XIV Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni

“Contrastare le false rappresentazioni del fenomeno migratorio e restituirne un’immagine che renda conto, non solo delle emergenze, degli sbarchi e purtroppo delle tante persone che continuano a morire pur di raggiungere l’Europa, ma anche di chi appartiene al tessuto sociale da decenni”.

Questo l’impegno di fondo dei curatori del XIV° Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, Centro di ricerche Idos e Istituto di studi politici S. Pio V, che hanno presentato il dossier all’Auditorium di via Rieti la scorsa settimana. Dai dati registrati nel corso del 2017/2018, emergono luci e ombre su quello che, ormai dovrebbe essere chiaro, è un fenomeno strutturale da affrontare con progetti di lungo termine, piuttosto che un’emergenza cui opporre politiche di chiusura destinate a essere, comunque, aggirate.

Le luci

Riguardano le attività concrete che la regione ha messo in atto per l’integrazione dei migranti,  ma soprattutto la voglia e la determinazione dei nuovi con – cittadin, residenti anche da alcuni anni a Roma o nel Lazio, di trovare il proprio posto sul territorio che li ospita. Dai dati dell’Osservatorio emerge che Roma capitale è la città che attrae il maggior flusso di immigrati: al primo gennaio 2018 gli stranieri residenti nella città metropolitana erano circa 556 mila, in aumento del 2,2 per cento in un anno, con un’incidenza  sulla popolazione complessiva del 12,8 per cento. La metà di questi  rappresenta il 15,5 per cento della forza lavoro complessiva.

Il primato della capitale si somma a quello che riguarda il Lazio, seconda regione d’Italia, dopo la Lombardia, per le presenze straniere, polo imprenditoriale per gli stranieri d’Italia che figurano titolari di circa 77 mila imprese (13 % del totale nazionale).

Sui  679 mila residenti stranieri complessivi, la comunità straniera  più numerosa è quella romena, con quasi 233 mila residenti, pari al 34,3 per cento del totale, segue la filippina (6,8 per cento), la bangladese (5,4 per cento), l’indiana (4,3 per cento) e la cinese (3,7 per cento). Viterbo è la provincia con la quota più alta di soggiornanti di lungo periodo (55,8%) che in Italia è del 61,7%. Le donne, che fino a qualche anno fa facevano registrare una presenza molto minore di quella maschile, rappresentano il 51,6% del numero complessivo.

Tra il 2003 e il 2017, altro dato significativo, la presenza di stranieri è cresciuta non solo nei comuni litoranei o urbani, ma anche in quelli collinari e montani. Qui l’impatto dell’immigrazione ha contribuito ad evitare lo spopolamento dei territori abbandonati dagli italiani.

Il lavoro degli stranieri non imprenditori e il contributo al sistema previdenziale

Nel rapporto troviamo il dettaglio dei lavori svolti dagli stranieri che nel 57,3 per cento dei casi svolgono incarichi sottodimensionati pur in presenza di diplomi acquisiti nei loro paesi: il 38,7% è rappresentato da badanti, e colf che lavorano in casa e assistono le persone anziane,  il 14,8% sono camerieri, lavapiatti, cuochi o inservienti nella ristorazione e nelle strutture ricettive, il 10,4% manovali edili,  l’1,9% è impiegato in agricoltura.

Ma in tutti i casi – sottolinea il rapporto – gli stranieri restano fondamentali per il sistema previdenziale. I dati Inps sui non comunitari occupati nel Lazio evidenziano che il 90,3 per cento è lavoratore e dunque probabile “contributore”, solo il 5 per cento è pensionato e il 4,7 per cento percepisce un trattamento di disoccupazione.

La “fotografia” degli studenti stranieri che frequentano i corsi di italiano della rete scuole migranti nel Lazio

La rete si sta organizzando per andare incontro alle nuove domande che stanno emergendo per l’apprendimento della lingua italiana. Quella delle donne che arrivano per ricongiungersi al proprio marito che non possono far parte della vita attiva della comunità frequentata dai figli, senza conoscere una sola parola della lingua; dei profughi che devono avere a che fare con gli uffici immigrazione oppure dei migranti che sono alfabetizzati nella loro lingua d’origine, ma non conoscono le lingue indoeuropee. Fino a qualche anno fa il monitoraggio della rete Scuolemigranti segnalava una prevalenza più netta di alunni maschi, oggi gli uomini pesano per il 57,2 % contro il 42% delle donne. L’età media è di 32 anni, le donne dai 31 anni in su sono la maggioranza ma le punte estreme degli studenti vanno dai 16 agli 83 anni. L’esperienza più significativa, ritratta da questa fotografia, dopo la scuola della Comunità di S.Egidio a Trastevere, è quella della Casa dei Diritti Sociali in via Giolitti che funziona a ciclo continuo, 12 mesi all’anno, e che i migranti hanno la libertà di frequentare quando vogliono.

