Le Buone Pratiche. I “civilanti” del Centro Astalli nelle scuole di Roma

Al Centro Astalli fervono i preparativi dei ragazzi impegnati nel servizio civile, i giovani migranti  stanno realizzando un video con le loro domande per Romano Prodi,  relatore della prima giornata del corso di formazione: “Europa futuro plurale. Con i migranti verso un nuovo spazio comune”, che si svolgerà dal 15 maggio alla pontificia università Gregoriana.

A riprendere i ragazzi e a montare le immagini è Haizea Mariti, una bella ragazza basca di madre e italiana di padre che, migrante non è, ma incarna il prototipo della “generazione Erasmus”, che vive effettivamente la dimensione del mondo come “spazio comune” e che di migranti si occupa a tempo pieno.

Haizea mentre riguarda le immagini riprese

“Fino a 15 anni – dice – ho vissuto negli Stati Uniti, poi sono andata a Bilbao per frequentare l’università, ho fatto un anno di Erasmus a Bordeaux e ho preso un master in cooperazione internazionale a Londra”. Era il 2016. Mentre Haizea studia a Londra, a Calais si ammassano nel gigantesco quanto spontaneo campo profughi, definito per le sue invivibili condizioni  “la giungla”, fino a diecimila migranti. Sperano di lasciare la Francia e di raggiungere  il Regno Unito, a bordo dei treni e dei camion di passaggio attraverso il tunnel e il canale della Manica, ma vengono sistematicamente ricacciati indietro alla frontiera francese. “Sono sempre stata molto interessata alla tematica della migrazione – racconta Haizea – non potevo restare a guardare quello che stava succedendo, senza fare niente”.

Un momento della riunione dei ragazzi impegnati nel servizio civile del Centro Astalli

Così Haizea fonda  con altri studenti, all’interno della Soas Students’ Union,  la “Soas goes to Calais”, un’associazione che promuove  eventi e concerti per raccogliere fondi e difendere le ragioni dei migranti, lasciati a vivere in pieno inverno in tende e baracche di fortuna.  “Io poi sono andata via da Londra, ma sono restata in contatto con l’associazione che si occupa ancora delle situazioni estreme come quella di Calais. Il nostro obiettivo ultimo – chiarisce Haizea – è aprire le frontiere al di là e al di fuori dell’Europa e vedere migranti e rifugiati ricevuti con dignità e rispetto, chiunque essi siano e ovunque vadano”.

Con questo tipo di ragazzi si dovrà confrontare il 15 maggio Romano Prodi che aprirà la sessione del corso di formazione, organizzato dal Centro Astalli,  dedicata a trovare proposte “per un Europa di cittadini, radicata nel rispetto dei diritti umani e nei valori di solidarietà e giustizia”.

 

Da gennaio Haizea sta svolgendo il servizio civile presso il centro dei gesuiti dove si occupa, insieme alle altre due protagoniste di questo articolo, Roberta e Nelly,  di due progetti didattici: “Finestre” e “Incontri” ideati per approfondire le tematiche legate al diritto di asilo e al dialogo interreligioso nelle scuole. Ognuna di loro accompagna nelle scuole medie e superiori, in qualità di operatrice, un rifugiato accolto dal Centro Astalli o un testimone di una religione presente in Italia, l’obiettivo è stimolare il pensiero critico dei ragazzi, aiutandoli a superare gli stereotipi più ricorrenti o a colmare lacune dovute alla mancanza di informazioni. Quest’anno nella sola sede di Roma, sono stati 12mila i rifugiati accolti da Astalli, secondo il Rapporto presentato di recente.

Roberta e Nelly in una pausa delle riprese

“L’interazione tra ragazzi  è davvero molto importante – dice Roberta Tombolillo, italiana a tutti gli effetti che si sta laureando in cooperazione internazionale. Noi operatrici facciamo un’introduzione generale mettendoci “nei panni dei rifugiati” poi è lo stesso protagonista a raccontare la sua storia. Nell’aula prima chiassosa, scende un silenzio assoluto: i ragazzi italiani vengono messi di fronte all’emozione che scaturisce dal racconto delle storie vissute  e allo stesso tempo il fatto di essere ascoltati per i rifugiati significa non essere più invisibili in un paese che non è il loro”.

Il dialogo interreligioso

“Quando entro in classe insieme al rifugiato che accompagno in qualità di operatrice – aggiunge Nelly Macheumo, che fornisce un punto di vista diverso –  quasi sempre i ragazzi prendono anche me per uno di quelli arrivati con i barconi, per via del colore della mia pelle. La sorpresa arriva quando scoprono che parlo bene l’italiano  e che sono arrivata normalmente con l’aereo”.

Nelly ha una storia molto diversa da quella di Haizea e di Roberta , ma allo stesso tempo è anche lei una “cittadina del mondo”. E’ venuta in Italia nel 2012 dal Camerun con un visto regolarmente rilasciato dall’ambasciata e dopo aver seguito un corso di italiano, per studiare Chimica all’università. Vive al Centro di Accoglienza Pedro Arrupe del Centro Astalli dove fa la volontaria nella casa di Maria Teresa, dedicata alle madri sole, in situazioni di disagio. “Insegno loro come devono relazionarsi per vivere insieme – dice – e mi occupo di sbrigare le commissioni che ci sono sempre da fare fuori”.

All’università di Tor Vergata vorrebbe fare, dopo la triennale, la specialistica in Chimica computazionale, quella branca della chimica che sviluppa i modelli matematici. L’obiettivo di Nelly è lanciare un nuovo marchio di cosmetica naturale “da realizzare nel mio paese dove c’è grande quantità di materie prime come fiori e piante. Nei prodotti di cosmetica – denuncia Nelly – oggi prevalgono le materie prime artificiali che possono anche essere dannose per la pelle, io invece voglio studiare una linea davvero ecosostenibile”.

Francesca Cusumano

(1 maggio 2019)

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