Viaggio tra i vicoli di Mazara del Vallo, città multiculturale

Tre archetti di pietra gialla di altezza diversa, uno dopo l’altro, aprono le porte della città vecchia di Mazara del Vallo. Una parte di questa è la Casbah, dall’arabo “città fortificata”, quartiere storico oggi abitato da famiglie tunisine e del Maghreb, che vi risiedono da generazioni. Un museo a cielo aperto di maioliche dipinte affisse ai muri e a terra, saracinesche pitturate con murales che rappresentano la varietà culturale locale e la bellezza di questa mescolanza, teli colorati sospesi sulla strada e odore di cucina etnica ovunque: un progetto di street art voluto e ideato dal sindaco Nicolò Cristaldi per abbellire e rivalutare il centro storico.

A raccontare i segreti di questo luogo dalle stradine strette e labirintiche, è Hosni Mejri, vent’anni, immigrato di seconda generazione, figlio di genitori tunisini nato e cresciuto a Mazara, di cui è la guida turistica più giovane, molto conosciuto in città e una vera celebrità su Trip Advisor, dove spiccano i commenti positivi per la sua attività di accompagnatore. Dice di sentirsi sia italiano che tunisino, ma è Mazara del Vallo il suo posto nel mondo, la casa che non lascerà mai e di cui conosce ogni curiosità, anche grazie agli insegnamenti del suo maestro e amico Ignazio Auguanno, un artista del luogo che ha riprodotto i principali edifici mazaresi in miniatura e lo ha introdotto al mondo dell’arte.

Hosni Mejri, guida turistica di Mazara del Vallo

L’amore di Hosni per Mazara è a beneficio del turista curioso e attento, che venuto a visitare questa splendida perla del Mediterraneo a pochi chilometri tra Trapani e Palermo, scopre attraverso le sue spiegazioni un vero gioiello multiculturale. Ad ogni angolo della cittadina, tante targhe affisse: la più importante, quella che la nomina come “città multiculturale”; ma anche le altre, che riportano le frasi di Voltaire o Martin Luther King, sulla tolleranza e sull’importanza della diversità.

Hosni, perché  Mazara del Vallo è stata nominata città della multiculturalità?

Mazara, come altre città della Sicilia, fin dai secoli passati ha sempre avuto un tessuto sociale ricco e vario, costituito da popoli e culture diverse. A testimonianza di ciò c’è per esempio la Casbah, l’antico quartiere in cui gli arabi si stanziarono a partire dalla prima metà del 800 d.C., e la Giudecca che era la parte in cui invece abitavano gli ebrei prima della cacciata definitiva nel 1492 da parte dei Re Cattolici spagnoli che regnavano in Sicilia.

Se parliamo dei tempi più recenti, invece, per la sua posizione geografica e la sua vicinanza con la Tunisia, Mazara del Vallo è stata la meta principale dei primi sbarchi in Italia durante gli anni ’80. Mio nonno e suo fratello sono stati tra i primi tunisini ad arrivare e a ricominciare una nuova vita in questa città nel 1967. Oggi a Mazara risiedono circa 6mila tunisini, una parte consistente su una popolazione di circa 50mila abitanti, ma ci sono anche persone provenienti dall’est Europa, dal Nord Africa e di altre nazionalità che convivono abbastanza pacificamente con i mazaresi. La mia città è stata tra le prime in Italia ad accogliere persone di tutte le parti del mondo e ad occuparsi di integrazione. Da qui l’etichetta di “città multiculturale”.

 

Di cosa si occupavano i primi tunisini arrivati a Mazara e cosa fanno oggi?

All’inizio chi arrivava a Mazara trovava subito lavoro principalmente come pescatore o nel settore agricolo e artigianale. Oggi, invece, i miei concittadini di seconda o terza generazione hanno le stesse opportunità dei giovani italiani e fanno qualsiasi lavoro. Molti si sono diplomati, alcuni si sono laureati. Io per esempio, ho lasciato la scuola molto presto perché ancora non ero sicuro del percorso che avrei voluto intraprendere. Quando ho conosciuto Ignazio Auguanno mi sono appassionato al lavoro di guida turistica ed è stato lui che mi ha aiutato a prendere il tesserino per esercitare la professione. Ora sto studiando alla scuola serale per diplomarmi. Il mio sogno è diventare accompagnatore turistico in tutto il territorio siciliano.

Grandi scrittori, pensatori, politici, hanno provato a parlare di integrazione, un concetto molto difficile da spiegare e ancora più complicato da attuare nella vita quotidiana. Che cosa significa per te “integrazione”?

Per me l’integrazione prima di concretizzarsi in leggi che tutelino, aiutino e sostengano tutti i cittadini che vivono su un determinato territorio, senza distinguere quelli autoctoni da quelli stranieri, inizia tra le persone. Integrare in primis vuol dire rispettare, interessarsi all’altro, conoscerlo provando ad abbattere i pregiudizi, considerare la singola persona senza fermarsi alla provenienza. Il mondo è fatto da brave persone e cattive persone, questa è l’unica distinzione reale. L’idea che ci si fa fermandosi al paese d’origine, alla religione o alla lingua parlata è sempre limitata e superficiale. Penso che la prova più evidente che fa di Mazara un grande esempio di integrazione sia l’alto numero di matrimoni misti, soprattutto tra tunisini e mazaresi.

Uno dei grandi simboli della multiculturalità di Mazara è la Casbah.

La Casbah a partire dal IX secolo dopo Cristo, era l’antico luogo dove abitavano i saraceni durante la dominazione araba. In tempi più recenti è diventato un quartiere di pescatori che, nelle tipiche stradine strette che nell’antichità servivano a mantenere l’ombra a tutte le ore del giorno e a rendere difficile ai nemici l’inseguimento, all’esterno delle loro abitazioni rattoppavano le reti a strascico. Con il terremoto del Belice nel 1981 ci furono ingenti danni al patrimonio edilizio di Mazara e molti pescatori abbandonarono la Casbah e si trasferirono nella parte nuova della città, sia per le fratture riportate dagli edifici che per il fatto che questo veniva ormai considerato un quartiere “scomodo” proprio a causa delle stradine strette che non permettevano la circolazione delle automobili. Molti tunisini allora approfittarono dei prezzi bassi con cui furono svendute le case e andarono ad abitare in questa zona storica.

Negli ultimi anni il Comune di Mazara del Vallo ha stanziato dei soldi per sistemare e ridare vita alla Casbah.

Sì, nel 2010 il sindaco Nicola Cristaldi ha pensato di rivalutare il centro storico e combattere la criminalità proprio per portare avanti il progetto di integrazione. Per fare ciò in un primo momento ha fatto installare delle telecamere in centro in modo da controllare qualsiasi attività illecita che potesse avvenire nei vicoletti più nascosti. Successivamente ha pensato ad un abbellimento estetico di Mazara chiamando artisti locali e non, per dipingere con murales le saracinesche delle abitazioni della parte antica e per decorare con maioliche colorate i muri e le strade della cittadina. La gente del posto è stata molto contenta per questi interventi che hanno riportato la parte antica a nuova vita e hanno ridotto di molto i furti e altri illeciti.

Uno dei luoghi più caratteristici della Casbah è senza dubbio la Moschea. Qual è la sua particolarità?

La Moschea di Mazara del Vallo è uno degli altri esempi di integrazione più esemplari per una caratteristica molto particolare. Infatti è l’unica in Italia e una delle pochissime in Europa ad avere quattro altoparlanti sul tetto da cui fuoriesce la voce del Muezzin che richiama i fedeli alla preghiera e che si sente in tutto il centro storico.

Hosni, tu hai la cittadinanza tunisina e ora hai ottenuto anche quella italiana. Ti senti più italiano o più tunisino?

Essendo nato e cresciuto in Italia, all’età di diciotto anni ho scelto di prendere anche la cittadinanza italiana. Dentro di me però non mi sento né più italiano né più tunisino, piuttosto penso di essere sia italiano che tunisino: nella mia quotidianità cucino e mangio piatti di entrambe le provenienze, quando parlo con gli amici passo dall’arabo tunisino, al siciliano, all’italiano all’interno della stessa frase perché so che l’altro mio connazionale, nato e cresciuto qui come me, mi può capire. Per quanto riguarda la religione ho mantenuto quella musulmana ma non sono uno di quelli che pensa che il rispetto e l’integrazione inizi togliendo il crocifisso nelle aule delle scuole. Ogni Paese può mantenere i propri simboli e la propria cultura senza rinunciare a conoscere l’altro e farlo sentire a casa. L’integrazione nasce dall’apertura mentale e dal rispetto del prossimo.

Alessandra Marchioni
(8 agosto 2019)

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