Lotta contro il Franco CFA: conoscere per mobilitarsi

Franco CFA
Alex Djédjé e Boga Sako Gervais

La lotta contro il franco CFA non è soltanto una lotta che riguarda gli africani ma tutte le persone che vivono le ingiustizie e la perdita di sovranità. Personalmente rifiuto le categorizzazioni di partito, quando si è in situazioni di ingiustizia bisogna trovare il modo per risolverla e questo atto politico credo si chiami umanità. Per questo tutti gli indignati devono unirsi e dire basta”,  Whylton Ngouedi Marocko, uno degli organizzatori della manifestazione del 2 marzo contro il franco CFA.

Franco CFA: restituire il diritto agli africani di decidere per il bene della proprio Paese.

Boga Sako Gervais, giurista ivoriano presidente della FIDHOP, Fondazione ivoriana per i diritti dell’uomo e la vita politica, parte dalla sua esperienza per raccontare i diritti mancati. “Sono insegnante e ricercatore presso l’università della Costa d’Avorio e sono esule in Europa con base a Firenze a seguito del golpe dell’11 aprile 2011. Ho girato per tutta l’Europa e per gli Stati Uniti con l’intento di restituire verità e giustizia riguardo alla crisi del 2010 in Costa d’Avorio, per restituire la libertà a Laurent Gbagho, allora presidente”

I diritti dell’uomo  non sono solo materia di diritto, ma riguardano tutto il genere umano, sono importanti per ogni categoria dal sacerdote all’economista passando per il politico. La situazione in Costa D’avorio oggi è catastrofica. Dopo il golpe dell’11 aprile 2011 i diritti dell’uomo non sono più tutelati. La sicurezza e la salute non sono garantite, lo sviluppo delle scuole è bloccato”.

Manifestare contro il CFA per il professor Gervais significa restituire agli africani il diritto ma anche il dovere di occuparsi del proprio popolo, tornando a vedere un futuro in Africa e non altrove. “Se si pone la questione sull’avvenire degli africani chi ha interesse a occuparsene? I francesi, l’Europa? È interesse degli africani e allora la gestione della loro moneta da parte della Francia e dell’Europa crea un blocco. Ogni africano deve essere libero di scegliere o meno la propria moneta, perché riguarda il proprio avvenire: scegliere se rimanere o meno con il franco CFA. È una questione politica di dignità: l’Africa è ancora oggi costretta a utilizzare la moneta che ha imposto la Francia che l’ha colonizzata. Deve essere l’Africa a decidere, deve occuparsi del proprio sviluppo. Tutta la nostra economia è basata sulla Francia. Gli africani hanno la loro responsabilità”.

Qual è la percezione dell’immigrazione?

Gli africani non emigrano in Italia o in Francia perché sono bei paesi, ma per fuggire la guerra o per questioni economiche. Gli italiani lo sanno perché hanno sofferto per gli stessi motivi, anche loro sono emigrati per le stesse ragioni per questo devono portare rispetto. Chi soffre merita rispetto”.  La questione immigrazione però è più ampia. “Quando sono arrivato in Europa sono andato direttamente a Bruxelles e lì ho chiesto il permesso come rifugiato politico, poi sono venuto a Firenze.  L’Italia, come la Grecia, è la porta d’ingresso dell’Europa: gli immigrati non dovrebbero essere bloccati ma essere liberi di scegliere dove vogliono andare.  Questo blocco danneggia l’Italia che non ha il giusto supporto dall’Europa. Pensano che la soluzione sia impedire le partenze e riempire i centri di detenzione in Libia, dicendo che se ne devono occupare gli africani. Ognuno scarica la responsabilità sull’altro e intanto in Libia ci sono persone imprigionate in condizioni atroci”.

Franco CFA: le origini e gli effetti nei in Africa

Franco CFAIl franco CFA è un’unione monetaria “anomala” di 14 paesi africani pensata nel 1945 per esportare materie prime e vendere prodotti finiti a un’élite. È un sistema strutturalmente malato, nato durante il colonialismo, dove la Francia ha il comando avendo il veto nelle tre banche centrali che regolano la fruizione della moneta stessa e dell’economia nei Paesi che l’adottano.  Nel comitato di politica monetaria, la Francia ha un voto deliberativo mentre i paesi che rappresentano il CFA sono solo osservatori”, Nicoletta Fagiolo, giornalista e documentarista per la campagna per la liberazione di Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio, spiega i vincoli imposti dal franco CFA e la necessità di abolirlo. “Occorre avere una propria moneta che tenga in conto la necessità di uno sviluppo che porti crescita interna, possibilità di futuro per i giovani, creare industrie che lavorino le materie prime in Africa. Così si creerebbero profitti per i suoi abitanti e quindi la speranza di restare e non dover abbandonare la terra dove si è nati”.

In Costa d’Avorio ad esempio se guardiamo il reddito medio siamo ai livelli del 1970: è tutto bloccato, si parla infatti di “crescita senza sviluppo. Le banche non fanno prestiti, avendo una liquidità limitata controllata dalla Francia quindi un giovane si trova impossibilitato nel chiederli per i propri progetti, per investire in studi o altro. Inoltre l’esistenza di due franchi CFA, non intercambiabili, implica per assurdo che se voglio comprarmi  un panino in Gabon con il CFA del Senegal, devo prima cambiare”, sottolinea Whylton Ngouedi Marocko.

“Il franco CFA non è l’unico problema dell’Africa ma crea immobilismo perché è stato ideato soltanto per la crescita senza sviluppo, per l’esportazione delle materie prime, non per rafforzare il potere d’acquisto degli individui e non tiene conto delle fluttuazioni”.

Un esempio sugli effetti quotidiani?

“Si può vedere cosa succede per gli accordi sul cacao. Se tu esporti come Costa D’Avorio le fave di cacao non paghi nulla, se esporti una barretta di cioccolato in Europa sei tassato circa del 30%, quindi automaticamente disincentivano la possibilità di trasformare la materia prima nello stato di origine: è un tappo allo sviluppo” evidenzia Fagiolo.

Franco CFA: uscirne attraverso il consenso dal basso. Conoscere per mobilitarsi.

La manifestazione del 2 marzo non vuole prendere posizioni politiche in merito alla questione italiana, non siamo né di destra, né di sinistra, ma essere la voce del popolo africano che dice basta all’imposizione del franco CFA:  promuovere un dialogo, facendo conoscere la realtà del franco CFA e proporre alternative”. Alex Djédjé, ivoriano è tra gli organizzatori della manifestazione contro il franco CFA ed è responsabile della linea e formazione politica della rappresentanza del popolo ivoriano in Italia.

“Il messaggio è unico: noi siamo un popolo oppresso, la nostra sovranità è stata confiscata dalla Francia attraverso l’imposizione di una moneta colonialista. Il franco CFA blocca lo sviluppo economico in Africa spingendo le persone a emigrare per crearsi un futuro migliore altrove: è una delle cause che  favorisce l’immigrazione in paesi come l’Italia. Dire basta al franco CFA significa dare la possibilità al popolo africano di migliorare l’Africa”.

Quali azioni?

Franco CFA
Whylton Ngouedi Marocko

“Promuovere delle idee per i giovani africani sul piano politico, tra queste il referendum chiedendo prima ai cittadini se vogliono il franco CFA, dato che non è mai stato chiesto. I passi per chiedere il referendum cambiano da paese a paese, quindi occorrerà promuoverne uno per ognuno dei 14 stati”, conclude Whylton Ngouedi Marocko.

(Documento distribuito durante la manifestazione)

Silvia Costantini
(6 marzo 2019)

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