Educazione civica per diventare “cittadini” stranieri responsabili

Il funzionario dell’Anagrafe di Formia che ha accolto gli studenti del corso di educazione civica

La maggioranza sono africani del Golfo della Guinea, poi ci sono pakistani, indiani e bengalesi. Un albanese e un sudamericano, più “stanziali”. Hanno tra i 18 e i 33 anni , sono tutti analfabeti ma “assetati di sapere, di capire, di conoscere”.

Sono i 15 studenti del nuovo corso di educazione civica “Impariamo a vivere in Italia” che è iniziato a Formia il 7 febbraio scorso all’associazione Insieme immigrati in Italia che fa parte della Rete ScuoleMigranti.

“Abbiamo pensato – dice la responsabile della scuola di italiano dell’associazione – che imparare la lingua attraverso le parole dell’educazione civica potesse essere più utile all’emancipazione di queste persone che provengono quasi tutte da storie drammatiche e che stanno vivendo, di nuovo, un momento molto difficile.

Lezione in uno degli uffici dell’Anagrafe di Formia

Orientarsi nella burocrazia delle istituzioni, sapere come funzionano e dove sono l’ufficio dell’anagrafe o il commissariato di pubblica sicurezza, può servire ai ragazzi a muoversi per conto proprio, a imparare a diventare responsabili del proprio percorso, fronteggiando la situazione di emergenza che si è venuta a creare con l’entrata in vigore del decreto sicurezza e che non si risolverà facilmente”.

 I Corsi di lingua italiana

L’Associazione organizza corsi per tutti i livelli della lingua italiana, e corsi specifici per analfabeti a cicli continui tutto l’anno; per bambini e ragazzi appena arrivati in Italia; per sole donne, con attività specifiche legate alle esigenze femminili.

L’attesa prima di essere ricevuti

“Di solito i nostri corsi – racconta Maria Grossi – hanno una media di circa 30 partecipanti,  per quello di  educazione civica, appena iniziato, abbiamo ricevuto solo 15 iscrizioni, effetto del decreto Salvini che sta creando grande confusione e incertezza tra le persone arrivate in Italia, per il totale sovvertimento delle regole che esistevano in precedenza. Ma questi 15 per fortuna si sono resi conto che riuscire a capire il linguaggio che presiede al funzionamento delle regole, può tornare loro molto utile per tutelare la propria posizione nel nostro paese”.

Com’è organizzato il corso? In quanti ci lavorate?

Abbiamo 5 preziosi volontari del servizio civile, quattro ragazze italiane tra i 22 e I 28 anni e un ragazzo Senegalese, Aliou Balde, indispensabile per la mediazione linguistica.   Ci sono anche delle operatrici dello sportello immigrazione, che l’associazione gestisce insieme alla Caritas, spetterà a loro parlare ai ragazzi del grande tema del permesso di soggiorno e di quello che è cambiato con le nuove regole”.

 I temi affrontati dal corso di educazione civica

 Sono 10 le chiavi tematiche: al primo posto quella che riguarda l’identità: io sono in Italia. Le lezioni affronteranno argomenti come:

  • il certificato di nascita,
  • lo stato civile,
  • il paese di provenienza,
  • la famiglia di appartenenza,
  • il lavoro,
  • gli interessi
  • il certificato di residenza.

Da questi argomenti dipendono tutte le altre tematiche: io studio; io abito; io devo comprare; io lavoro; io mi muovo;  io sto male; io conosco; io cittadino.

Grazie al corso i ragazzi – dice Maria – capiscono l’importanza della vita sociale, si sentono parte di una collettività che esiste al di fuori del mondo circoscritto dei centri di accoglienza. Capiscono anche di avere doveri da rispettare ma anche diritti da pretendere”.

Il percorso dalla scuola agli uffici dell’Anagrafe

 Le visite ai luoghi delle istituzioni: l’Anagrafe

 La prima uscita sul territorio – racconta la responsabile dell’associazione – ci ha portati all’ufficio dell’anagrafe. In precedenza avevamo preparato una mappa del percorso dalla scuola all’anagrafe, in modo che ognuno degli studenti fosse consapevole del percorso e potesse ritornarci anche da solo. Siamo stati accolti, direi quasi con entusiasmo, dai dipendenti:  ci hanno permesso di fare foto e uno dei funzionari è stato il nostro “cicerone” attraverso i meandri dei vari uffici, e ha spiegato ai ragazzi le funzioni di ognuno di loro, con l’aiuto di Aliou che faceva da interprete, visti i termini burocratici non proprio semplici. Poi lo stesso dipendente ha tirato fuori dagli archivi l’atto di nascita, nel 1860, del loro attuale comune di residenza, Formia.  In questo modo sono entrati a far parte “fisicamente” di quel luogo che conserva le identità di tutti i cittadini residenti, in un rapporto col territorio “da toccare” per conoscerlo e anche perchè il territorio riconosca la loro presenza. Alla fine delle spiegazioni tutti i ragazzi si sono dimostrati molto interessati, hanno posto domande e chiesto chiarimenti visto che gli argomenti trattati  li riguardano molto da vicino e che i loro quesiti potevano essere risolti immediatamente”

Consultazione della mappa preparata per conoscere il percorso da fare

 Qual è tra le parole chiave, a suo avviso, la più importante?

 “Certamente “io sono” come affermazione della propria identità che prevede doveri e diritti. Ma anche il lessico che riguarda le regole della convivenza nella lezione “io abito”, è particolarmente importante da apprendere per loro che vivono in appartamenti o case unifamiliari insieme a 5 e fino a 25 altre persone che appartengono a culture diverse e che dunque hanno abitudini, usi e costumi, cibi differenti. Se non si impara il rispetto reciproco, la convivenza non può funzionare e non si viene a creare nemmeno il senso di appartenenza”.

La prossima tappa fuori dalla scuola? 

“Ci aspettano nelle prossime settimane all’ufficio immigrazione del commissariato di Pubblica Sicurezza”

Francesca Cusumano
(13 marzo 2019)

Leggi anche: