“Basta, Africa libera dalla Francia”: in strada contro il franco CFA

Basta!” è stata l’espressione più urlata ed udita durante la “Grande Manifestazione delle Comunità Africane a Roma” svoltasi su suolo capitolino sabato 2 marzo 2019. Il corteo iniziato in piazza dell’Esquilino, durante le prime ore della mattinata, ha attraversato via Cavour e via dei Fori Imperiali e si è concluso in Piazza della Madonna del Loreto.
La manifestazione è stata indetta per informare e denunciare il sistema della Françafrique: espressione spesso accostata al termine neocolonialismo, cioè una forma di controllo esercitato dal governo francese sul territorio, il popolo ed il mercato africano. In particolare, i manifestanti hanno voluto contestare l’utilizzo del franco CFA.


Di cosa si tratta? 

Il franco CFA -originariamente Franco delle Colonie Francesi in Africa poi Comunità Finanziaria Africana– fu coniato nel 1945 in seguito agli accordi di Bretton Woods con il fine di regolarizzare il sistema monetario internazionale. Attualmente è utilizzato in 14 paesi africani e si distingue in franco CFA CEMAC (in Camerun, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Ciad) e franco CFA UEMOA (in Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Guinea Bissau); nella zona franca sono incluse le Isole Comore. Le due valute non sono reciprocamente intercambiabili quindi sono spendibili solo nelle zone in cui l’una o l’altra moneta è stata accettata.
Il franco CFA viene emesso da due banche differenti con sedi in territorio africano ma la Banca di Francia ha un ruolo di gestione determinante poiché è garante della stabilità monetaria. Il franco CFA ha un tasso a cambio fisso ed il suo valore in termini di conversione è strettamente legato all’euro: attualmente 1 euro corrisponde a 656, 07 XOF.
Ed è proprio il tasso a cambio fisso a non permette ai produttori africani di esportare  le proprie materie perché troppo costose (e concorrenziali); inoltre gli stati appartenenti alla zona franca sono obbligati a depositare il 50% delle riserve del cambio su un conto della Banque de France pertanto il denaro in questione non può essere investito nello sviluppo dei paesi Africani.

Una manifestazione non prevede mai del silenzio

Numerosi sono state le voci intervenute durante la manifestazione: tra queste Mohamed Konaré, leader del movimento Panafricanista e attivista politico in Africa, che ha spiegato come i contratti coloniali che continuano ad esistere tra l’Africa e la Francia debbano essere soppressi e come l’occupazione militare dell’Africa, mascherata in aiuto umanitario, debba terminare. “Come possiamo pensare di creare una situazione di sviluppo in un territorio in cui non c’è nessuna possibilità per i giovani?  Mentre tutti parlano di immigrazione, nessuno vuole mai toccare le vere cause delle partenze. Questa moneta va abolita senza se e senza ma”.
“La Francia deve fare un passo indietro e dire basta al colonialismo perché hanno guadagnato anche troppo” sostiene la signora Adriana, ottantenne romana scesa in piazza per supportare la protesta.  Secondo Mahdi, giovane ragazzo nigeriano residente a Roma da circa 10 anni, la questione del franco è un problema importante ma certamente il male minore. Infatti “bisognerebbe accettare e riconoscere che esiste della corruzione nel sistema politico africano: i francesi non vengono direttamente in Africa a fare politica ma ci sono politici africani che lo fanno al posto loro. Bisogna scegliere la politica ad interesse pubblico e non la politica ad interesse personale: fare le cose per i cittadini deve essere una priorità assoluta. Bisogna superare l’idea che la situazione non possa cambiare”.

Giada Stallone
(2 marzo 2019)

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