Da Lampedusa, la croce dei migranti nei musei del mondo

Dalla bottega di falegnameria a Lampedusa ai musei del mondo: Francesco Tuccio racconta la nascita delle sue opere che raccontano la tragedia umanitaria dei migranti

Francesco Tuccio è un falegname di Lampedusa, ormai da anni conosciuto nel mondo, in quanto autore delle croci realizzate con il legno dei barconi naufragati sulle coste dell’isola, ma anche del pastorale e dei vasi liturgici utilizzati da Papa Francesco durante la celebrazione della Messa sull’isola nel luglio del 2013. Tra le sue creazioni, una croce itinerante ideata insieme ad Arnaldo Mondadori, che sta facendo il giro del mondo tra musei, di Londra, Parigi, New York, chiese, scuole e carceri, luoghi sacri e profani, per portare testimonianza della sofferenza viva dei migranti sbarcati e di quelli morti nel mare intorno a Lampedusa. Nel 2015, una delle croci di Tuccio, è stata acquisita dal British Museum di Londra, ed è nota come “The Lampedusa cross”.

Francesco Tuccio sulle rive di Lampedusa
Francesco, quale era la situazione a Lampedusa quando ha deciso di realizzare le croci?

Con l’inizio della primavera araba a Lampedusa c’è stata una situazione di emergenza, gli sbarchi erano continui, andavano avanti sia di giorno che di notte e tante persone sono morte a poche centinaia di metri dalle coste. Io e molti dei miei concittadini andavamo ad aiutare il personale addetto al salvataggio e all’accoglienza, ci davamo da fare come potevamo, raccoglievamo indumenti e cibo da distribuire tra i nuovi arrivati. Davanti ai nostri occhi abbiamo visto il dolore di queste persone e il dramma del loro vissuto. L’evento che ha stravolto per sempre la mia vita però, è stato quando il 9 Aprile 2009 a seguito di un naufragio a pochi metri dalla spiaggia, ho recuperato insieme ad altri cittadini di Lampedusa più di cento corpi di cadaveri di tutte le età di un barcone di migranti provenienti dalla Somalia. Accendere la televisione e vedere che nessun telegiornale stesse parlando di quanto accaduto mi ha suscitato una rabbia profonda e ho deciso di dare voce alla sofferenza di queste persone.

Da cosa nasce l’idea di costruire delle croci con il legno dei barconi?

Volevo trovare un modo per attirare l’attenzione su quanto stesse accadendo a Lampedusa per contribuire a far uscire l’Europa dallo stato di indifferenza che stava dimostrando di fronte alla questione. Un giorno mentre camminavo sulla spiaggia ho notato due pezzi di legno sovrapposti che ricordavano la forma di una croce, li ho raccolti e li ho portati in falegnameria per assemblarli. Attraverso le mie croci intrise di sangue e lacrime ma anche di speranza, cerco di rendere testimonianza del dolore di chi ce l’ha fatta e il fallimento dell’umanità per tutte le morti che ci sono state nel Mediterraneo. La causa dei migranti è diventata la mia causa e nella croce, simbolo cristiano in cui molti si riconoscono, io rivedo il tema della rinascita attraverso la sofferenza. Il legno che raccolgo è pieno di crepe e salsedine, così come sfinite e avvilite sono le persone che affrontano il mare. Io con il mio lavoro provo a ridargli vita, la mia croce itinerante è viva, sono pezzi di legno che camminano. 

Cosa ha significato per lei e per Lampedusa la visita di Papa Francesco?
Papa Francesco ha tenuto una messa a Lampedusa per i migranti, luglio 2013

È stata un’esperienza forte e indimenticabile che porterò sempre nel cuore e che rimarrà indelebile nella storia di Lampedusa. Durante i vari naufragi avvenuti vicino le nostre coste molti lampedusani sono accorsi a soccorrere le imbarcazioni e hanno visto affogare davanti ai propri occhi uomini e donne di tutte le età; il non riuscire ad evitare tutto ciò e l’assuefazione del mondo di fronte a questi fatti ha generato un forte senso di dolore e rabbia ma anche di sconfitta e impotenza. La visita del Papa e le parole pronunciate durante la messa sono state un grido necessario per toccare e scuotere le coscienze e per raccontare ciò che stava accadendo, una riflessione profonda per cercare di cambiare le cose ed evitare che l’accaduto avvenisse di nuovo.

Come è la situazione attuale a Lampedusa?

La situazione è decisamente alleggerita, gli sbarchi continuano ad esserci ma sono nettamente diminuiti e non c’è più uno stato di emergenza. Adesso credo si debba affrontare la parte più complessa dopo l’accoglienza che è quella dell’integrazione delle persone arrivate. Penso che sia fondamentale ridare dignità ai migranti e voce al dramma che hanno vissuto e stanno vivendo ma che la politica tenta in ogni modo di insabbiare e che in tanti ignorano. L’uomo ha bisogno di libertà, di dignità e di  rispetto per vivere e noi dobbiamo assicurare a tutti questi valori. È un cammino che dobbiamo fare come fratelli, con responsabilità e senza tirarci indietro.
A Lampedusa per il periodo natalizio vengono organizzate molte iniziative a cui partecipano i migranti e la popolazione locale. Si cucina, si preparano i dolci tipici, si mangia allo stesso tavolo. In questi giorni di festa e condivisione le persone hanno modo di conoscersi e di raccontarsi, spesso nascono dei contatti, delle amicizie. A dimostrazione del fatto che un’umanità migliore è possibile.

 

Alessandra Marchioni
(19 dicembre 2018)

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