
Manifestazione a favore Ucraina (foto di Alessandro Guarino)
Il 24 febbraio 2026 l’Ucraina celebrerà un triste anniversario: sono passati quattro anni dalla notte di quel 24 febbraio 2022 in cui i carri armati russi entrarono in Ucraina, attaccando da più direzioni. Da allora, la Russia ha intensificato la sua aggressione, gli avanzamenti territoriali però sono stati lenti e limitati: negli ultimi due anni ha conquistato l’1,5% del territorio ucraino e ora ne occupa circa il 20%. Secondo una stima del Center for Strategic and International Studie di Washington, i soldati russi uccisi, feriti o dispersi in quasi quattro anni di guerra, sono circa il doppio di quelli ucraini: complessivamente 1,2 milioni di soldati russi sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi, e 600mila ucraini. Inoltre, l’impatto economico, sociale e umano di questo conflitto è catastrofico per i diritti umani di milioni di persone.
Quest’anno, un inverno particolarmente rigido e il bombardamento sistematico della Russia di centrali elettriche e infrastrutture civili stanno mettendo a dura prova la popolazione civile. Solo a Kiev, fino a due milioni di persone sono rimaste senza luce e senza riscaldamento. Sono state quasi duecento le vittime per il freddo.
Marianna Soronevych: deve vincere il diritto internazionale non la logica del più forte
“È una tattica deliberata: colpire la popolazione civile per piegare un paese, fiaccarne la resistenza e costringerlo alla resa. Questo ha un nome preciso: crimine di guerra.” Racconta Marianna, giornalista ucraina in Italia. Marianna è anche un’attivista che partecipa agli eventi organizzati a sostegno della comunità ucraina.
Dopo 4 anni, la popolazione civile cosa pensa di questa guerra, è d’accordo con le decisioni prese dal presidente Zelensky?
“Tutti pensano che Zelensky abbia fatto un ottimo lavoro finora, a dispetto della propaganda russa che cerca di sporcare la sua immagine. Nessuno vuole arrendersi, la popolazione civile non vuole vivere sotto la Russia, spera ancora nella vittoria” afferma con sicurezza Marianna “L’Ucraina ha preparato un accordo di venti punti, concordati con i leader europei, in risposta all’accordo di ventotto punti proposto dal presidente Trump. Nella proposta degli Stati Uniti ci sono dei punti inaccettabili: non siamo disposti a cedere i territori che vorrebbe la Russia, né al riconoscimento di queste cessioni da parte della comunità internazionale. In questo modo viene a mancare la certezza del diritto internazionale. La minaccia russa riguarda la sicurezza di tutto il mondo. Vogliamo una pace giusta e duratura.”
I giovani ucraini e la guerra: tra stanchezza e determinazione
Quattro anni di guerra hanno portato il governo ucraino al reclutamento forzato di uomini per la leva, molti sono i ragazzi che cercano di comperare l’esenzione o fuggire all’estero. Cosa ne pensa?
“Il popolo ucraino non voleva la guerra, non era preparato per combattere, non tutti sono pronti a morire. La stanchezza ormai è grande, ma purtroppo al fronte servono i soldati. In ogni famiglia c’è una persona che è stata chiamata al fronte. Ci sono giovani giorgiani, bielorussi, russi, ed anche italiani che si sono arruolati nella legione internazionale. Speriamo che la società internazionale riesca a fermare il conflitto, così nessuno sarà costretto all’arruolamento forzato.
I profughi ucraini in Italia: ora cercano l’integrazione
Quali sono i sentimenti della diaspora ucraina in Italia e a Roma?
“La preoccupazione principale della comunità ucraina a Roma è la guerra, i mariti e i figli grandi sono quasi tutti al fronte, in Ucraina la maggioranza ha parenti che non sono riusciti a venire via dal paese.”
Quanti sono i rifugiati ucraini in Italia, sono aumentati in questo ultimo periodo?
