Cutro, Calabria, Sicilia: diamo nomi a quei corpi

Quindici nomi: padri, madri, figli, sorelle, vogliamo dare nome, origine a quei corpi arrivati sulle spiagge di Sicilia e Calabria, non legni di imbarcazioni naufragate, persone. Dobbiamo provare a pensarli nella loro vita quotidiana, come affetti con speranze, paure, sogni, non solo corpi, salvagenti arancioni.
E se fossero stati loro, i ragazzi che incontriamo ogni settimana al Laboratorio. C’è Kofi che è qui da un anno e parla  italiano perfettamente “l’ho imparato sentendo le canzoni, l’ho imparato online, l’ho imparato scrivendo, scrivendo” e c’è Hassan che l’anno scorso, a 18 anni non ancora compiuti, si interrogava sul fatto che “non ho ancora fatto nulla, nulla come uomo, per la mia famiglia” e intanto frequentava la scuola e nel tempo libero lavorava nel negozio di un parente e c’è Moussa che si rammarica di non aver capito che non doveva fare solo un elenco, ma doveva scrivere quello che aveva ascoltato, visto e toccato con i cinque sensi. E ancora Ousman che mentre osserva una foto del mare comincia a raccontare “Era buio, molto buio, si sentiva il rumore del mare, mi hanno detto di sedere a poppa perché ero il più alto, ma lì entrava il mare, mi toccava, avevo paura, non so nuotare”. Anno dopo anno arrivano dal Gambia, dalla Costa d’Avorio, dall’Egitto, dalla Palestina e da altri luoghi dell’Africa e dell’Asia, attraversano paesi fino al mare scuro che li separa dalla Terra Promessa, e continuano a stupirci, sono vestiti come i compagni italiani, scherzano come loro, amano la pizza e il calcio, ma hanno attraversato il mare.

34.266 migranti scomparsi nel Mediterraneo dal 2014

Spesso hanno avuto compagni di viaggio che non ce l’hanno fatta, lo IOM dal 2014 ha iniziato a contare i morti nel Mediterraneo attraverso il progetto Missing Migrants e ha registrato più di 81.859 migranti scomparsi nel mondo lungo le rotte migratorie, di cui 34.266 nel Mediterraneo.

Dati OIM
IOM’s Missing Migrants Project dates

Dati che documentato le morti in mare prima del 2014 sono stati raccolti dal giornalista Gabriele Del Grande nel suo blog Fortress Europe “Dal 1988 al 2016 sono morte lungo le frontiere dell’Europa almeno 27.382 persone, di cui 3.507 nel 2014, 4.273 nel 2015″. I numeri di Del Grande, allineati a quelli IOM, si basano “sugli incidenti documentati sulla stampa internazionale”. Analogamente ai dati raccolti da IOM, e come ha dichiarato la stessa organizzazione internazionale, si tratta di dati sottostimati.
E ancora più grave è che delle oltre 20mila persone scomparse, dal 1988 al 2016, più della metà dei corpi non siano stati ritrovati ed è tragico e macabro pensare cosa sia successo di loro.
Analizzando i dati IOM sulle morti e gli scomparsi del periodo 2014 – 2026 si apprende che il maggior numero di decessi e di dispersi si è avuto nel 2016 con un picco di 5.136 persone scomparse. Il 2020 è stato l’anno con il più basso numero di decessi e dispersi che comunque hanno superato i 1400 fra uomini, donne e bambini. Le persone scomparse hanno ripreso ad aumentare e nel 2023 sono state 3155. La situazione non migliora: i primi due mesi del 2026 non fanno sperare in una diminuzione delle persone che scompaio nel mar Mediterraneo perché, in poco meno di due mesi, sono già più di 600.

Il dolore più grande: l’incertezza sulla fine dei familiari

Il rischio di morte più elevato per i migranti è l’annegamento, tutti quelli che si apprestano a partire lo temono, e va tenuto conto che i numeri che si hanno sono ottenuti per difetto, dovuto al fatto che molti natanti spariscono nel nulla, senza che nessuno se ne accorga, salvo le famiglie che non hanno più notizie dei loro cari. L’impatto della scomparsa di un famigliare, ha una pesantissima intensità emotiva, forse ancor più grande quando non si ha la certezza della sua sorte.
IOM denuncia inoltre “l’inadeguatezza delle indagini e della raccolta dei dati post mortem dovuta anche al mancato collegamento con le famiglie dei dispersi” che sono i maggiori conoscitori delle persone scomparse, oltre che i più desiderosi di ritrovarli.
Ci si preoccupa dei numeri dei migranti che arrivano nel nostro paese e più in generale in Europa, ma il vero problema per una società che garantisca diritti e umanità non dovrebbe essere quanti migranti arrivino, ma quanti muoiano nel Mediterraneo.

Dopo 3 anni: Lettera dei familiari delle vittime di Cutro

A tre anni dal naufragio di Cutro del 25-26 febbraio 2023 la lettera scritta dai familiari delle vittime:

Noi, i familiari delle vittime del massacro di Cutro. Noi, i sopravvissuti della Summer Love. È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari, che sono arrivati morti sulle vostre coste. Vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri; vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie – bambini, padri, madri, nonni – non siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari.

Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un’altra commemorazione. Alle promesse del vostro Primo Ministro non sono seguiti fatti concreti. I ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si sono realizzati. Nessuna delle altre promesse che i politici ci hanno fatto in questi anni è stata mantenuta.

Con le unghie e con i denti, con l’amore per la verità, faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: perché vi siete dimenticati di noi? Vogliamo tornare il prossimo febbraio e non sentirci soli nella notte di Steccato di Cutro, in balia di un mare di promesse e lacrime che – ormai per il terzo anno consecutivo – non porteranno a nulla.

[Seguono i nomi delle famiglie]

Nicoletta del Pesco
(25 febbraio 2026)

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