“DAY”: il laboratorio dei giocattoli di legno di Said

 

i giocattoli di Said – foto di Giada Stallone

“Costruisco giocattoli da quando ero bambino” inizia così l’auto narrazione di Said che, sorridente, ha aperto le porte del suo laboratorio di falegnameria “DAY” tra gli odori e i colori del legno.
“DAY” è un laboratorio nato nel marzo 2019 tra le mura del Villaggio Globale sul Lungotevere Testaccio ed il nome nasce dall’unione delle iniziali dei suoi tre figli.
Attualmente Said sta lavorando su alcuni prototipi e su ordini specifici. Si destreggia a costruire giocattoli di legno per i più piccoli che, ad intermittenza, spuntano sulla soglia della porta del laboratorio per salutarlo. “Il laboratorio è aperto da poco, mi sto ancora informando sulle procedure burocratiche per poter vendere i miei giocattoli”.

i giocattoli di Said – foto di Giada Stallone

I giocattoli di Said sono piccoli tesori levigati, come i giocattoli di una volta. Il legno utilizzato è interamente riciclato, ricavato da pallet e vecchi mobili che le persone buttano via. “Cammino e mi sposto con i mezzi in città quindi mi è facile trovare armadi, sedie e pezzi di legno da portare in laboratorio”. I pezzi sono assemblati da piccoli chiodini quasi impercettibili che Said sta cercando di sostituire con chiodini di legno in modo da rendere i giocattoli interamente ecologici. Alcuni hanno piccoli elementi meccanici che permettono la mobilità del vano di un camion, di girare lo sterzo di un pulmino o di far girare le eliche di un aeroplano. Nonostante il suo laboratorio sia attrezzato con le più svariate attrezzature da lavoro preferisce levigare il legno con un coltello, come si faceva una volta.

Giocattoli per i bambini del villaggio

Said è nato nel Kurdistan turco “in un posto molto antico” vicino il Monte Ararat. “Da piccoli non avevamo i giocattoli di plastica e nostro padre non li comprava quindi mi  ingegnavo a costruirli da solo. Mio padre aveva degli attrezzi basici da agricoltore e io lo guardavo lavorare, nel frattempo imparavo. Trasformavo le latte di pomodoro in piccoli vagoni, riutilizzavo la gomma dei tacchi delle scarpe che trovavo in giro per fabbricare delle ruote perché il materiale era lo stesso utilizzato per produrre i pneumatici delle auto e lavoravo le cassette di legno della frutta e verdura per creare i rimorchi. Sono arrivato al punto da costruire giocattoli per i bambini dell’intero villaggio che mi ripagavano con delle uova. Avevo cibo a sufficienza e mangiavo uova praticamente tutti i giorni” racconta e ridendo aggiunge “fin quando non mi sono comparse delle bolle su tutto il viso e ho capito che avrei dovuto mangiarne di meno”.

Said – foto di Giada Stallone

Arriva in Italia nel 2000 ma vi resta poco, vuole raggiungere l’Austria. Riesce ad accedervi clandestinamente ma viene espulso e decide di spostarsi a Roma, nel 2002.
“Quando sono arrivato in Questura ho letto “la legge è uguale per tutti”: è stato commovente leggere una cosa così bella, così incredibile e così unica per me che sono stato sempre abituato a pensare che la legge fosse uguale solo per i turchi. La legge non è uguale solo per gli italiani è uguale per chiunque, di qualsiasi nazionalità esso sia.”

“Sono nato in Kurdistan ma mi sono acculturato in Italia. Ora in Kurdistan mi sentirei straniero. Sono nato e cresciuto lì ma sono scappato da quella realtà e ho aperto gli occhi solo una volta arrivato a Roma. Mi sento in debito con questa città che mi ha permesso di essere libero, di fare e di scegliere in maniera indipendente.  Penso che ci sarà un momento in cui riuscirò a ricambiare il favore a questa città, magari attraverso i miei giocattoli o attraverso le mie invenzioni.
Il Kurdistan è un luogo pieno di mistero e lì sono nati personaggi che hanno brevettato invenzioni ancora prima di Leonardo Da Vinci. Per questioni di politica internazionale non se ne sente parlare molto, esiste una sorta di censura applicata alla storia curda ma è giusto sapere che esiste anche questa realtà.”

Giocattoli per tutti: la nascita di DAY

“Inizialmente vivevo ad Anzio, vicino il mare. Avevamo un piccolo garage dove ho iniziato a costruire dei giocattoli per i miei figli. Le persone non riuscivano a credere fossi in grado di lavorare il legno in quel modo.
Ho avuto poi modo di parlare con la persona che si occupa della gestione e il coordinamento degli spazi e laboratori del Villaggio Globale e le ho spiegato la mia idea di aprire il laboratorio: ne è stata entusiasta. L’idea non è solo quella di costruire e vendere giocattoli ma anche quella di insegnare ai bambini come farlo, cercando di trasmettere loro fiducia nelle proprie capacità.”

Assorbire la cultura altrui, imparare ad ascoltare

“Ho lavorato come operatore per dieci anni nei centri di accoglienza: sia centri accoglienza per minori non accompagnati, che per maggiorenni, per le famiglie. Ho collaborato ai progetti di Dublino. Non è stata una esperienza facile ma è stata una esperienza importante: avere a che fare con individui provenienti da altre parti del mondo ti permette di assorbire la loro cultura e questo può arricchirti. Non tutti sono in grado di andare oltre i confini: anche chi si dimostra pro-immigrazione, spesso, non è in grado di agire concretamente e non è nemmeno in grado di difendere i diritti degli immigrati. Il fenomeno dell’immigrazione è un fiume e non lo si può fermare né deviare: il fiume scorre e trova la sua strada. Certamente devono esserci delle regole ma se chi si propone di darle non è in grado di rispettarle non ci si può aspettare che chi le riceva lo faccia. Per pretendere rispetto bisogna essere rispettosi. Per essere ascoltati dalle persone bisogna prima ascoltare sé stessi.”

foto di Giada Stallone

Giada Stallone
(28 maggio 2019)

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