2 novembre, giorno dei morti, si rinnova accordo Italia – Libia

Si annuncia come ormai inevitabile il rinnovo per tre anni del memorandum dell’accordo Italia – Libia, siglato per la prima volta nel 2017 dal nostro capo di governo, Paolo Gentiloni  e dal capo del governo di Tripoli Fayez Al Sarraj, che prevede il rifinanziamento della Guardia costiera libica e il supporto all’organizzazione dei centri di detenzione in cui vengono rinchiusi e ricattati i migranti di passaggio nel loro infernale cammino verso la libertà.

Se da una parte infatti  il Tavolo Asilo, che riunisce organizzazioni laiche, cattoliche e evangeliche del volontariato, chiede al governo di disdettare l’accordo entro i termini previsti del 2 novembre prossimo, denunciando con forza “l’’orrore dei lager dove avvengono, documentate ufficialmente anche dall’Onu,  torture, violenze, stupri e altre vessazioni finalizzate a calpestarne i diritti e la dignita’ di esseri umani”, all’altra il governo, per bocca del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, respinge e non crede all’allarme, confermando invece il “tacito rinnovo dell’accordo Italia Libia, magari con dei  miglioramenti”.

La conferenza stampa del Tavolo Asilo che ha denunciato l’orrore di lager libici e si oppone al rinnovo dell’accordo Italia Libia

Un “vulnus” politico secondo Di Maio

“L’Italia, ha rivendicato il ministro,  è l’unico partner effettivo delle autorità libiche nella lotta al traffico di esseri umani: un’eventuale denuncia di questa intesa rappresenterebbe un vulnus politico in una fase già delicata di conflitto militare. Una riduzione dell’assistenza italiana – ha spiegato Di Maio,  rispondendo a un’interrogazione di due deputate pd alla Camera – potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento delle condizioni dei migranti”.

Poi l’annuncio: “Il governo intende lavorare per modificare in meglio i contenuti del memorandum – aggiunge il ministro – con particolare attenzione ai centri ed alle condizioni dei migranti. A tal  fine proporrò la convocazione della commissione congiunta italo-libica prevista dall’articolo 3 del memorandum per favorire un ulteriore coinvolgimento delle Nazioni Unite, delle organizzazioni della società civile e della comunità internazionale, migliorando l’assistenza dei migranti salvati in mare e le condizioni dei centri, alla luce del fatto che la Libia non è firmataria della convenzione sullo status dei rifugiati. L’Italia continuerà a sostenere i rimpatri volontari dalla Libia gestiti da Oim e Unhcr – ha concluso il ministro – e a lavorare per l’attuazione dei corridoi umanitari in ambito Ue”. Non distante, nella sostanza dalla posizione di Di Maio, quella del segretario del Pd, Nicola Zingaretti “quel memorandum deve cambiare radicalmente – ha dettoma la soluzione non e’ scappare dai teatri di crisi. Anzi io credo che questo governo debba darsi con più chiarezza una politica sull’emigrazione”.

Dopo il rinnovo, nella giornata di sabato dell’accordo, sarà il ministro del’Interno, Lamorgese a riferire alla Camera tra martedì e mercoledi della prossima settimana.

Il Tavolo Asilo chiede una  commissione d’inchiesta e una missione umanitaria europea

Alla conferenza stampa del Tavolo dell’Asilo che rappresenta tra le altre associazioni: A buon diritto, Acli, Amnesty International, Arci, Asgi, Caritas, Centro Astalli, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Emergency, Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Intersos, Legambiente, Migrantes, Oxfam, Comunità Papa Giovanni XXIII, Save The Children,hanno partecipato Philipp Zhan, della Tv Svizzera tedesca che ha documentato con i suoi reportage l’aggravarsidella situazione nelle  carceri libiche, Francesca Mannocchi, inviata dell’Espresso e La 7 e Nello Scavo di Avvenire. I due giornalisti italiani sono autori di importanti inchieste sulla Libia che hanno denunciato le torture alle quali vengono sottoposti i migranti in Libia dali stessi uomini delle milizie, interlocutori delle autorità italiane e europee. In particolare documentando il doppio ruolo di Abdurhaman al Milad, meglio noto come Bijiacapo dei trafficanti di uomini e comandante della guardia costiera libica di Zawyah,presente due anni fa, al tavolo delle trattative con le autorita’ italiane.

Dov’è la discontinuità con il precedente governo?

Nell’aprile del 2019 abbiamo assistito, hanno denunciato i giornalisti, a una violenta recrudescenza della guerra civile in corso dal 2014 che ha portato al bombardamento di un centro di detenzione nel quale sono morti 53 migranti. “Il memorandum affida i salvataggi dei profughi alla guardia costiera libica che non è organizzata secondo le norme del diritto marittimo e non opera seguendone le procedure. Invitiamo il governo a chiudere questa pagina vergogmosa ha detto Filippo Miraglia dell’Arci.  Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam ha chiesto l’istituzione di  “una commissione d’inchiesta” su quanto accaduto nei rapporti tra Italia e Libia e nel Mediterraneo e “una missione umanitaria europea “L’Italia – ha detto –  è sotto il giudizio della Corte europea per i diritti umani che si pronuncerà ad aprile, perché ha esposto persone alla schiavitù e a trattamenti disumani”. Nei centri di detenzione governativi sono rinchiusi circa 5 mila persone. Da tempo molte organizzazioni chiedono venga attivata dall’Unione Europea una evacuazione umanitaria. Umentre Cesare Fermi di Intersos ha valutato  la proroga dell’accordo “gravissima dal punto di vista umanitario”. “Non vogliamo  essere complici di un memorandum siglato il 2 novembre, giorno dei morti” ha aggiunto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. Anche dal punto di vista giuridico il Tavolo ha messo in evidenza i motivi per opporsi al rinnovo dell’accordo. “L’Articolo 80 della Costituzione, ha detto l’avvocato Antonello Ciervo dell’Asgi, prevede che siano le Camere a ratificare trattati internazionali di natura politica che implicano anche l’impiego di denaro dei contribuenti” . Il memorandum con la Libia è certamente un accordo politico, inoltre prevede l’impiego di risorse sottratte dal Fondo per l’Africa: dal 2017  oltre 150 milioni di euro sono stati utilizzati per pagare la formazione del personale impegnato nei centri di detenzione libici e per fornire mezzi per il pattugliamento in mare e in terra alla guardia costiera,  una scelta che non è  stato votato con una discussione in Parlamento. “Il nuovo governo – ha concluso l’avvocato – ha assicurato discontinuità sulla politica migratoria rispetto al precedente, ma il primo atto firmato dal ministro Di Maio, appena insediato, è stato quello di istituire l’elenco dei paesi sicuri in ottemperanza al decreto sicurezza  del ministro Salvini”.

Francesca Cusumano
(30 Ottobre 2019)

Leggi anche:

Rimandati all’inferno

Dalla Nigeria il percorso delle vittime di tratta

Set them free: la nercessaria evacuazione dalla Libia