Le politiche regionali per la salute dei migranti

Già dal 1997 esistono nel Lazio gli ambulatori Stp (Stranieri temporaneamente presenti)per gli stranieri senza permesso di soggiorno che possono ottenere attraverso un codice alfanumerico anonimo “cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorchè continuative”. Nella città di Roma sono 77 gli uffici amministrativi che erogano i codici Stp.

Ospedale amico delle donne migranti

Il Progetto che è stato avviato dalla Asl Roma1 nel settembre del 2017 per potenziare il modello di accoglienza e assistenza alle donne migranti che accedono ai reparti di ginecologia – ostetricia degli ospedali S. Filippo Neri e S. Spirito e a due consultori. Alle due strutture ospedaliere, infatti,  si rivolge gran parte (40%) dell’utenza straniera presente nella capitale, poco più di 151 mila persone pari al 15% della popolazione residente.  Il progetto finanziato dalla Fondazione Tim promuove la mediazione culturale in un’ottica di sistema che sia di aiuto agli operatori, anche con un servizio a chiamata per lingue meno diffuse come urdu, farsi, indi, amarico, tigrino, wolof, bambarà, mandinke, pular. (Link a nostro articolo)

Consulto dal medico in ospedale

OMBRE

La criminalità comune a Roma e nel Lazio

Ma le luci di cui abbiamo parlato finora, registrate dai dati statistici, non bastano a confutare la narrativa dominante tra i media e tra la gente comune che percepisce l’immigrato come un pericolo e come un potenziale “delinquente” che mette a repentaglio la sicurezza degli italiani. Sui social e nel comune sentire della maggioranza dell’opinione pubblica, anche di quella con titoli di studio qualificati,  gli immigrati vengono ritenuti i principali responsabili dello spaccio di droga nella capitale e dei reati contro la persona. In realtà i dati raccolti dall’Osservatorio dell’Idos dimostrano il contrario. Tra le 895.228 denunce presentate in Italia contro autori noti, 632.837 hanno riguardato cittadini italiani, 262.391 persone di cittadinanza straniera. Ma le denunce contro gli immigrati incidono ben di più in proporzione al loro numero complessivo, rispetto a quelle presentate nei confronti degli italiani: per gli stranieri si tratta di 1 denuncia ogni 22 immigrati, a livello romano – laziale, mentre per gli italiani residenti il carico penale è di 1 denuncia ogni 100 residenti.  Il decreto sicurezza che elimina il permesso di soggiorno per motivi umanitari e l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo contribuisce in questo senso ad aggravare la situazione, producendo presenze di irregolari nelle nostre città che possono trasformarsi facilmente in “manovalanza” disposta a tutto, assoldata dalle organizzazioni criminali, composta da disperati senza fissa dimora e senza un’identità.

I minori non accompagnati

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un problema non risolto, e questo nonostante l’apposita legge Zampa del 2017 abbia previsto la protezione di questa categoria di migranti, tramite l’affido familiare e l’istituzione del “tutor” nominato dal tribunale dei minorenni. (link articolo Silvia su legge Zampa)I minori – osserva il Rapporto – continuano a essere per lo più concentrati nei luoghi di sbarco e nelle strutture di accoglienza, mancano, infatti, i decreti attuativi della legge è il “sistema di protezione” non è partito.  Nel Lazio nel 2018 erano presenti 761 minori stranieri non accompagnati (msna), in calo rispetto ai 1000 dell’anno precedente. Nel 92,4 per cento sono maschi, prevalentemente egiziani (39,2 per cento), seguono albanesi, eritrei, tunisini, bangladesi e nigeriani.

L’affidamento ai servizi sociali

Anche per i minori, le cifre che riguardano gli stranieri sono più basse: gli italiani in carico ai servizi sociali sono 10.855 di cui 1121 ragazze, i minori stranieri sono 3979 tra i quali 456 ragazze provenienti soprattutto dalla ex Jugoslavia e dalla Romania. Il primato in questo caso va a Bologna con 2239 minori stranieri e al secondo posto si “piazza” Roma con 1451 affidati ai servizi sociali.

La politica dell’abbandono

Con l’introduzione della politica degli sgomberi che non ha offerto alternative concrete agli “sgomberati”, “si è aperta la strada a una trama diffusa di piccoli rifugi avventizi, sempre più spesso a ridosso di discariche e cumuli di rifiuti – denuncia la curatrice del Rapporto, Ginevra De Maio – che rimandano a un “modello” fino ad oggi tipico dei grandi centri urbani di altre aree del mondo, mentre sempre meno si sente parlare di politiche per l’inclusione e per il futuro delle nuove generazioni”. L’appello conclusivo del Rapporto è a un’azione sociale più forte e decisa per una politica che “rimetta al centro la dignità delle persone senza distinguo tra chi venga prima, chi dopo e chi abiti in Italia fin dalla nascita”.

Francesca Cusumano

(19 giugno 2019)

 

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