Artisti stranieri in residenza: incursori visionari a Roma

Le Residenze per artisti stranieri sono istituzioni culturali adibite ad accogliere, per un determinato periodo di tempo, creativi coinvolti in progetti inerenti la comunità ospitante. Oltre all’alloggio, sono messi a loro disposizione atelier/studi dove potersi esprimere in totale indipendenza, e aree dove esporre i risultati del proprio lavoro. L’artista vive, così, all’interno di una bolla protetta, ma suscettibile di incursioni nell’ambiente esterno: proiettato al di fuori del suo consueto spazio di azione, è spinto ad interagire con un contesto a lui estraneocercando di illuminarlo da una diversa prospettiva. Quanto più l’artista riuscirà a lasciarsi coinvolgere da tale contesto – e al tempo stesso coglierne l’essenzatanto più la sua opera sarà visionaria.

Il progetto “Unguens” di Raquel Buj per l’Accademia di Spagna, nel tunnel dell’Accademia di Romania

Residenze per artisti: identikit del borsista

Ogni anno le Accademie dispongono per i propri connazionali di borse di studio per artisti. Nei bandi si forniscono tutte le informazioni necessarie per proporre la propria candidatura. Solitamente, vengono definiti “borsisti” i titolari di un soggiorno di 10 mesi (ottobre-giugno), mentre “artisti in residenza” coloro che vengono accolti per progetti specifici di più breve durata (dalle 4 settimane ai 3 mesi).

Oltre all’esperienza di vivere in un paese straniero e di sperimentare nuove contaminazioni nel proprio percorso artistico, il beneficio che ne traggono gli assegnatari è l’affermazione di una credibilità professionale a livello internazionale. Ad ogni modo, da un monitoraggio delle Residenze Artistiche in Italia, commissionato nel 2016 dall’allora Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, è emerso che, benché non vi siano preclusioni in base all’età, al contrario l’expertise rappresenta una pre-condizione per assumere la titolarità di una Residenza in tutte le Accademie pubbliche. Più del 60% dei titolari, infatti, è risultato attivo nel proprio campo da almeno 15 anni.

L’ambito artistico che può partecipare ai programmi di residenza riguarda in prevalenza le arti visive, ovvero: disegno, pittura, scultura, fotografia, cinema, videoinstallazioni, ma anche progetti di architettura sperimentale.

Villa Medici Accademia di Francia a Roma

Residenze per artisti: le origini 

Tra le origini delle Residenze per artisti vi fu la necessità, da parte delle istituzioni, di superare la limitata sfera del collezionismo privato, reo di aver allontanato l’espressione artistica dal tessuto sociale prevalente nel territorio. Se, da una parte, la protezione sotto l’ala del mecenatismo delle casate nobiliari consentiva il preservarsi di un circuito artistico, dall’altra, questa lo alienava dalla comunità. Assicurare la sussistenza materiale dell’artista non ancora affermato attraverso strutture che fornissero vitto e alloggio, e le risorse necessarie per il proprio lavoro, ne sottraeva l’opera all’elitarismo, e, di fatto, determinava la nascita di un mercato dell’arte che interessava anche gli strati sociali intermedi, quelli di una borghesia sempre più ansiosa di emancipare il proprio status sociale. 

ll Grand Tour, Winckelmann e l’arte oltre confine

Il desiderio dell’apprendista del XVII secolo di studiare i maestri del passato per carpirne i segreti che hanno reso vivi una tela o un blocco di marmo, ma anche la necessità di confrontarsi con i contemporanei al di fuori dei confini del proprio paese, portò all’esigenza delle prime residenze d’artista all’estero. Il viaggio, che già con il Grand Tour era diventato itinerario di istruzione per le classi più abbienti, si rese strumento educativo anche per gli artisti emergenti più meritevoli, senza distinzione di censo. Soprattutto grazie agli studi del Winckelmann, Roma divenne meta obbligata, con la sua enorme concentrazione di arte antica. Surplus che non di rado conduceva a crisi creative per sovraccarico di stimoli.

“Roma Antica”, dipinto di Giovanni Paolo Panini del 1757

Accademie e Istituti di cultura per artisti a Roma

Le Accademie e gli Istituti di cultura sono rappresentanze periferiche gestite dagli omologhi Ministeri dei paesi di appartenenza. Sono luoghi di promozione della cultura nazionale all’estero, nonché di mutuo scambio con la cultura del posto. Ma, soprattutto, servono da piattaforma di relazioni per i connazionali che desiderano mantenere vivo il legame con la propria terra d’origine.

Principali Accademie e Istituti di cultura straniera a Roma che assegnano borse di studio specificatamente per artisti sono:

Accademie a Roma: la mostra collettiva

La maggiorparte delle Accademie è production-based, ovvero ha come obiettivo la realizzazione, da parte del residente, di un’opera – o di un insieme di opere – che verrà esposta a conclusione del periodo di soggiorno, e della quale il processo creativo è parte integrante. Quindi, non più un “envoi de Rome”, come si usava fino ad un secolo fa, cioè l’invio di un’opera al paese di provenienza per la valutazione del lavoro svolto, bensì una mostra collettiva di tutti i borsisti, aperta al pubblico e ai galleristi, forse più di ogni altro determinanti per la gratificazione di un artista. 

