The Voice of Hind Rajab: Gaza quando i bimbi chiedono aiuto

Per la regista tunisina Kaouther ben Hania che ha scritto e diretto The Voice of Hind Rajab presentato in concorso il 3 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia “l’invenzione narrativa, soprattutto quando trae spunto da eventi verificati, dolorosi e reali, è lo strumento più potente del cinema. Il cinema può preservare un ricordo. Il cinema può resistere all’amnesia”.

The Voice of Hind Rajab: richiesta di aiuto sospesa nell’aria

La regista dopo il pluripremiato Les filles d’Olfa, candidato all’Oscar come miglior documentario straniero, sceglie un inizio solare per il suo nuovo film: gli operatori e le operatrici della Mezzaluna Rossa che scherzano, chiacchierano, come in un qualsiasi ufficio del mondo, è il 29 gennaio 2024, li richiama all’ordine lo squillo di una chiamata. Dall’altra parte al telefono dalla Germania c’è lo zio di Hind Rajab, una bimba di Gaza di cinque anni. La piccola con la zia e altri famigliari è bloccata, in un’area di servizio, da un carroarmato che ha sparato su di loro mentre sono in fuga dalle macerie di Gaza.
Subito dopo la prima chiamata, ne arriva un’altra: al telefono è la zia, in macchina con Hind, disperata chiede aiuto, la linea è disturbata, si sentono degli spari, poi più nulla, cade la linea. La finzione si mescola con la realtà, ma le voci delle telefonate sono quelle reali, quelle delle vittime dell’attacco e quelle dei loro famigliari in Germania, registrate dall’Organizzazione Umanitaria.

The Voice of Hind Rajab: la guerra e l’impotenza degli adulti

La concitazione e l’emozione prende gli operatori della Mezzaluna Rossa che con diverso ruolo sono coinvolti nel soccorso: c’è chi, incaricato di accogliere le chiamate, rotto dall’emozione, passa il microfono alla donna che dirige il settore non solo perché il turbamento è troppo forte, ma anche in quanto ritiene che una voce femminile possa essere più capace nel tranquillizzare la bambina che implora a più riprese “Vieni a prendermi, vieni subito!”. C’è il responsabile degli interventi che deve assicurarsi una catena di autorizzazioni, il semaforo verde per far partire l’ambulanza che vada in soccorso di Hind, a cominciare dal Ministero della Salute. Non manca la psicologa che cerca di trovare per tutti, dalla piccola Hind, ai famigliari in Germania, agli operatori, parole di supporto anche nei momenti nei quali la rabbia e le accuse reciproche sembrano prendere il sopravvento. Tutto il film è ambientato all’interno della sede di Mezzaluna Rossa “la violenza rimane fuori campo”, spiega la regista, “È stata una scelta deliberata. Perché le immagini violente sono ovunque sui nostri schermi, sulle nostre timeline, sui nostri telefoni. Volevo concentrarmi sull’invisibile: l’attesa, la paura, il suono insopportabile del silenzio.”

The Voice of Hind Rajab:i bambini potranno credere in noi?

Quando il funzionario preposto agli interventi sul campo traccia sul vetro la distanza temporale, otto minuti, che separano la squadra di intervento da Hind e all’estremo del percorso da compiere disegna un otto orizzontale, che rappresenta l’infinito, sintetizza lo stallo della tragica situazione.
Impressionante la resistenza della piccola Hind, la sua tenace richiesta d’aiuto, la capacità di interloquire con gli adulti, di farsi guidare e di guidarli nei momenti nei quali paiono inadeguati o smarriti.
Kaouther ben Hania si interroga e ci interroga “Come si può accettare un mondo dove un bambino chiede aiuto, ma gli adulti non riescono a darglielo?”

Nicoletta del Pesco
(3 settembre 2025)

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