La buone pratiche: Meriem, Eliane e il Cicar di Genzano

In un tempo di incertezze e scelte cruciali per il futuro, c’è bisogno di riequilibrare la narrazione pubblica che enfatizza solo il peso dei migranti sulla collettività e ignora l’impegno volontario e civile dei nuovi abitanti. Rete Scuolemigranti darà voce nel 21 convegno nazionale dei Centri Interculturali il 24 maggio prossimo, alle persone singole, ai gruppi locali, alle associazioni di con – cittadini che partecipano alla cura dei beni comuni e scambiano saperi per costruire un’Italia e un’Europa solidali e coese.

Piuculture inizia con questo articolo una rassegna di “Buone Pratiche” portate avanti da volontari stranieri che operano nella nostra città attraverso le associazioni che fanno riferimento a Scuolemigranti.

Consegna degli attestati alla fine del corso di italiano

E’ dal lontano 1992 che il Cicar, Coordinamento Immigrazione Castelli Romani, associazione no profit  e senza finanziamenti, patrocinata dal Comune di Genzano – che ha messo a disposizione le sedi e il pagamento delle spese amministrative – organizza corsi di italiano per migranti adulti e ragazzi, doposcuola e laboratori  per i bambini della scuola materna. Tutte esperienze che sono diventate dei punti di riferimento anche per  le scuole del territorio dei Castelli, in particolare il liceo Joyce di Ariccia e l’Istituto Pertini di Genzano. Infatti il numero di utenti annuo medio delle attività formative dell’Associazione è di circa 110 persone, considerando anche i tirocinanti provenienti da scuole superiori per i progetti di alternanza scuola lavoro, dalle università italiane ed estere, ed i candidati ad esami DITALS.

 

 

Obiettivo quello di ridurre fino ad eliminare fenomeni di esclusione ed abbandono scolastico e di favorire integrazione, inclusione e socializzazione delle famiglie straniere residenti a Genzano con quelle italiane. Un obiettivo che Cicar persegue anche attraverso la collaborazione con il centro SPRAR di Velletri,presente sul territorio, e il comitato dei comuni dell’Appia della Croce Rossa.

E’ proprio da questa rete che è stata accolta, una ventina di anni fa, la famiglia di Meriem Yamnaine, una volontaria del Cicar che si occupa di tenere il corso di italiano per adulti il lunedi e il giovedi pomeriggio.

Meriem è di origine algerina ma è nata in Italia, a Genzano, dove vivono i suoi genitori da quando sono arrivati in Italia. Meriem è praticamente cresciuta al Cicar perché, soprattutto la mamma, faceva riferimento al Centro per avere informazioni riguardo ai documenti necessari per affrontare la trafila burocratica  richiesta in un paese straniero, ma anche per eventuali opportunità di lavoro.  Ora Meriem di anni ne ha 19, ha finito l’anno scorso il liceo scientifico e si è presa un anno “sabatico”in attesa di capire cosa vorrà fare all’università: studiare biologia o approfittare della sua conoscenza delle lingue per metterla a frutto? Per ora appartiene alla categoria di giovani “sospesi” e incerti sul proprio avvenire. Nel frattempo ha deciso di rendersi utile e di sfruttare la conoscenza dell’italiano, del francese, come lingua materna, e dell’inglese che ha imparato a scuola e fa da assistente alla professoressa di italiano che tiene il corso per adulti  il lunedi e il giovedi pomeriggio.

“Il mio contributo è utile – spiega Meriem –  soprattutto nei casi di chi parla solo inglese, mentre la professoressa conosce meglio  il francese”.

Quanti sono gli “alunni” e da quali  paesi provengono?

“Ci sono una madre ucraina col figlio che è arrivato da poco, e poi bulgari, un ucraina, 2 africane. Una di loro è etiope e parla solo inglese,  l’altra proviene dalla Costa d’Avorio, e ci sono anche una donna indiana e una signora proveniente dal Perù.

una famiglia

Quali sono i problemi principali nell’approccio con la lingua e come si superano?

“Nel caso della mamma e del figlio bulgaro è piuttosto difficile intendersi: loro come seconda lingua parlano tedesco e nessuno di noi lo conosce, ma il padre è italiano, dunque riescono a fare un po’ di “pratica” a casa. All’inizio ci aiutavamo  con il linguaggio gestuale. La donna etiope comunica in inglese e allora di lei mi occupo io in prima persona – racconta Meriem – tranne il figlio della signora bulgara, arrivato da un anno, sono tutte persone adulte, che hanno bisogno di imparare l’italiano per lavorare, per fare i documenti. Per esempio la signora della Costa d’Avorio sono vent’anni che sta qui quando è arrivata era analfabeta, ora parla e capisce la lingua orale, ma non sa scrivere e invece al lavoro le hanno chiesto anche questo come requisito indispensabile. Se non ci fosse il nostro corso, non saprebbe come fare. All’inizio c’era anche una suora Africana che veniva da Velletri per imparare l’italiano. Era partita da zero e stava facendo progressi, l’unica occasione di parlare italiano era quando veniva al corso”.

un momento di pausa della lezione

Una lezione tipo

“Facciamo parlare i partecipanti tra di loro, raccontare quello che hanno mangiato, le loro ricette, quello che è successo durante la giornata e mentre parlano li correggiamo. A volte facciamo un dettato o cantiamo una canzone. Sono momenti in cui ci si sente più vicini”. Quanto a Meriem lei si sente “italiana, di Genzano, a tutti gli effetti: mangio il cous cous così come la porchetta, in Algeria ci sono stata ma è un paese che conosco  poco”.

il doposcuola

Eliane dal Libano all’Italia con la cittadinanza

Per Elyane Freiha, 35 anni, libanese, arrivata in Italia nel 2014 per ricongiungersi con il marito italiano, l’avvicinamento alla realtà del Cicar è passato attraverso la figlia più piccola che frequenta la prima elementare in una scuola di Genzano e il dopo scuola gratuito dell’associazione, dove come insegnante c’è Yamina Yamnaine un’altra ragazza algerina, nata a Roma, che frequenta l’università.

Mulkticulturalità e integrazione

Il figlio più grande di Eliane studia al liceo linguistico. Eliane lavora come volontaria con i bambini della scuola materna il martedi pomeriggio, ma anche in segreteria “se serve dare una mano”. Si è  laureata in Sociologia a Beirut, parla l’arabo e il francese e le capita di intervenire nel caso di persone che non potrebbero comunicare se non nella loro lingua madre, almeno all’inizio. “Da quando sono arrivata in Italia – dice – mi sono trovata sempre bene, non ho avuto difficoltà, ma io ho preso la cittadinanza italiana con il matrimonio. Per I migranti è diverso, soprattutto in questi ultimo tempi, ma per me è stato tutto molto positivo. Qui ho trovato il mio spazio, mi piace molto il lavoro che faccio da volontaria – aggiunge Elaine – perchè a scuola si realizza l’integrazione tra tante culture diverse.(1. continua)

 

Francesca Cusumano

l17 aprile 2019

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