Accademia Tedesca Villa Massimo a Roma

“Spazi Aperti”: la call for artist dell’Accademia di Romania

Appuntamento che chiude la primavera della capitale da ormai più di due decadi, la collettiva dell’Accademia di Romania rappresenta forse l’unica occasione in cui gli artisti residenti delle diverse Accademie possono confrontarsi direttamente, intersecando i loro rispettivi percorsi di ricerca. Fin dalla call for artist, che avviene mesi prima dell’allestimento, e lungo tutto l’arco di gestazione della mostra, “Spazi Aperti coinvolge in ogni sua fase i borsisti che ne aderiscono”, spiega Alexandra Boanță, responsabile per i programmi di promozione culturale dell’Accademia. “Gli artisti coinvolti, unitamente al coordinatore e il curatore, concordano le modalità espositive, l’illuminazione e lo spazio dove collocheranno il lavoro scelto. La mostra non ha un tema a cui attenersi, e ciascun artista ha piena libertà di decidere quale opera esporre”, aggiunge Alexandra. 

Accademia di Romania a Roma

“Spazi Aperti”: l’evento coesivo delle Accademie straniere a Roma 

In quanto evento coesivo delle principali Accademie straniere a Roma, “Spazi Aperti” crea i presupposti per una possibile interazione tra i progetti artistici dei borsisti in un clima di stimolante autogestione. Un esperimento in fieri per mettere alla prova quanto, nella condivisione di uno spazio comune, questi possano influenzarsi reciprocamente, ovvero “come le diverse realizzazioni possano scontrarsi, e sfidarsi tra loro” afferma Liza Dieckwisch, vincitrice del Premio Roma 2022/23 di Villa Massimo. 

Pregnante è il dialogo a più voci tra i lavori degli artisti e gli spazi stessi dell’Accademia di Romania, che ne amplificano le suggestioni, e ne condizionano la fruizione da parte del pubblico, che diviene così partecipativa. È il caso dell’opera della spagnola Raquel Buj, collocata in fondo al criptoportico dell’edificio del 1933, che appare come una presenza fantasmatica che insieme affascina e inquieta. Già architetta e disegnatrice di moda sperimentale in biofabbricazione, con questo lavoro si rifà alla cura del corpo delle dame romane, e a gli unguenti che le stesse fabbricavano con materiali naturali nelle proprie cucine. Il progetto consiste nella creazione di un prototipo di indumento organico che riesca a sostituire l’involucro artefatto a favore di una pelle espansa che avvicini maggiormente l’individuo ai suoi simili e all’ambiente circostante.

Sulla sin.: fotogramma dal cortometraggio “Saturnalia” di Valentin Noujaïm, borsista a Villa Medici. In fondo: l’opera della Buj

Nel ventre di Roma

Può essere sufficiente un solo giorno, o possono non bastare dieci mesi, per immergersi davvero nel ventre di una metropoli come Roma. E la condizione iniziale in cui si trova l’artista che prende parte ad una Residenza è uguale e, per definizione, amplificata, a quella di un viaggiatore straniero che deve stabilire delle connessioni con un luogo a lui sconosciuto.

Laura White e Liza Dieckwisch hanno visto nella cucina tradizionale giudaico-romana una fonte di ispirazione che si accordava con il loro percorso artistico, e che gli avrebbe dato una chiave interpretativa della cultura del postoÈ in particolar modo attraverso il rapporto con il cibo e l’atto del nutrimento, infatti, che si definisce il singolo individuo, e insieme un’intera comunità. E quella della città eterna è una cucina arcaica, che solo nel corso dei secoli ha rimosso la natura viscerale da cui trae origine. 

British School at Rome

Sull’incontro di due artiste straniere a Roma

Durante il loro soggiorno, le due borsiste, titolari rispettivamente alla British School e all’Accademia Tedesca, condividono occasionalmente l’esiguo spazio di una cucina per le loro esplorazioni gastronomiche, muovendosi tra dolci da forno e interiora di agnello. Laura White approfondisce l’aspetto plastico, indagando, attraverso la modellazione degli impasti, le forme del pathos delle sculture del Bernini studiate tra le strade di Roma. Liza Dieckwisch, attirata dall’impatto visivo dell’amalgama degli ingredienti, e dalle sensazioni tattili provocate dalla loro consistenza, scatta numerose foto per i suoi lavori di pittura in rilievo: rappresentazioni materiche in dissoluzione, come congelate un attimo prima che si compia il disfacimento.

Un’immagine della prima esposizione congiunta delle opere di Laura White (sin.) e Liza Dieckwisch a “Spazi Aperti” 2023

Approcci artistici grazie ai quali riaffiorano elementi nascosti in profondità, che rimandano a primarie indistinzioni – individuali e collettive – dalle artiste trasferiti istintivamente nelle proprie opere, eludendo barocchi psicologismi.

 

 

Fabrizio Santomauro
(29 luglio 2023)

 

 

 

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