Una scuola inclusiva ha bisogno di dialogo e condivisione

Il seminario di Piuculture, un momento di riflessione per favorire l’integrazione scolastica

L’integrazione scolastica degli alunni stranieri è un processo complesso che richiede momenti di riflessione condivisa tra i vari soggetti che ne sono protagonisti. Per una scuola inclusiva è il titolo del seminario che a questo scopo il II Municipio e l’associazione Piuculture, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Formazione Roma3, hanno organizzato per il prossimo 28 ottobre: un momento di riflessione che vuole indicare la direzione in cui lavorare per assicurare a tutti il diritto allo studio e il successo scolastico, come precondizione per costruire una società multietnica pacifica e democratica. Si articolerà su tre versanti: il modello del fare rete nel territorio, la collaborazione fra le scuole e il ruolo del volontariato.

didattica interculturale in una scuola di Prato
didattica interculturale in una scuola di Prato

All’iniziativa parteciperanno amministratori locali, istituzioni scolastiche e associazioni di volontariato, perché – spiega Amalia Ghisani, presidente di Piuculture – “per favorire l’integrazione di bambini e ragazzi stranieri e delle loro famiglie bisogna agire in una logica di rete tra istituzioni, scuole, associazionismo, famiglie e comunità. Questo già avviene in molte realtà del Paese, soprattutto al Nord, dove il tema dell’inclusione viene affrontato attraverso Patti territoriali fra i soggetti indicati; alcune di queste esperienze verranno riportate nel seminario. A Roma, invece, mancano azioni concrete e strutture finalizzate alla costruzione di una strategia politica condivisa nel territorio. Non c’è ancora questa sensibilità, anche se la percentuale di alunni immigrati a Roma e nel Lazio è perfettamente in linea con i dati nazionali. Ciò non significa che non ci siano esperienze virtuose nelle scuole romane, ma non vengono messe a fattor comune”.

In che modo le buone pratiche possono essere di stimolo anche per scuole e territori meno sensibili a una strategia di inclusione e condivisione?

Innanzitutto bisogna farle conoscere, per questo al seminario abbiamo invitato dirigenti scolastici e docenti di tutti gli istituti del Municipio. Vogliamo favorire il dialogo tra scuole, sollecitarle a collaborare in vista della creazione di una rete. L’aspetto centrale su cui si deve focalizzare l’attenzione delle scuole è la didattica: il carattere comune alle diverse esperienze positive di integrazione è che si basano su una didattica innovativa che rompe la rigidità del modello frontale spiegazione – apprendimento – verifica, ed è sulla base di questo tipo di didattica che si realizzano sinergie con altri soggetti.

un laboratorio di L2 di Piuculture
un laboratorio di L2 di Piuculture

Che ruolo ha il volontariato in questo processo?

Un ruolo importante nella logica della sussidiarietà. Da anni la nostra associazione realizza nelle scuole con cui stipuliamo convenzioni dei laboratori per l’apprendimento dell’italiano, nella convinzione che il possesso della lingua sia la condizione necessaria per qualsiasi processo di integrazione. Sono le scuole a richiedere il nostro intervento, che si caratterizza per una impostazione relativamente formalizzata: durata di 7-8 mesi, continuità della presenza dei docenti volontari, metodologia didattica laboratoriale. Organizziamo anche corsi di L2 per genitori, promuoviamo iniziative interculturali, contribuiamo con vari strumenti al dialogo con le famiglie ecc. C’è però ancora molto da lavorare perché la nostra attività sia considerata parte integrante del progetto educativo della scuola, stabilendo una vera “alleanza pedagogica” fra volontari e docenti curricolari.

Come si combattono i pregiudizi secondo cui la presenza di alunni immigrati abbassa la qualità della didattica?

È un’idea diffusa e tutte le scuole fanno i conti con genitori che pongono questo problema. Per superarlo serve innanzitutto la conoscenza delle pratiche positive, le quali dimostrano che più la didattica si arricchisce di apporti diversi più diventa efficace. Un esempio di didattica inclusiva l’ho visto in opera nell’IC di via Micheli, dove ci sono 17 nazionalità: un’insegnante d’arte, attraverso il disegno, è riuscita a valorizzare le diversità, ha allestito una mostra e organizzato iniziative coinvolgendo i genitori e le diverse comunità del territorio, insomma ha costruito una sensibilità collettiva assolutamente eccezionale.
Dal punto di vista numerico, nel panorama della scuola italiana gli oltre 800.000 alunni stranieri costituiscono una componente tutto sommato marginale (meno del 10%), ma bisogna essere consapevoli che si tratta dell’inizio di un percorso e che l’integrazione è la sfida del futuro.

 

Seminario “Per una scuola inclusiva”. Aula consiliare Municipio II
via Dire Daua 11 – Lunedì 28.10.19, h. 9.30-13
 

Luciana Scarcia
(21 ottobre 2019)

 

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