Dichiarazione sulla Fratellanza Umana: un inizio di fraternità

Il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi si è compiuto un passo estremamente importante per la storia: la firma di un documento congiunto da parte di Papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, ma non è un documento qualunque nè nei contenuti nè nella forma nè tantomeno nelle circostanze. “Dichiarazione sulla fratellanza Umana”, questo il titolo e a distanza di 30 giorni il tema è stato scelto per una riflessione comune sui suoi contenuti e sulla sua valenza universale, svoltasi alla Chiesa di S. Francesco Saverio del Caravita e organizzata dal Centro Astalli in collaborazione con Articolo 21, FNSI e Giornalisti Amici di Padre dell’Oglio.

Foto di Google

Un documento che segna la storia

Immersi in un’atmosfera di sacralità, arricchita dalle opere della mostra “Exodus” di Safet Zec, artista bosniaco rifugiato in Italia, prende vita un dialogo profondo che parla al cuore delle persone. Voci diverse provenienti da ambienti differenti si esprimono con la stessa emozione nel sottolineare l’epocalità della firma di questo Documento, che promuove la fratellanza umana per una convivenza comune all’insegna della pace mondiale. La sensazione comune è che questo evento, che segna senza dubbio un’importante tappa della storia non solo religiosa, ma dell’umanità intera, sia passato un po’ in sordina e non sia entrato in testa nell’ordine del giorno dei media, almeno in Italia, ma ciò non ne sminuisce la portata straordinaria.

“La fratellanza deve fondare la cittadinanza”

Tutti i presenti a questo incontro sono lì per testimoniare, sia dal versante occidentale-cattolico che da quello orientale-musulmano, che abbiamo assistito a un evento senza precedenti e le diverse voci mettono in risalto molteplici aspetti che fanno di questo documento un unicum. Così la giornalista Elisa Marinicola ne sottolinea il carattere
programmatico e non meramente enunciativo, Giuseppe Giulietti ne elogia la declinazione per credenti e non credenti e si sofferma sul valore delle parole che nel testo sono state assunte universalmente, padre Antonio Spadaro a sua volta racconta con gli occhi di chi ha vissuto in prima persona la firma del Documento l’emozione provata già in aereo nel sorvolare la penisola arabica. È stata la prima volta che un Papa si recava in Arabia Saudita. Spadaro conclude il suo intervento con una frase “rivoluzionaria” per i nostri tempi, ovvero che la “fratellanza deve fondare la cittadinanza”.

Una classe politica trovata inadeguata

Dall’ex deputato libanese Fares Souaid provengono parole forti contro una classe politica definita inadeguata in quanto di fronte alla complessa realtà del presente ha preferito una sorta di immobilismo morale per inseguire profitto e interessi piuttosto che l’instaurazione di un dialogo aperto che si proponga anche di ricercare soluzioni a sfide mondiali. Missione che invece hanno portato a termine con successo due grandi leader religiosi, superando ciò che divide e ricercando ciò che unisce tutti come in una grande comunità. Paola Pizzo, rappresentante della Comunità di S. Egidio rimarca ancora una volta la valenza universale e storica del Documento e sottolinea il ruolo importante che viene riservato ai giovani nell’essere i prosecutori e i promotori della sua attuazione. Per ultimo, ma non per importanza, risponde l’imam di Firenze Elizir Izzedin il quale auspica un nuovo “umanesimo che includa la religione come fattore importante della vita senza escludere chi una vita religiosa non ce l’ha” e mette in risalto il grande coraggio dei due leader religiosi nel sottolineare i valori della libertà, della giustizia e del ruolo della donna in un contesto in cui spesso queste parole generano guerra anzichè fratellanza.

Una responsabilità che investe tutti

Pace, fratellanza, accoglienza, libertà e giustizia: parole semplici, quasi infantili, eppure con una carica di significato anche morale che supera la dimensione spazio-temporale del presente per portarci in quella universale e, perchè no, eterna. Parole che oggi si devono pronunciare con coraggio e nessuno può tirarsi indietro da una responsabilità che investe tutti. Nell’introduzione a questa profonda e attenta riflessione padre Camillo Ripamonti ricorda che il Documento è rivolto alle vittime della mancanza di fratellanza, spesso causa di rifugiati esodi e conflitti e che l’obiettivo è la costruzione di una comunità più coesa e attenta agli emarginati. Parole semplici, non facili, ma necessarie per riportare il mondo a una “normalità” che attualmente agli occhi di molti sembra perduta.

Agnese Corradi
(06marzo2019)

Leggi anche: