Con il conflitto armato in Medio Oriente ancora in corso cresce l’interesse mediatico nei confronti delle efferate azioni militari compiute a Gaza per mano del governo israeliano e si susseguono le manifestazioni di cittadini che chiedono un cessate il fuoco per impedire lo sterminio di civili innocenti. La Lega, alla luce di quanto sta avvenendo, ha deciso di presentare un disegno di legge finalizzato a vietare ogni espressione critica nei confronti dello stato di Israele. Il provvedimento, intitolato “Disposizioni per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo” e composto da tre articoli, è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali e si basa sulla definizione di antisemitismo formulata dall’IHRA, Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, con lo scopo di contrastare la proliferazione di episodi antisemiti registrati dopo il 7 ottobre 2023 e il negazionismo delle violenze contro le donne e i bambini israeliani. Il testo ha sollevato le proteste delle opposizioni che denunciano l’intenzione, da parte del centrodestra, di far passare una “legge bavaglio” con il pretesto della lotta all’antisemitismo e che finirà per reprimere qualsiasi critica al governo Netanyahu e alle sue politiche.
Il confine sottile tra odio e dissenso
La controversia nasce dalla “definizione operativa” ratificata dall’IHRA, secondo la quale per “antisemitismo” si intende una determinata “percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici”. Una formulazione vaga che rischia di porre sullo stesso piano antisionismo e antisemitismo: significherebbe equiparare le critiche allo stato di Israele all’odio e alle discriminazioni verso gli ebrei. Se il disegno di legge venisse approvato, chiunque denunciasse i crimini di guerra di Netanyahu potrebbe essere etichettato come antisemita ed essere censurato. Una limitazione “senza precedenti alla libertà di espressione, che arriva proprio mentre a Gaza si consuma un genocidio sotto gli occhi del mondo” recita una nota diffusa dalla senatrice del Movimento 5 stelle Alessandra Maiorino. Il testo presentato alle Camere prevede inoltre una serie di misure, di cui il secondo articolo fornisce un meticoloso elenco:
- creazione di una banca dati sugli episodi di antisemitismo;
- contrasto della diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete internet attraverso segnalazione e rimozione dei relativi contenuti;
- linee guida per le scuole;
- un piano di formazione rivolto a insegnanti ed educatori in merito alla conoscenza del fenomeno dell’antisemitismo;
- iniziative di formazione specifica per il personale delle Forze di polizia;
- promozione di campagne di informazione sui canali del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale;
- momenti di formazione nell’ambito di attività associative e sportive.
Tuttavia, a scuscitare maggiore allarme è stato il terzo articolo in cui si legge: “Il diniego all’autorizzazione di una riunione o manifestazione pubblica per ragioni di moralità […] può essere motivato anche in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”. Un rischio potenziale consentirebbe alla pubblica sicurezza di vietare le manifestazioni in piazza, i dibattiti pubblici e tutte le iniziative in cui si chiede la fine del genocidio e l’autodeterminazione del popolo palestinese. Un articolo insidioso anche perché andrebbe in contrasto con l’articolo 17 della Costituzione secondo cui le autorità possono vietare una riunione solo per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica. Per questa ragione, il disegno di legge è stato criticato in quanto avrebbe come scopo apparente solamente quello di bloccare, delegittimare e mettere a tacere le critiche al governo israeliano.
La denuncia di Avs: governo italiano complice di Netanyahu
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra hanno deciso di rispondere concretamente segnalando formalmente alla Corte penale internazionale il governo in carica per “complicità nel genocidio palestinese”. Nel corso di una conferenza tenutasi il 6 agosto nella Sala stampa della Camera dei Deputati, i due membri dell’opposizione hanno depositato la loro denuncia e puntato il dito contro Giorgia Meloni e i membri del suo governo accusandoli di essere co-responsabili dei crimini di guerra del primo ministro israeliano. “Non si tratta più di un conflitto: è un genocidio pianificato, con civili deliberatamente affamati, bombardamenti su scuole e ospedali, blocco degli aiuti umanitari. Netanyahu governa come un criminale che utilizza la fame e la distruzione come strumenti di sterminio di massa” ha dichiarato Bonelli, portavoce di Europa Verde e ha concluso così il suo intervento: “Meloni non vuole ascoltare il grido del popolo italiano che da mesi le chiede di condannare Netanyahu e fare di tutto per fermare l’orrore che si sta consumando in Palestina. Se ne assuma la responsabilità di fronte al Paese, alla giustizia e alla storia”.
Alessandro Masseroni
(8 agosto 2025)
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