La comunità è aumentata notevolmente con l’inizio della guerra e l’arrivo dei profughi. Sono circa 200mila in maggioranza donne e bambini. Nessuno si aspettava quattro anni di guerra, inizialmente non cercavano un lavoro o d’integrarsi e imparare la lingua. Svolgevano attività che non richiedevano una professionalità specifica, solo per avere qualche soldo in più. A distanza di quattro anni, visto che il fronte avanza e tutta la parte est del paese è distrutta, alcuni non hanno più dove tornare e cresce il desiderio d’integrarsi.”
Tetyana Tarasenko Kuzyk: qui i profughi si sentono abbandonati dalle istituzioni
“Senza politiche serie per le donne, che sono la maggioranza della popolazione ucraina presente in Italia, la diaspora ucraina non potrà rafforzarsi. In altri paesi, come Spagna o Germania ci sono molti più uomini, qui no perché non ci sono possibilità di lavoro.” esordisce Tetyana, insegnante, attivista e direttrice della scuola ucraina di Roma Prestigio.
Cosa c’è che non funziona nelle misure previste dal governo italiano per l’accoglienza e l’integrazione dei profughi?
“Non c’è sufficiente supporto per aiutarli a trovare un lavoro, non ci sono tirocini lavorativi, non possano integrarsi e diventare un punto di riferimento per la diaspora, molti lasciano l’Italia e cercano lavoro in Francia o Germania oppure tornano in Ucraina, nelle regioni più lontane dagli scenari di guerra. Qui non funzionano nemmeno i centri per l’impiego, in Germania, se ti prendono in carico, ti assistono finché non ti trovano un lavoro.”
I profughi usufruiscono della protezione internazionale temporanea, estesa fino al marzo 2027, dell’accoglienza gratuita nei centri governativi o nelle strutture alberghiere, oppure del contributo di 300 euro per i primi tre mesi di permanenza, più 150 per i minori, non sono misure sufficienti?
“Le racconto una storia” continua Tetyana “Un padre solo con tre figli maschi, di cui il più piccolo è malato oncologico, è venuto a casa mia a chiedermi aiuto perché la Prefettura di Roma lo ha spostato dall’hotel di Roma ad un alloggio a Frosinone. I figli saranno costretti a cambiare scuola e non potranno frequentare la scuola ucraina, che al momento rappresentava per loro un sollievo, perché non capiscono ancora l’italiano. Questo papà si è rivolto a tutti: all’ambasciata ucraina, al Vaticano, a tutte le istituzioni, per provare ad opporsi a questo spostamento senza riuscirci e senza riuscire a ottenere un appartamento in affitto. Le persone hanno paura che lui, avendo un figlio molto malato, non paghi l’affitto.”
Siamo stati messi in stand by come se la guerra ci fosse da sempre
Le associazioni ucraine, che sostengono la diaspora, sono aiutate dalle istituzioni? “Gli attivisti ucraini come me, presidenti di associazioni culturali o di volontariato, da due anni non possono più fare conto sui progetti che erano stati avviati all’inizio del conflitto. Non abbiamo più patrnership con Organizzazioni internazionali come Unicef e Intersos o con le fondazione italiane. Sono terminati i finanziamenti già da un anno e mezzo. Noi possiamo contare solo sulle nostre forze” afferma, con amarezza, l’insegnante, in Italia da 25 anni e ora cittadina italiana. “Noi però continuiamo a lavorare e ad accudire i nuovi profughi che arrivano dalla capitale Kiev, da Kharkiv, Zaporizhzhia o Dnipro.
Come funziona la sua scuola in questo periodo, sono aumentati gli alunni?
“In Ucraina le scuole fanno lezioni online dal 2019, prima per il Covid poi per la guerra, la qualità dell’istruzione è peggiorata tantissimo ed ha creato problemi di socializzazione nei ragazzi in età scolastica.” spiega Tetyana,“In Italia le famiglie hanno bisogno di tutto, anche di materiale scolastico per i loro figli, e visto che noi non abbiamo più aiuti esterni e loro non possono pagare la quota associativa e neppure l’iscrizione, pagano per loro gli altri ucraini già in Italia. Possiamo contare solo sulla diaspora ucraina. Siamo stati messi in stand by come se fosse una guerra che c’è da sempre.
