L’ora di religione tra “Scienze delle Religioni” e Concordato

Accademici e professori si riuniscono alla Sapienza per discutere il futuro dell’Insegnamento della Religione Cattolica al convegno “Per una convivialità delle differenze”, svoltosi il 6 ottobre. La sessione pomeridiana, moderata da Ilaria Valenzi, ha rivelato contraddizioni e difficoltà nella strategia.

Le proposte principali

Il nullaosta diocesano, che autorizza l’insegnamento, è il fulcro del problema, se ne è discusso, ma senza arrivare ad una soluzione concreta. L’Insegnamento della Religione Cattolica, IRC, è impartito infatti da docenti selezionati dall’autorità ecclesiastica, che può revocarne l’idoneità. Questo garantisce alla Chiesa un controllo diretto e rende impossibile qualsiasi parità religiosa, alimentando un pluralismo asimmetrico che affronta le diverse fedi solo in relazione a quella cattolica. Giuseppe Deiana, “Noi Siamo Chiesa”, propone un cambiamento radicale dell’art. 9 del Concordato: sostituire l’IRC con la Storia delle Religioni e assumere docenti tramite concorso pubblico. Viene sì denunciato l’immobilismo politico, ma non viene affrontata con la stessa franchezza l’assenza di volontà pontificia.
Risulta difficile, senza l’abrogazione dell’idoneità diocesana, applicare l’invito dei docenti di Parma Binini, Bizzi e Menozzi, che auspicano la trasformazione dell’ora di religione in un insegnamento aconfessionale di “Scienze delle Religioni”. Soluzione che potrebbe mettere in discussione il ruolo degli stessi professori attualmente in cattedra. Manca una riflessione sulla transizione e sulle tutele.

I modelli a confronto

Tra le proposte presentate vi è l’incoraggiamento di Carlo Macale, Università Cusano, verso una “laicità inclusiva” e una “convivialità delle religioni”. Il suo approccio è basato sulla relazione e il confronto di varie fedi, ma non considera alcun metodo scientifico condiviso. Le “Scienze delle Religioni” proposte dai docenti di Parma riconoscono la necessità di oggettività scientifiche e di un’analisi storico-critica. Entrambi i punti di vista presentano criticità: il dialogo interreligioso parte dalle esperienze personali e rischia di ridurre l’aula in un luogo di sole testimonianze, mentre le tesi dei professori partono da testi e da contesti storici, si avvicinano a delle risposte concrete, ma non presentano alcun piano d’azione ben definito. Nessuna sintesi è emersa.

Conclusioni e soluzioni

Se il convegno ha denunciato l’immobilismo senza indicare una via d’uscita, le soluzioni vanno cercate altrove. Superare il Concordato è la precondizione: senza, ogni riforma resta ostaggio del potere ecclesiastico. Un insegnamento obbligatorio di Storia delle Religioni è la meta, ma richiede una legge che il Parlamento non ha mai voluto approvare. Non basta invocarla: serve una maggioranza politica disposta ad aprire il confronto con la Chiesa.
Ogni soluzione, da sola, non basta. E nessuna è stata davvero progettata in termini pratici. Si parla di “ora delle religioni” senza dire chi insegna, con quali programmi e con quali valutazioni. Si parla di superare l’IRC senza indicare come gestire transizione, diritti acquisiti e personale. Si parla di dialogo con la Chiesa senza riconoscere che essa non dà particolari segni di apertura su questo terreno. Il convegno ha messo in fila problemi e intenzioni lodevoli, senza arrivare a produrre un progetto operativo condiviso. In un momento storico in cui la libertà di culto all’interno delle scuole è sempre più sotto attacco, serve una presa di posizione più decisa, che sottolinei come questa sia anche una questione di potere, per la quale potrebbe essere necessaria una mobilitazione dal basso.

Luca Di Stefano, Sofia Cau
(8ottobre2026)

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