I rimpatri volontari assistiti promossi dall’OIM

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Il 5 dicembre presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università Roma Tre gli studiosi di diritto dell’immigrazione dell’ASGI, in collaborazione con la International Protection of Human Rights Legal Clinic, hanno parlato del ruolo delle organizzazioni internazionali coinvolte nel fenomeno migratorio, con particolare attenzione al ruolo dell’OIM nei processi di esternalizzazione delle frontiere attraverso la pratica dei rimpatri volontari assistiti. Un caso recentemente portato alla luce riguarda i campi di transito gestiti dall’OIM in Niger, che servivano nei fatti come veri e propri centri di rimpatrio, perdendo così l’originaria funzione di smistamento dei migranti verso paesi terzi sicuri. L’OIM, Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, è stata fondata nel 1951 a Ginevra, ad oggi conta 173 Stati membri ed è la principale organizzazione intergovernativa in ambito migratorio, le cui attività spaziano dalla lotta al traffico di esseri umani e all’immigrazione irregolare fino a progetti finalizzati al rimpatrio o al reinsediamento dei migranti.

Cosa sono i rimpatri volontari assistiti

Il rimpatrio è un diritto personale di un rifugiato o di un migrante a tornare nel proprio paese di origine in condizioni specifiche di sicurezza, stabilite in vari strumenti internazionali di tutela dei diritti umani. Con il termine rimpatrio volontario assistito si intende il rientro nel paese di origine di un cittadino di uno Stato terzo sulla base di una volontà liberamente espressa, con il supporto sia logistico che finanziario di un’organizzazione internazionale. Il principio di volontarietà tuttavia non può non tener conto di due importanti variabili, quali le condizioni del paese di origine e la situazione nel paese di asilo, che deve garantire le condizioni per una libera scelta. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha inoltre stabilito che non è mai possibile rimpatriare una persona nel suo paese d’origine se ciò significa mettere a rischio la sua vita, anche se ha commesso un reato e ha perso il diritto alla protezione internazionale.

Una foto dalla conferenza

Il ruolo controverso dell’OIM

Gran parte dell’azione dell’OIM si concentra sui rimpatri volontari assistiti verso 27 paesi, principalmente africani, finanziati con i fondi erogati dall’Unione europea. La pratica dei rimpatri volontari assistiti, infatti, è uno strumento cui i paesi europei hanno fatto sempre più ricorso a partire dal 2017 per risolvere la questione degli stranieri irregolarmente presenti nei propri territori, che non possono essere rimpatriati se non a costi altissimi in assenza di accordi di rimpatrio con i paesi di origine.
Pascaline Chappart, antropologa francese, si è interrogata sull’effettiva volontarietà dei rimpatri, che spesso assumono i connotati di una forma addolcita di deportazione, poiché spesso non si tende a non voler conto dell’effettiva condizione dei paesi di origine. La realtà, infatti, è che in assenza di alternative più favorevoli molti migranti sono stati semplicemente costretti a tornare nei paesi di origine da cui avevano tentato di fuggire mettendo a repentaglio la propria vita, come testimonia il caso dei migranti in transito illegalmente detenuti nei campi di detenzione libici. Una volta liberati, dopo aver subito detenzioni arbitrarie e trattamenti inumani o degradanti, non potranno che accettare di aderire alla proposta di rimpatrio avanzata dalle organizzazioni come l’OIM, poiché non gli vengono presentate altre soluzioni, essendogli preclusi canali preferenziali di accesso nel territorio europeo, pur avendo nel frattempo maturato o spesso addirittura incrementato i requisiti per richiedere la protezione internazionale.

Vittoria Paterno
(11 dicembre 2019)

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