La diaspora ucraina è prevalentemente femminile e povera
“Il problema è che gli Ucraini in Italia sono poveri, io ad esempio ora sono disoccupata, sto cercando lavoro. Anche i servizi sociali sembrano non fare differenza tra rifugiati fuggiti da una guerra e persone provenienti da altre realtà. Il fatto che la mia famiglia abbia una casa in una zona di guerra dove non possono tornare, non dà diritto ad una casa popolare a mio padre invalido, che è costretto a vivere da otto anni con me e così è per tante altre famiglie. I parenti che vivono in Ucraina non lo capiscono, non possono credere che, dopo tanti anni in Italia, abbiamo problemi economici. Subiamo i problemi dell’occupazione come gli italiani. In Italia c’è una percentuale altissima di donne di mezza età arrivate nei primi anni 2000. Se prima della guerra in Italia l’86% della popolazione ucraina erano donne, ora siamo arrivati al 96% di presenza femminile. Donne che vivono con molte difficoltà: da una parte aiutano i parenti in Ucraina con la guerra, dall’altra devono aiutare i profughi qui, perché per loro sono un punto di riferimento.”
Irina Skab: il popolo ucraino è unito e resistente
“Sono rientrata da poco da Kiev, dove mi sono fermata due settimane, avevamo la luce solo due ore al giorno ma per fortuna avevamo il riscaldamento.” racconta Irina, assistente dell’ ambasciata d’Ucraina presso la Santa Sede. “Le persone anziane stanno vivendo molto male, tra il freddo e la neve, non riescono ad uscire da casa. Sono aiutate però dai giovani che portano loro la spesa a casa e li aiutano come possono.”
Con che stato d’animo si vive a Kiev?
“La popolazione è molto unita, non c’è differenza né di età, né di situazione sociale, non c’è disperazione, al contrario ho visto gente molto attiva, che si dà da fare. I negozi lavorano grazie ai generatori. Sono andata ad ascoltare concerti, sono stata all’Opera. Quando suona la sirena dell’allarme bombe, che avverte la popolazione, tutti lasciano le sale dei locali e scendono nei rifugi, ma appena termina il pericolo, gli spettacoli riprendono e si ritorna ai propri posti. La gente vuole vivere e vuole resistere.”
Il ruolo della Santa Sede nello scenario di guerra
“L’elemosiniere del papa, il Cardinale Konrad Krajewski, prefetto del Dicastero della Carità, ultimamente ha fatto partire per l’ Ucraina 80 generatori di corrente. Insieme ai generatori sono stati inviati anche farmaci, viveri e integratori. Altri aiuti stanno partendo dalla Diocesi di Bologna. La Santa Sede oltre agli aiuti umanitari, sta avendo un ruolo attivo nelle trattative per lo scambio dei prigionieri di guerra. Il cardinale Zuppi dialoga con l’ambasciata Russa dove si è recato molte volte. Ci sarà presto un incontro anche presso la nostra ambasciata con le famiglie dei soldati che sono stati fatti prigionieri.”
Gli ucraini non vogliono perdere la loro identità e non credono alla fine della guerra
Cosa si aspettano gli ucraini dai negoziati con la Russia e dalla mediazione del presidente Trump?
“Non si aspettano molto, la Russia vuole la cessione dei territori del Donbass, anche quelli che non ha conquistato, ma la popolazione ucraina è, per lo più, contraria ad uscire dalle proprie case o a vivere sotto l’occupazione russa. Non vogliono perdere la propria identità, tanto che molti ora usano solo la lingua ucraina, mentre prima parlavano anche il russo. Poi aggiunge, non nascondendo lo sconforto. “Gli ucraini non credono nei negoziati né pensano che la guerra finirà presto. Non si riesce a vedere la luce, una via d’uscita da questa terribile situazione.”
Nadia Luminati
(17 febbraio 2026)
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