Wang Jibing, noto anche con lo pseudonimo di Shihuang, “il raccoglitore”, non è un poeta convenzionale. Di giorno, è un corriere che percorre le strade della Cina. Di sera e nel tempo libero, è un artista che ama raccogliere e poi riversare i propri sentimenti in poesie. Le sue opere, semplici e profonde, contribuiscono a ritrarre la Cina contemporanea e raccontano la società e la vita quotidiana della gente comune. In pochi anni ha scritto più di 6000 poesie e tutti lo conoscono come il “poeta-rider”.
La sua storia è stata immortalata in un documentario dal titolo Alle tre del pomeriggio: l’eco mondiale del poeta-rider, presentato presso Roma 9, il Centro di Scambi Economici e Culturali di Via dei Carpani 9, nel quartiere San Lorenzo. Una delle tante iniziative promosse a Roma in occasione del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, per promuovere la cultura cinese contemporanea e continuare a rinnovare uno scambio, non solo culturale, che dura da oltre 700 anni.
Il poeta rider: dal web alle librerie
Wang Jibing ha 56 anni ed è nato a Xuzhou. In seguito alla politica di “riforma e apertura”, negli anni 80 fa parte dei lavoratori migranti della prima generazione e lavora come facchino, dragatore, camionista e ambulante. A Kunshan, nel 2018, diventa un rider e correndo sullo scooter da una parte all’altra della città, sempre in lotta contro il tempo e senza quasi accorgersene, in pochi anni scrive quasi 6000 poesie.
Si è dato il soprannome di Shihuang, “raccoglitore”, perché per lui scrivere equivale ad una raccolta interiore di emozioni. Scrive ispirato dalla realtà che osserva e per questo pensa che le sue poesie abbiano un valore sociale piuttosto che letterario, perché parlano della gente comune e della vita quotidiana delle persone umili. Per questo suo descrivere in modo semplice realtà condivise da tanti, ha avuto grande risonanza sul web con oltre 20 milioni di visualizzazioni e tantissimi, non solo cinesi, si sono riconosciuti nei suoi versi.
Le cinque raccolte pubblicate, tra le quali Gente che corre contro il tempo, Amo goffamente questo mondo e Volo a bassa quota, non sono rimaste confinate in patria ma sono state diffuse su riviste di poesia e letteratura in tutto il mondo e presto saranno tradotte in inglese e francese.
In Italia, nel 2024 la rivista Internazionale ha pubblicato Alle tre del pomeriggio, grazie al lavoro accademico di Martina Benigni che a Shangai si imbatte casualmente in questa poesia e, colpita dalla semplicità di questo poeta, decide di contattarlo.
Martina, in cinese Lin Mingyue
La storia di Wang Jibing e di Martina Benigni si intrecciano casualmente a Shangai, dove Martina Benigni sta trascorrendo un periodo di studi. Dottoranda in Civiltà dell’Asia e dell’Africa presso l’Università La Sapienza, studentessa di cinese da quasi dieci anni, Martina (o Lin Mingyue, il nome che le è stato dato in Cina) sugli scaffali di una piccola libreria del Campus universitario si imbatte in Volo a bassa quota, una delle cinque raccolte pubblicate da Wang Jibing. Viene colpita da una poesia in particolare, che descrive un’immagine: un momento vissuto alle tre del pomeriggio, quando il rider si trova in un piccolo ristorante per ritirare un ordine e vede la proprietaria e la sua bambina riposare tranquille.
“Nei suoi versi si sente la dolcezza e l’amarezza della gente comune”, ricorda Martina. Anche suo fratello, a Roma, è un rider, e sebbene sia stata scritta in Cina, i versi di questa poesia risvegliano in lei sentimenti universali e decide di tradurla in italiano. Grazie ad un amico cinese riesce a mettersi in contatto con Wang Jibing e con l’aiuto della professoressa Silvia Pozzi dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, la traduzione italiana di Alle tre del pomeriggio viene pubblicata su Internazionale.
Un anno dopo, tornata nuovamente in Cina, Martina sale su un treno perché vuole conoscere personalmente questo singolare rider poeta e donargliene una copia: il documentario Alle tre del pomeriggio: l’eco mondiale del poeta-rider racconta quest’incontro.
La poesia come ponte
Wang Jibing è un uomo semplice, che ha studiato pochissimo, eppure ogni volta che può trasferisce alla carta ciò che raccoglie dalla vita quotidiana. Il suo desiderio è che, attraverso le sue poesie, i lettori possano comprendere meglio la Cina di oggi ed i suoi abitanti, la vita amara e faticosa della gente più semplice, in un Paese che continua a cambiare in modo inarrestabile. “Se la vita è amara la poesia è il mio zucchero, il dono più dolce che mi ha regalato la vita”, racconta mentre sorride alla telecamera.
Considera la poesia uno strumento capace di avvicinare persone anche molto diverse e geograficamente lontane, che si riconoscono come parte di un’umanità più grande di quella chiusa all’interno dei propri confini. “Io non emano luce, è il mondo che mi illumina”, scrive come dedica sul libro che regala a Martina, e aggiunge: “incontro sempre belle persone”.
La proiezione del documentario, gli interventi che sono seguiti nel corso della serata, il suono antico dello guzheng suonato da Gao Chuanyuan, i brani cantati in cinese da Giacomo Colaci ed Eleonora Spesso, la lettura delle poesie tradotte dagli studenti dell’Università di Urbino, Roma 9 che ha ospitato l’evento e le attività promosse negli anni dalla sua direttrice Hu Lanbo, sono state tutte manifestazioni del desiderio, da parte della comunità cinese, di aprirsi al dialogo per costruire ponti, per promuovere l’integrazione anche attraverso la cultura condivisa.
Alle tre del pomeriggio, di Wang Jibing
La donna dorme
La figlia tra le braccia
Dorme anche lei
Dopo pranzo
Nel ristorantino di specialità di Shaxian
Sul divano nell’angolo
La giovane proprietaria
E la sua bambina
Un sogno abbracciato all’altro
In sogno
Ritiro l’ordine e me ne vado in punta di piedi
Come un ladro
Rubando ai loro sogni
La parte di duro lavoro e fatica
Natascia Kelly Accatino
(13/12/25)
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