Laboratori di L2 alle superiori: Israt e Samia le prime diplomate

Il 24 settembre è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il “Decreto scuola”, che porta la firma del Ministro Valditara, volto a limitare la presenza degli alunni “stranieri” nelle aule delle nostre scuole.

Arriva il decreto che limita la presenza degli alunni stranieri, perché ora?

Non è facile giustificare l’urgenza di un Decreto che, di fatto, troverà la sua applicazione nell’anno scolastico 2027/28 e neppure la sua necessità, dal momento che ricalca linee-guida già stabilite da precedenti interventi ministeriali, spesso disattese in quanto inapplicabili. Il Decreto è stato tra l’altro ridimensionato dall’intervento dei tecnici del Quirinale, che hanno eliminato incongruenze, espressioni indeterminate come chi sia lecito definire “straniero” e, soprattutto, le norme evidentemente discriminatorie e, di conseguenza, incostituzionali. Questi necessari correttivi non ne hanno però potuto cancellare l’intento profondamente discriminante nei confronti dei ragazzi figli di immigrati, anche se ora si sostiene che il suo scopo sia il loro potenziamento linguistico. A controprova di questa tardiva giustificazione, risulta che al momento i posti per la classe di concorso A23, cioè quella riservata agli insegnanti di L2, siano stati ridotti da 937 a 762. Dunque si assottiglia il numero dei docenti che dovrebbero essere utilizzati proprio negli istituti in cui la presenza di studenti non italofoni supera il 20%.
La realtà è che la scuola italiana non è ancora in grado di rimuovere, dove esistono veramente, gli ostacoli che impediscono l’esercizio del diritto all’istruzione, e non sarà questo Decreto a risolvere il problema. Ne è una prova la massiccia presenza delle Associazioni di Volontariato all’interno delle scuole e nei quartieri in cui bambini, ragazzi e adulti hanno in effetti bisogno di apprendere rapidamente la nostra lingua. Di fatto il Volontariato esercita oggi una forma di supplenza a compiti che spettano allo Stato.
Il racconto del percorso scolastico di due studentesse che nello scorso giugno hanno conseguito il diploma di Scuola Secondaria superiore ne è una testimonianza.

Il divario nel ritardo scolastico tra italiani e studenti di origine straniera

In Non rientreranno a scuola due studentesse dei laboratori di Piuculture presso l’IIS Giosuè Carducci di Roma, ma probabilmente Israt Uddin e Samia Hossain saranno presenti nelle aule di un’Università: hanno superato con successo a giugno l’Esame di stato.
È importante sottolineare questo traguardo, perché è nota la difficoltà che gli studenti stranieri incontrano nell’ affrontare in particolare la scuola secondaria superiore, in quanto le diverse discipline richiedono una competenza linguistica elevata. Non è sufficiente essere in grado di comunicare nella nostra lingua, ma serve la padronanza di quello che viene definito “italiano per lo studio”, senza il quale l’insuccesso è dietro l’angolo, come evidenziano le statistiche.
Secondo gli ultimi dati rilevati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2023/24, mentre gli alunni con cittadinanza italiana presentano un ritardo scolastico nel 7,9% dei casi, il dato sale al 26,4% per gli studenti con cittadinanza non italiana. La situazione peggiora notevolmente nella scuola secondaria di secondo grado, dove gli studenti con cittadinanza italiana presentano un ritardo nel 16% dei casi, mentre gli studenti con altra cittadinanza risultano in ritardo per il 48%. È interessante anche osservare che nella fascia 17-18 anni i maggiori abbandoni si registrano tra i ragazzi (81,6%), rispetto alle ragazze (74,8%), probabilmente perché tra queste ultime è più forte la fiducia che un’istruzione elevata possa favorire un futuro al di fuori delle mura domestiche.

Israt Uddin è arrivata dal Bangldesh

Israt Uddin è nata in Bangladesh, dove ha frequentato le scuole elementari e iniziato la secondaria.  Arrivata in Italia nella primavera del 2017, è stata iscritta a settembre in prima media nell’IC di Piazza Capri.
Racconta che il primo periodo nel nostro paese è stato molto difficile “Per seguire la mia famiglia, sono stata costretta a lasciare la mia terra, i miei parenti, le mie amicizie. Dopo un lungo viaggio in aereo, mi sono trovata in una città sconosciuta, in un luogo di cui non conoscevo la lingua e che mi era del tutto estraneo. In quei giorni non facevo che piangere. Poi a settembre ho iniziato la scuola e anche qui non è stato facile. Non capivo niente di quello che dicevano i compagni e i professori, non sapevo come ci si comporta in un istituto italiano. Però alcuni compagni erano gentili, cercavano di comunicare con me e anche gli insegnanti – non proprio tutti – erano disponibili, per cui ho pensato – il peggio è passato! – Per fortuna conoscevo bene la lingua inglese, che è una materia importante nelle scuole del mio paese e che mi è stata molto di aiuto per non essere del tutto isolata.”

