Aumento demografico in Africa e scenari futuri in Europa

Con quali politiche l'Europa fa fronte ai flussi migratori in crescita dall’Africa? Dati, analisi e prospettive nel libro Fuga in Europa di Stephen Smith

Mentre la popolazione in Europa invecchia e diminuisce, l’Africa, soprattutto a sud del Sahara, è piena di giovani in cerca di vita migliore altrove. Il declino demografico, in atto non solo nei Paesi sviluppati – Giappone in testa – ma anche in America Latina e gran parte dell’Asia, non riguarda l’Africa, che costituisce un’eccezione. L’Africa, in particolare quella sub-sahariana, sarà l’unica zona del mondo in cui la popolazione continuerà a crescere tra il 2,5 e il 3% fino al 2050.

Aumento demografico - Bambini in Africa. Fonte africa.it
Aumento demografico – Bambini in Africa. Fonte africa.it

Oggi nell’Unione Europea vivono 510 milioni di persone, in Africa 1,3 miliardi, di cui il 40% ha meno di 15 anni. E si prevede che nel 2050 gli africani saranno 2,5 miliardi contro 450 milioni di europei. E saranno prevalentemente giovani: per ogni europeo sui 50 anni ci saranno 3 africani nel fiore degli anni. Secondo un’inchiesta Gallup del 2016 il 42% degli africani tra i 15 e i 24 anni e il 32% dei diplomati si dicono intenzionati a migrare. Tra il 1990 e il 2013 le partenze dal continente africano sono aumentate di sei volte, ridotte quelle dai Paesi del Maghreb e aumentate dal sud del Sahara.
Commentando questi dati Stephen Smith, autore del libro Fuga in Europa, afferma che l’immigrazione è un territorio minato per la politica europea, sia per quanto riguarda il controllo delle frontiere sia per i processi di integrazione.

Conoscere le ragioni delle migrazioni africane

L’aumento demografico mette a dura prova un ecosistema la cui desertificazione è accelerata dal riscaldamento del pianeta, per cui aumentano i rischi di conflitti per l’accesso all’acqua e l’accaparramento di terre coltivabili e pascoli. In Africa si trova il 60% del totale mondiale delle terre fertili non ancora messe a coltura e circa 400 milioni di subsahariani soffrono di malnutrizione cronica. Nel 2030 mezzo miliardo di africani avrà abbandonato le campagne per trasferirsi nelle periferie delle città, dove si è formata una classe media che si affianca a quella dirigente ricca. Ma il fatto che le società africane sono disfunzionali in termini di PIL, lavoro e previdenza sociale non basta a spiegare perché tanti giovani preferiscano correre i rischi dell’emigrazione; a questi fattori va aggiunta l’incapacità di suscitare speranza. Mentre i canali satellitari e la facilità di accesso a Internet aumentano il contrasto fra vissuto locale e “visto sugli schermi”.
La globalizzazione, insomma, fa sì che i desideri siano planetari ma la loro soddisfazione locale. E così quando si dispone del denaro sufficiente e magari di parenti o amici già sull’altra sponda del Mediterraneo, si parte, armati della volontà di non arrendersi alla povertà.
Gli spostamenti dei migranti africani sono di vario tipo: la prima forma è l’esodo rurale: dal villaggio verso la città. La seconda tappa è verso le metropoli regionali: Abidjan, Lagos, Nairobi, Johannesburg, dove pure incontrano tante le forme di rifiuto degli stranieri. La terza tappa è oltre il continente.

Effetti dei flussi migratori. Scenari futuri e politiche europee

  • La politica della “fortezza Europa”, con la chiusura di frontiere e porti, appare realistica ma in realtà è fallimentare perché è impossibile rimpatriare milioni di persone in Paesi che si rifiutano di ammetterli. E perché il blocco alle frontiere impedisce l’autoregolazione dei flussi migratori in funzione della domanda e offerta sul mercato del lavoro, chiudendo la porta ai ritorni temporanei per timore di non poter tornare più in Europa. E così oggi il migrante ci resta a tutti i costi. Oltre al fatto che la democratica Europa ci “perde l’anima”, mettendo in discussione, nei fatti, il diritto d’asilo e con ciò trattati internazionali e tutela dei diritti umani.
  • Ma anche le politiche di segno opposto – secondo Smith – hanno come conseguenza lo stravolgimento dell’attuale assetto socio-politico europeo. Lo scenario che l’autore chiama “Eurafrica” – fondato sulla buona accoglienza dei migranti africani nella speranza che ringiovaniscano e rendano più dinamico il vecchio continente – comporterà la fine della sicurezza sociale in Europa, perché il welfare è basato su un contratto di solidarietà intergenerazionale e sulla capacità di un Paese di creare ricchezza.

Che fare?

Nella difficoltà di praticare politiche lungimiranti ed efficaci l’ipotesi che Smith suggerisce è quella di una gestione “morbida” dei flussi migratori, guardando alla Spagna che si è barcamenata tra compromessi con la Grecia, accordi di cooperazione con Marocco, Mauritania e Senegal, respingimenti e accoglienza: di tutto un po’ insomma. Una “politica raffazzonata”, magari deludente in linea di principio ma utile a “tenere” per due-tre generazioni, scommettendo e investendo sulla vera prosperità dell’Africa che permetterà di tornare nel Paese d’origine.

Luciana Scarcia
(12 febbraio 2019)

copertina libro

 

 

Scheda: Fuga in Europa. La giovane Africa verso il vecchio continente, di Stephen Smith, Einaudi 2018, pp. 164, euro 20

I. La legge dei grandi numeri; II. L’isola-continente di Peter Pan;  III. L’Africa emergente; IV. Una partenza a cascata; V. L’Europa tra destinazione e futuro; In guisa di conclusione. Scenari futuri

 

 

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