Gianni Amelio in concorso alle 81° Mostra del Cinema di Venezia con Campo di Battaglia, liberamente tratto da La Sfida di Carlo Patriarca.

“I medici possono fare del male per procurare del bene, ma è lecito il contrario?” È questo l’interrogativo che fa da sfondo e da guida allo svolgersi della trama. Stefano e Giulio, interpretati da Gabriel Montesi e Alessandro Borghi, due amici di infanzia, compagni di università alla facoltà di medicina, si trovano entrambi coinvolti in uno ospedale dove arrivano i feriti dai campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale.
Stessa formazione accademica, stesso ospedale, due interpretazioni opposte. Il primo, di buona famiglia, istrionico, in prima linea nel soccorso ai reduci del fronte. Il secondo, più riservato, pacato, al riparo tra le mura del proprio laboratorio.
L’interrogativo è: salvare vite anche a costo di sottrarle al fronte?
Ma più che l’indole è l’interpretazione del proprio ruolo all’interno del conflitto ad allontanare i due. Due visioni divergenti, antitetiche, figlie di tempi differenti.
La prima, quella di Stefano, totalmente in linea con una società che vede nel sacrificio per la Patria la massima aspirazione. E quindi i soldati vanno curati, per restituirli al fronte. Per ributtarli nell’inferno dal quale già una volta hanno fatto traumaticamente ritorno. In nome dell’onore.
L’altra visione invece, quella di Giulio, molto più vicina ai giorni nostri, pone l’individuo al centro. La sofferenza del singolo. E va così alla ricerca di soluzioni, rimedi, escamotage che permettano a questi ragazzi giovanissimi, catapultati al fronte da ogni angolo d’Italia, di fuggire da quella carneficina. Di riacquistare la propria vita. O almeno la speranza.
Il tutto però contravvenendo alle leggi in vigore all’epoca. Macchiandosi del peccato di cui vengono tacciati i disertori. Arrivando a rischiare la propria vita nel tentativo di salvarne delle altre.
Il ruolo delle donne nella medicina: una strada in salita
Al centro di queste due differenti Weltanschauung, così come al centro della contesa amorosa tra i due amici, viene a trovarsi Anna, Federica Rosellini, ex compagna di studi, relegata al ruolo di infermiera dai preconcetti del tempo riguardo la possibilità delle donne di fare carriera, di essere considerate capaci al pari degli uomini. Lei per prima vittima dei pregiudizi dell’epoca, ma non in grado di opporvisi fino in fondo una volta venuta a scoprire le trame di Giulio. Incapace di prendere una posizione netta nel contrasto tra patriottico senso del dovere e caritatevole coscienza individuale.
Sullo sfondo della vicenda un male sconosciuto che via via assume un ruolo sempre più centrale. Una epidemia che si abbatte indistinta e indistinguibile.
Nell’assistere al susseguirsi delle scene, lo spettatore non può esimersi dal trovare richiami con la realtà contemporanea, tanto riguardo l’analogia tra epidemia di spagnola di inizio ‘900 e quella da Corona Virus dei nostri anni, quanto per il divampare di guerre sempre più prossime.
Il film non si lascia andare a facili conclusioni tra cosa sia giusto e cosa sbagliato, ma si propone anzi l’obiettivo di dare evidenza di come il contesto storico e la realtà sociale in cui determinati eventi si realizzano possano offrire chiavi interpretative differenti.
Rocco Ricciardelli
(1 settembre 2024)
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