Non basta capire si deve imparare la lingua per studiare

Un supporto le è venuto anche dall’incontro con i Laboratori di Piuculture: ha iniziato a frequentarli nel 2017 e ha continuato a farlo per tutti gli anni della scuola media e successivamente nella secondaria superiore presso l’IIS Giosuè Carducci, dove si è appunto diplomata a giugno 2026.
“All’inizio il mio problema è stato emotivo, perché non riuscivo ad accettare un cambiamento così radicale. Poi ho deciso che dovevo superare questo rifiuto e allora la difficoltà è stata quella di imparare a comunicare. Ma neanche questo era sufficiente: a scuola non basta capirsi con i compagni e gli insegnanti. Bisogna studiare, imparare tante materie, ognuna con una lingua particolare. Questo problema inizia alle medie, e diventa più grave nella secondaria superiore. Non è stato facile, ma alla fine ho in mano il mio diploma!”
Le difficoltà di Israt sono peggiorate nel primo anno della secondaria superiore, perché inspiegabilmente era stata iscritta d’ufficio nella sezione del Liceo linguistico, un indirizzo particolarmente difficile, in cui si studia, oltre a tre lingue straniere, anche il latino. Questo le è costato la perdita di un anno, ma non si è comunque arresa.
“Quando mio padre è andato a iscrivermi, non sapeva che poteva scegliere un indirizzo di studi e non gli è stato detto niente. Per me è stato impossibile affrontare tutte quelle discipline così complesse, così sono stata bocciata e ho cambiato indirizzo. Ho imparato che bisogna informarsi bene prima di fare una scelta. Infatti ora sto valutando come proseguire i miei studi”.

Samia Hossain: un percorso a ostacoli

Samia Hossain si è invece si è orientata verso gli studi di farmacia e ha già superato con successo il test di ammissione. Comunque anche il suo percorso di studi in Italia non è stato privo di ostacoli. È  venuta nel nostro paese nel 2018, per seguire con la famiglia il padre, qui già dal 2010.
“È  stato molto triste lasciare il mio paese, i miei parenti, ma soprattutto i miei amici. Noi vivevamo in un villaggio, dove tutti si conoscono. Noi bambini giocavamo fuori tutto il giorno, non c’erano pericoli. Qui mi sono trovata chiusa tra le mura di casa, senza conoscere nessuno e nemmeno una parola di italiano. Pensate che, quando l’anno scorso sono tornata nel mio villaggio, passavo la giornata a giocare per strada con i ragazzini, tanta era la nostalgia di quei momenti. Mio padre ha avuto anche difficoltà ad iscrivermi a scuola, perché gli chiedevano se sapevo l’italiano. Quando rispondeva di no, dicevano che non c’era posto. Alla fine, mi hanno accettata all’IC Fidenae, dove sono stata iscritta in prima”.
Questa testimonianza è molto importante, perché conferma la necessità di monitorare il comportamento delle scuole nei confronti dei ragazzi di origine straniera, per intervenire là dove le leggi del nostro paese non vengono rispettate, come da anni fa la Rete Scuole Migranti, grazie all’apposito Sportello Piuscuola.

L’importanza di una comunità accogliente

Nonostante queste difficoltà, Samia ha capito subito che, per uscire dall’isolamento, l’unica strada era quella di imparare al più presto l’italiano e ha iniziato a frequentare due corsi offerti da due diverse parrocchie, cui poi si è aggiunto un corso pomeridiano organizzato dalla scuola.
“Nel mio primo anno in Italia, passavo da un corso all’altro, perché volevo parlare con gli insegnanti e con i miei compagni, per non sentirmi più sola. Sono stata fortunata, in particolare alle superiori, all’IIS Carducci. Ho avuto insegnanti disponibili, e ho seguito per tutto il biennio e il triennio il laboratorio di Piuculture, e, soprattutto, ho trovato dei veri amici, con i quali continuo a vedermi. Mi sono inserita nel gruppo dei più studiosi, cosa che mi ha aiutato a raggiungere dei risultati molto buoni, anche all’Esame di stato. Ero molto contenta del mio voto, ma mi veniva da piangere, perché pensavo che finiva un periodo molto bello e che credo irripetibile”.

Non solo studio

Samia si è anche impegnata come tecnica del suono nella radio della sua scuola, che trasmette sul web. Insieme ad altri volontari, ha dedicato molti pomeriggi alla realizzazione di questo progetto: “All’inizio partecipavo solo per fare compagnia a una mia amica. Poi sono stata sollecitata da un’insegnante ad imparare gli aspetti tecnici necessari al funzionamento della radio e ho iniziato a studiare, perché mi sembrava interessante. Così sono diventata brava!”
L’augurio di Piuculture a Israt e Samia è di proseguire i loro studi con successo.
Più in generale, ci auguriamo che il problema linguistico degli studenti stranieri sia affrontato dalle istituzioni scolastiche in modo più efficace, invece di limitare la presenza degli alunni “stranieri” nelle aule delle nostre scuole, si preoccupino di  consentire ai giovani di origine straniera di accedere numerosi all’istruzione superiore e di uscirne con risultati analoghi a quelli dei loro compagni italiani.

Paola Forghieri
(1ottobre2026)

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