Nordic Film Fest: Iram Haq racconta il suo film

“What will people say”  scritto e diretto dalla regista norvegese di origini pakistane Iram Haq è stato proiettato sabato 4 maggio all’ottava edizione del Nordic Film Fest, che si è tenuta alla Casa del Cinema a Roma. Tema del festival di quest’anno è stato “Borders/Confini”, parole che non indicano solo un concetto geografico, ma anche culturale: i confini tra “mondi “, culture, modi di essere e di pensare diversi

 

“What will people say”, doppiato anche in italiano, è stato girato tra la Norvegia e la regione indiana del Rajastan, e si avvale di un cast di attori sia professionisti che non. Il film selezionato e premiato in numerosi festival internazionali, racconta la storia di Nisha, interpretata dall’attrice Maria Mozhdah, rifugiata afghana che vive in Norvegia da dieci anni.

Il film

Nisha è la protagonista di una difficile storia familiare, una storia di lotta al rigido tradizionalismo, che è ispirata all’esperienza della stessa regista. “Anche io, come Nisha, sono stata portata da mio padre e da mio fratello in Pakistan, anche se molti episodi nel film sono frutto di una rielaborazione cinematografica”, precisa Iram Haq davanti alla sala piena della Casa del Cinema. “Le scene che narrano le vicende avvenute in Pakistan, in realtà sono state girate in India: questo non solo per ragioni di sicurezza, ma anche perché tornare in Pakistan avrebbe fatto riaffiorare i miei traumi.”

La protagonista del film, Nisha, figlia di immigrati pakistani, è nata in Norvegia, dove vive una vita tranquilla, tra la scuola, le feste e i pranzi in famiglia. Suo padre Mirza, interpretato dall’attore indiano Adil Hussain, è un uomo che “ha lasciato il suo paese, ma non le sue tradizioni” e pur sognando per lei un futuro brillante, non accetta che sua figlia sia in tutto e per tutto “europea”. Quando la sorprende in camera in compagnia del suo fidanzato, la rapisce e la porta dalla sua famiglia in Pakistan, dove Nisha subirà il rigido controllo dei parenti, restrizioni alla sua libertà personale e violenze.

Con una regia matura, Iram Haq porta lo spettatore all’interno di una storia estremamente dura, ma emozionante, che racconta in ogni scena il desiderio di vita di una ragazza costretta a crescere tra due mondi che sembrano quanto mai lontani e inconciliabili, ma nei quali cerca con coraggio la “normalità” di un’adolescente, fatta di desideri, passioni, ambizioni per il futuro. La relazione di Nisha con il padre è tracciata con un’attenzione alle sfumature psicologiche dei personaggi ed è costantemente in bilico tra la lotta per la libertà e l’amore tra un genitore e una figlia.

L’incontro con Iram Haq

Iram Haq ha sviluppato l’amore per la scrittura e per il cinema sin dall’adolescenza: “avevo tredici anni quando, appassionata di storytelling, ho cominciato a scrivere. Il mio sogno più grande a quell’età era quello di scrivere un libro. Ma in seguito, quando ho iniziato a recitare, ho sentito l’esigenza di scrivere per il cinema, e ho sceneggiato i miei primi cortometraggi. Da lì ho intrapreso la carriera di regista”. Un percorso in salita, racconta: “all’inizio è stato difficile, però io amo le sfide, quindi ho capito che questo era il lavoro che faceva per me”.

Aver trovato il suo modo per esprimersi ha aiutato Iram a ridefinire la sua sfaccettata identità: “da piccola ho sentito tante volte il contrasto tra il mio essere una figlia di pakistani e la mia identità norvegese. Mi sento norvegese, i miei pensieri sono in norvegese, sono nata e cresciuta in questo paese europeo. Ma da piccola mi sentivo diversa dagli altri: i miei capelli, i miei occhi scuri, il mio volto, sono proprio pakistani! Solo maturando ho capito che avere dentro due culture, due lingue, due modi di pensare differenti, poteva essere una grande opportunità“.

Iram Haq alla Casa del Cinema

Parlando del suo film, Iram afferma di voler mostrare quali sono le conseguenze delle rigide tradizioni musulmane, che portano a un controllo sociale sulle donne: “quello che è successo a me, cresciuta in un Paese europeo e deportata in Pakistan, accade molto più spesso di quanto si pensi. Volevo raccontare una storia che facesse emergere le dannose conseguenze che derivano da dettami non solo religiosi, ma anche culturali. Ma non voglio dimostrare che tutte le famiglie pakistane sono così. Ci sono differenze da famiglia a famiglia”, spiega Iram Haq, che ha ricucito il rapporto con suo padre poco prima che lui morisse.

“Quello che desidero è far conoscere queste storie per ispirare un cambiamento nella società; ma anche nella politica: c’è ancora troppo da fare, è importante che la parità di genere sia messa al centro dell’attenzione e dell’agenda politica. Anche in Europa è necessario continuare a portare avanti delle battaglie, anche in Europa sta emergendo un ritorno al controllo sociale delle donne: recentemente in Norvegia tantissime manifestanti sono scese in piazza per ribadire la libertà di poter scegliere sul proprio corpo e per ottenere una completa parità nei salari”.

Iram Haq auspica per tutte le donne una liberazione da dettami, stereotipi e modelli di comportamento predefiniti: “sono una madre, ho un figlio di 23 anni, e per me la maternità ha rappresentato non un passo obbligato, ma un dono. Con l’età che avanza, posso dire che non ho più paura del giudizio delle persone. Il titolo del mio film, “Cosa dirà la gente?”, è una frase che oggi finalmente non mi spaventa, non mi condiziona né mi condizionerà mai più”.

L’Organizzazione del Nordic Film Festival

Il Nordic Film  Fest realizzato a cura delle quattro ambasciate nordiche presenti in Italia e con la collaborazione del Circolo Scandinavo, è stata organizzato anche in collaborazione con l’Ambasciata di Islanda di Parigi, i Film Institutes dei rispettivi paesi e con il patrocinio del Comune di Roma e della Regione Lazio. Il festival nasce con lo scopo di promuovere la cinematografia e la cultura dei Paesi Nordici: Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

Elisabetta Rossi
(06 maggio 2019)

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