L’unica strada per rendere sicuro il nostro paese è l’Integrazione

Prefetto in pensione, ex Capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione; dal 2014 al 2016 capo di Gabinetto del Ministro, per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, durante il governo Monti; capo del gabinetto del Viminale con il  ministro Minniti nel governo Gentiloni; attuale direttore del Cir, Mario Morcone, è in prima linea contro la vera e propria “rivoluzione” che sta investendo il sistema dell’accoglienza dei migranti in Italia con la nuova legge firmata dal ministro Matteo Salvini.

Prefetto Morcone qual è a suo avviso  la logica che ha portato a rimettere in discussione il sistema dell’accoglienza italiano che, soprattutto in questi ultimi anni, aveva dimostrato di poter funzionare ?

“Credo che si tratti di una ricerca del conflitto permanente con il fenomeno dell’immigrazione che si tende a ostacolare in tutti i modi, invece di seguire l’unica strada per rendere sicura l’Italia che è quella dell’integrazione. Si tratta di norme che creano ad arte i problemi invece di risolverli. Il nuovo capitolato “secondo Salvini” ci riporta indietro agli anni bui del “business” dell’accoglienza “un tanto al chilo”. Un sistema dal quale il nostro paese si era  definitivamente allontanato. Ma senza più vere occasioni e percorsi di integrazione, sarà la nostra sicurezza – proprio quella che Salvini dice di voler garantire agli italiani– a rimetterci”.

Il direttore del Cir, Mario Morcone

 Lei definisce gli Sprar la best practice dell’accoglienza italiana. Ma con le nuove norme negli Sprar che, trasformati in Siproimi, accoglieranno anche i minori non accompagnati, potranno restare solo coloro che avranno già ottenuto lo status di rifugiato o l’asilo politico.

“L’unica buona notizia è quella che riguarda i minori che non potranno che beneficiare di questa apertura. Lo Sprar è la soluzione migliore sul territorio perchè affida al sindaco la gestione del progetto rendendolo responsabile, in linea con l’assetto istituzionale che ci siamo dati. Ma, certo, le nuove norme ne ridimensionano il raggio d’azione con l’uscita di quanti non hanno “titolo” per restare perchè non sono ancora in possesso della risposta definitiva alla loro richiesta d’asilo”.

Come Cir e con l’associazione A Buon Diritto avete presentato nei giorni scorsi  due ricorsi al Tribunale di Roma che li ha accolti,  contro l’ufficio immigrazione della questura di Roma che non aveva rinnovato dopo cinque anni di permanenza sul territorio, il permesso di soggiorno a due persone titolari della protezione internazionale, in mancanza di un “indirizzo effettivo di iscrizione anagrafica”.

Il tribunale di Roma in uno dei due ricorsi presentato d’urgenza, vi ha già dato ragione, ordinando alla Questura l’immediato rinnovo del permesso di soggiorno a una signora pensionata per di più, residente presso l’indirizzo convenzionale fissato dal Comune di Roma per i senza fissa dimora.

Questo vuol dire che saranno i giudici a riequilibrare una normativa che presenta, a detta di giuristi, sindaci ed esperti del settore: profili di incostituzionalità?

fonte Easo. La domanda di protezione internazionale rivolta all’Unione Europea è in crescita (+ 21% le richieste d’asilo presentate a gennaio rispetto a dicembre, e + 9% rispetto al gennaio 2018). Mentre gli esiti positivi nel territorio dell’”UE+” (28 Paesi con Svizzera e Norvegia) registrano una percentuale doppia rispetto al nostro Paese.

 

“Il fatto che debba intervenire la magistratura è una patologia, significa il fallimento della società civile, d’altra parte sono costretto a dire: per fortuna che ci sono i giudici. Ma mi domando: che interesse “codino” può essere quello del nostro paese di buttare in mezzo a una strada una persona che lavora o che ha riconosciuta, come nel caso del nostro ricorso, una pensione di invalidità all’80%, ma immediatamente sospesa per il mancato rinnovo del permesso di soggiorno?

Le risorse che i migranti procurano al nostro paese con il loro lavoro sono in percentuale superiori a quelle impregnate nella spesa per l’accoglienza e non sono io che lo dico, ma gli istituti di credito e lo stesso ex presidente dell’Inps, Boeri che lo hanno dimostrato con i numeri. Il mio problema è anche il “ruolo piatto” nella comunicazione manifestato  a sinistra su tutti questi aspetti”.

Dalla Libia potrebbe svilupparsi un nuovo grande flusso di profughi che potrebbero a breve dirigersi verso le nostre coste. Il ministro dell’Interno però si è preparato vietando la presenza in mare delle navi di soccorso delle Ong e chiudendo i porti. Cosa pensa che potrà succedere?

“Non voglio fare il menagramo, ma non è solo la Libia, bensì sono anche i fragili equilibri della Tunisia e  dell’Algeria a preoccuparmi ed è proprio per affrontare queste probabili emergenze umanitarie che servirebbe la nostra rodata  “infrastruttura” dell’accoglienza, a pieno regime. A fermare la disperazione della gente, non ci sarà nè Salvini, nè porti chiusi che tengano” .

Francesca Cusumano
(8 maggio 2019)

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