“Set Them Free”: la necessaria evacuazione dalla Libia

 

Set Them Free-foto G.Stallone

Libia, ancora un conflitto. È questa la drammatica situazione di un paese politicamente spaccato e nuovamente protagonista di una sanguinosa guerra civile: su un fronte il Tenente generale Khalifa Haftar, pupillo di Gheddafi che controlla la parte orientale del Paese, sull’altro il Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia Fayez Al-Sarraj. Il conflitto è iniziato il 4 aprile scorso per opera di un attacco militare di Haftar e ad oggi l’Organizzazione mondiale della Sanità registra circa 50.000 sfollati, 432 morti e 2.069 feriti. Senza contare i 700.000 migranti che quotidianamente sono costretti a lavori forzati non retribuiti, torture ed abusi. Oltre ai civili, sono proprio i migranti detenuti nelle carceri libiche a risentire il peso di questa guerra: esiste infatti un fitto traffico di schiavi che in Libia vengono rivenduti alle milizie cosicché possano essere usati come scudi umani durante gli scontri.

SET THEM FREE!” Laboratorio Costituente per la liberazione dei migranti dalla Libia- promotori  Stalker e Michelangelo Severgnini autore di “Exodus, fuga dalla Libia” in collaborazione con Noantri Cittadini Planetari – è stato un importante momento di raccolta di voci, testimonianze ed opinioni da parte di chi da tempo studia ed affronta la drammatica vicenda libica. L’incontro si è svolto nella giornata di venerdì 3 maggio, dalle ore 10.00 alle ore 20.00, presso il Macro Asilo a Roma. “È necessario un urgente cambiamento di paradigma: ascoltare e comprendere la soggettività negata dei migranti e riconoscere i loro fondamentali diritti. È l’unico modo per difendere la democrazia in Europa, arginare una deriva totalitaria e impedire questa silenziosa cancellazione della persona umana”, recita il manifesto dell’evento. La giornata è stata divisa in tre momenti diversi: ascoltare, comprendere, agire.

Ascoltare

Michelangelo Severgnini riporta una nuova e drammatica testimonianza: ad auto narrarsi è un migrante detenuto presso Tagiura, ad una decina di chilometri ad est di Tripoli, che nelle scorse settimane è stato impiegato sul fronte come soldato ed ora è ricercato dalla polizia per essere trasferito in un’ala sotterranea del carcere in quanto “hanno visto un servizio della BBC in cui sono stato intervistato a proposito di ciò che accade qui. Ho paura perché se mi trovano rischio molto.” Si evince quanto sia difficile avere delle testimonianze veritiere (molti sono costretti a mentire perché intervistati in presenza delle guardie carcerarie) e soprattutto senza ritorsioni. Vincent Cochetel, inviato speciale dell’UNHCR per il Nord Africa, conferma come negli ultimi mesi stanno rinunciando a fare queste interviste perché hanno capito che chiedere ai migranti di sottoporsi ad esse li espone inevitabilmente a torture e punizioni. “C’è un altro dato importante che Vincent Cochetel mi ha riportato” aggiunge Michelangelo “su 10 richieste di visto che l’UNHCR sottopone al governo Al-Sarraj a Tripoli per il proprio personale internazionale chiamato ad operare sul terreno solamente 3 vengono accettati. Questo dato da una misura di quale sia il margine di operatività che l’UNHCR così come altre autorità hanno sul territorio libico. Molto limitato, in sostanza”.
È intervenuta poi Alessandra Cutolo, direttrice di una compagnia teatrale composta da donne nigeriane migranti che hanno deciso di mettere in scena le proprie e personali storie.

Comprendere

Lorenzo Romito introduce la seconda parte dell’incontro denunciando “l’omertoso comportamento sociale, istituzionale e mediatico rispetto ciò che sta accadendo in Libia. Quello che non si dice con chiarezza è che l’intero arco costituzionale italiano, le forme della nostra democrazia in momenti diversi e con governi diversi (fatta eccezione per chi da questo atteggiamento si discosta) si sono prestate a realizzare gli strumenti per un sistema di oppressione criminale che costituisce un crimine contro l’umanità”.

 In seguito, il dialogo tra Celeste Nicoletti e l’avvocato Maurizio Veglio autore de “L’attualità del male. La Libia dei Lager è verità processuale”; poi il dialogo tra Africa e Europa moderato da Andrea Billau (Radio Radicale) con: Karima Ghenyei (artista, Karima 2G), Ouattara Gaoussou (presidente Movimento degli Africani), Sandro Triulzi (africanista), Jean Renè Bilongo (Migration and Diversity at Labour Officer Flai), Stephen Ogongo (Cara Italia).

Agire

Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato e componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell’Università di Palermo, interviene così: “il mio percorso è stato un percorso di difensore dei diritti umani e dei diritti dei migranti più che di docente universitario, pensando soprattutto alle persone che sono intrappolate a terra nei centri lager -che ormai tutti abbiamo visto attraverso immagini raccapriccianti ma che in molti continuano ad ignorare- e ai tanti abbandonati in mare di cui si scopre l’esistenza soltanto quando qualche residua nave delle ONG intercetta delle comunicazioni radio ed interviene attraverso una intercettazione. È ciò che è avvenuto anche recentemente con 200 persone riportate indietro in Libia e riconsegnate alle milizie; queste ultime si caratterizzano come colluse con un sistema politico mafioso che lucra sulla pelle dei migranti facendo anche accordi con i paesi europei che pagano pur di avere garantito un minor numero di persone in partenza o in arrivo nei nostri territori.  In ogni caso prendiamo atto che non è tutto perduto e che c’è una fitta rete di resistenza dal basso che vuole costruire un nuovo Mediterraneo caratterizzato da solidarietà. Questa è una situazione di emergenza nell’emergenza e quella che sembrava essere una guerra lampo si è trasformata nell’ennesima guerra sanguinosa ove i diritti umani sono inesistenti”.

A seguire una Tavola Rotonda con Carlotta Sami (UNHCR), Riccardo Noury (Amnesty), Giulia Gori (Mediterranean Hope), Marie Aude Tavoso (MEDU), Claudio Graziano (ARCI), Daniela Pompei (Comunità di S.Egidio), Antonella Inverno (Save the Children), Andrea Serge (Forum per Cambiare l’ordine delle Cose), Yasminie Accardo (Dossier Libia), Andrea Costa (Baobab Experience); e ancora Elena Fattori (M5S), Riccardo Magi (Radicali Italiani), Giampiero (Obiso (Diem 25); infine EuropeZarzisAfrique e CarovaneMigranti, Marcia Restiamo Umani, Amin Nour (NIBI-Neri Italiani Black Italians) per Marcia dei Diritti.

Giada Stallone
(3 maggio 2019)

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