Le ragazze della rivoluzione e il Kurdistan in un docufilm

 “Le ragazze della rivoluzione”, film documentario di Giancarlo Bocchi, attraversa Makhmour, Sinjar e Kirkuk, tre località del Kurdistan iracheno, per narrare le vite, le esperienze e le ragioni delle tenaci donne combattenti. Presentato in anteprima assoluta mercoledì 13 novembre in occasione della diciottesima edizione dei RIFF Awards, al Nuovo Cinema Aquila, il film è il primo della serie “Freedom Woman”, progetto documentaristico indipendente e autofinanziato, che porta sul grande schermo le azioni e le storie delle donne combattenti di diverse zone del mondo. Le riprese di Le ragazze della rivoluzione sono state realizzate prima che la situazione per i  curdi giungesse all’attuale condizione di criticità sopratutto in Siria. Il film è stato prodotto anche grazie ad una campagna di crowdfunding che ha permesso di supportare piccole spese di post-produzione.

Resistenza e parità di genere

Le combattenti, voci narranti della pellicola, vengono riprese durante la quotidianità, fatta di confronti, dialoghi e sorrisi ma anche di veglie e azioni al fronte. Le donne si alternano nel raccontare la propria esperienza personale, i propri sacrifici e le proprie rinunce nonché la resistenza esercitata nei confronti dell’Isis e le tragiche morti di compagni e compagne. Nonostante le protagoniste siano donne, dalla loro auto narrazione si evince quanto la loro scelta non debba essere interpretata come un esempio eccezionale di intraprendenza femminile, un caso isolato e straordinario, ma come una chiara e naturale espressione di parità di genere. “L’uomo e la donna insieme hanno cominciato questo cammino di uguaglianza nella società” sottolinea Tamara, giovane donna combattente che ha fronteggiato le milizie dell’Isis nelle trincee di Kirkuk. Donne e uomini combattenti sin da giovanissimi, in prima linea non solo per il popolo curdo ma per le intere popolazioni minacciate di genocidio. “Anima, dignità, onore”, secondo una delle combattenti, sono le tre priorità per le quali è necessario non solo combattere ma resistere.

Resistenza e ideologia

Giancarlo Bocchi, regista e scrittore già noto per aver documentato storie sui conflitti in zone diverse del mondo, ha trascorso qualche giorno in compagnia delle combattenti mentre si spostavano, quotidianamente, da una località ad un’altra. Le combattenti appaiono caratterizzate da un profondo sentimento ideologico, in pochi altri momenti la narrazione assume uno spessore più viscerale, sentimentale. Sono le più temute dalle milizie dell’Isis: secondo gli jihadisti essere sconfitti ed uccisi da una donna comporta l’immediata discesa negli inferi più profondi ma essere uccisi da un gruppo di donne auto organizzate, auto finanziate e auto addestrate ha conseguenze certamente peggiori. L’esercito curdo, però, soffre uno svantaggio strumentale: come sottolinea il regista, ed è possibile anche notarlo in alcune scene, le combattenti e i combattenti non dispongono di una artiglieria pari a quella del nemico. Gli armamenti sono finanziati dalla popolazione curda che versa una tassa di supporto all’apparato militare.
In merito a come si evolverà questo critico capitolo della storia curda, Giancarlo Bocchi, testimone e divulgatore di questo prezioso materiale documentaristico, non sa cosa prevedere se non che “la crisi attuale muterà in modo negativo ed Erdogan non si fermerà”.

Giada Stallone
(13 novembre 2019)

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