

(4 dicembre 2018)

 

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