MedFilm Festival 2022: la giuria internazionale Piuculture

Il MedFilm Festival torna per la sua XXVIII edizione, dal 3 al 13 novembre, con un ricco programma che interesserà il Cinema Savoy, il Museo Macro, la Casa delle Letterature e la piattaforma ITsART. Saranno 65 i film in concorso per il festival di cinema più longevo della Capitale, che abbraccia la cinematografia dell’intero bacino del Mediterraneo. Piuculture parteciperà, come consuetudine, con la sua Giuria Internazionale, composta da 6 giurati provenienti da quattro continenti: Asia, Africa, America e Europa.
Scopriamo insieme chi sono i giurati Piuculture attraverso le prime due interviste a Tetyana Tarasenko Kuzyk e Carlos Hernan Quiroz Serrano.

medfilm festival 2022

Tetyana: portare l’impegno al cinema

Tetyana Tarasenko Kuzyk

Tetyana, una laurea in Lingue e una carriera di insegnante di inglese nel suo Paese, è arrivata a Roma dall’Ucraina 22 anni fa ed è stato amore a prima vista: la storia millenaria, l’arte e la cultura hanno fatto della Capitale la sua nuova patria elettiva. Qui si è subito impegnata nell’associazionismo della diaspora, in primis lavorando per la sua comunità, allargando poi la propria azione a tutte le altre persone con un percorso migratorio alle spalle, indipendentemente dalla provenienza. L’impegno si è concretizzato anche sul versante politico: è stata infatti eletta Consigliera Aggiunta per il Continente Europa non comunitaria presso l’Assemblea Capitolina.
In seguito all’invasione russa dell’Ucraina, si è dedicata e si dedica tuttora all’accoglienza dei profughi ucraini adulti e bambini, promuovendo corsi di italiano e corsi professionali.

Mediterraneo per me significa movimento, scambio non solo di cultura ma anche e soprattutto di persone. Se penso ai Paesi che si affacciano su questo mare, mi viene subito in mente una rete di legami che abbraccia la Spagna, l’Italia, la Grecia e il Nord Africa. Legami che sono creati anche dai movimenti delle persone che utilizzano questo mare per spostarsi. Raccontare il Mediterraneo oggi significa mettere bene in risalto questo aspetto”.
Il Mediterraneo, dunque, come elemento che unisce e che divide nello stesso tempo. Lo sa bene Tetyana che, impegnata da anni nelle associazioni della diaspora, conosce da vicino la condizione di chi ha affidato alle acque di questo mare le proprie speranze per il futuro.

Il cinema è uno strumento potente che permette di trasmettere emozioni attraverso il racconto della quotidianità delle persone, la loro vita, le loro aspirazioni e i loro sentimenti. Ho sempre apprezzato del cinema italiano la sua capacità di raccontare i legami e le relazioni tra le persone: mi piacerebbe ritrovare questo aspetto anche nei film che andrò a valutare. Vorrei, inoltre, che i film raccontassero dell’immigrazione, ma non parlando sempre di sbarchi, traversate e cose simili. Mi piacerebbe che il cinema si soffermasse a narrare il mondo delle diaspore, della fatica dell’integrazione ma anche del lavoro delle associazioni che si occupano di fornire aiuto in questo processo. Ci sono molte associazioni di questo tipo gestite direttamente dalle diaspore, ma non si conoscono molto e hanno pochi spazi di riconoscimento. Più in là nel tempo mi piacerebbe che i registi riuscissero a raccontare anche la storia della diaspora ucraina dal 2014 in poi. Il cinema è sicuramente uno strumento molto potente in questo senso: può dare voce e può aiutare a capire”.

Carlos: il cinema che insegna e unisce

Carlos Hernan Quiroz Serrano

Carlos, peruviano classe 1958, da 31 anni vive e lavora a Roma. Di professione mediatore interculturale, è stato presidente della comunità peruviana romana. Da diversi anni si occupa  quotidianamente delle varie problematiche sociali della grande comunità latinoamericana locale: accesso ai servizi pubblici – come sanità, edilizia popolare – e assistenza nelle pratiche burocratiche. Oggi, grazie alla lunga esperienza maturata sul campo, è presidente dell’Associazione Euro-Latina che offre servizi di orientamento e mediazione agli immigrati nella Capitale.

Non ho il Mediterraneo nel mio passato e nella mia infanzia, il mio mare per molto tempo è stato l’Oceano Pacifico. Quando studiavo in Perù nel mio immaginario il mar Mediterraneo rappresentava una fonte di meraviglia, sia per la storia delle civiltà sorte intorno ad esso ma anche per la bellezza dei paesaggi che bagna. Oggi, dopo tanti anni che vivo in Italia, questa immagine si è andata un po’ modificando: accanto alla meraviglia, questo mare mi suscita anche molta tristezza, perché sulle sue acque si consumano quotidianamente le tragedie dei migranti che perdono la vita per attraversarlo.”

Appassionato di film western, ma niente affatto esperto cinefilo per sua stessa ammissione, Carlos ha un’alta concezione del cinema come mezzo di comunicazione. “Il cinema per me è un grande strumento capace di unire le persone e i popoli anche a grande distanza, perché permette di conoscere culture e Paesi lontani. I film di Sergio Leone, per esempio, sono stati per me uno strumento per entrare in contatto con l’Italia, per comprendere i suoi gusti, il suo immaginario. Oggi in America Latina ci sono molti registi di origine italiana, di seconda o anche di terza generazione, che fanno film sul continente americano con uno sguardo diverso e originale. Credo nella capacità del cinema di raccontare in maniera completa i vari aspetti della vita umana, soprattutto quando si tratta della vita quotidiana delle persone. Penso che oggi attraverso i film si possa promuovere al meglio la conoscenza del mondo ricco e composito delle migrazioni, per cancellare tutte quelle immagini negative di morti e tragedie, magari mostrando la vita quotidiana dei migranti che abitano le città del Mediterraneo.”


Visita il sito ufficiale del MedFilm Festival


Silvia Proietti
(19 ottobre 2022)

Leggi anche: