Lam Magok e le novità del caso Almasri

“E’ stato sorprendente, per me, in quanto vittima, sapere dell’archiviazione della Presidente Meloni da un post su Facebook “ esordisce Lam Magok , “Essere vittima di tortura è un incubo che torna tutte le notti.” Poi aggiunge: “Leggere in quel post che la leader di un paese democratico rivendichi di aver coperto un criminale come Almasri, mi spaventa e mi addolora.”

Lam MagokIl caso Almasri: le parole di Lam Magok

Lam parla in inglese, sta studiando l’italiano ma ancora non si sente sicuro della lingua, Alice Basiglini di Baobab Experience lo aiuta, traducendo in italiano, “L’altra cosa che mi ha spaventato è che nonostante il tribunale dei ministri non l’abbia dichiarata responsabile, lei si sia auto-dichiarata responsabile. il cittadino del Sud Sudan che ha presentato una memoria al Tribunale dei Ministri, lo scorso 30 giugno, insieme alla richiesta ufficiale della Procura della CPI dell’Aja, che accusa l’Italia di inadempienza per la mancata esecuzione del mandato di arresto nei confronti di Osama Elmasri (detto Almasri) e per il suo trasferimento in Libia a bordo di un volo di Stato, afferma ancora: ”Io voglio solo che il ministro Piantedosi e il ministro Nordio, all’interno di un’aula di Tribunale, mi guardino in faccia e mi spieghino quali sono state le ragioni di stato che hanno sottratto alla giustizia un torturatore di uomini, donne e bambini. “ “Vorrei allo stesso tempo che spiegassero ad un Tribunale perché era così importante che Almasri tornasse in Libia a torturare ancora le persone” poi conclude “ Sento addosso il peso di tutte le persone morte in Libia che hanno subito le torture di Almasri. Non sto combattendo solo per me ma per tutti loro.”  Biel Rouei Lam Magok è uno dei numerosi rifugiati torturati dal generale libico, ma non è un semplice rifugiato, è un attivista che da anni si batte per assicurare alla giustizia i suoi aguzzini, trovando la forza ed il coraggio di rivolgersi alla Corte Penale Internazionale, per denunciare le violenze subite dai suoi torturatori. Il tono della voce di Lam è pacato ma non rassegnato; nonostante il suo vissuto drammatico, appare un ragazzo tranquillo; arrivato in Italia, oltre tre anni fa, grazie ad un corridoio umanitario, dopo aver trascorso 5 anni nelle varie carceri libiche e aver tentato per 6 volte di arrivare in Italia. Lam ha un progetto di vita: terminare gli studi e lavorare come mediatore culturale, ha un figlio di nove anni che vive in Uganda che non vede da cinque anni ed una famiglia rimasta nel suo paese, in un campo profughi. Lam ha lasciato in Libia tanti amici, “ Quando sono arrivato in Italia sono stato molto triste” racconta “con qualcuno dei miei amici sono riuscito a rimanere in contatto di altri non so più nulla, nemmeno se sono ancora vivi.”

La rete Welcom Net: dare voce a  Lam Magok

Nella sede del Welcome Center, in uno spazio del Municipio II nel piazzale della Stazione Tiburtina, che riunisce una  rete di associazioni tra le quali CivicoZero, Sos Razzismo, coop Ambiente e Lavoro, Obiettivo Uomo, Baobab Experience e Piuculture si è svolta, oggi, una conferenza stampa di Lam Magok e del suo legale Francesco Romeo, del team legale di Baobab Experience. La conferenza è stata introdotta da Alice Basiglini di Baobab Experience che ha ringraziato per l’ospitalità la rete di associazioni che compongono la rete Welcom Net, sottolineando che le stesse pur non facendo parte di questa iniziativa -che riguarda il caso Almasri- hanno riconosciuto l’importanza di dare spazio a Magok, perché potesse avere un luogo dove far sentire la sua voce. Basiglini ha spiegato inoltre che Baobab Experience, a cui Lam si è rivolto fin dall’inizio, ha deciso con convinzione di supportarlo in questa iniziativa, fornendogli assistenza legale contro le decisioni assunte dal governo Meloni che ha sottratto alla giustizia un suo diretto aguzzino.
Aver riportato Almasri in Libia, non lo ha solo sottratto alla giustizia” ha sottolineato l’operatrice di Baobab, “ma gli ha consentito di continuare a perpetrare i suoi crimini, come abbiamo potuto appurare dalle numerose testimonianze di donne e uomini che si sono rivolti al nostro centro, appena sbarcati dalla Libia. Uomini e donne che sono rimasti raggelati alla notizia che il loro aguzzino era stato scarcerato e riportato a casa e che hanno considerato il governo italiano complice del governo libico.”

La vicenda del caso Almasri

La nota vicenda, cominciata il 19 gennaio scorso, con l’arresto del generale libico a Torino, a seguito di un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale, poi, 48 ore dopo, rilasciato dal governo italiano e riaccompagnato in Libia con un aereo di Stato, ha occupato le pagine dei giornali ed i notiziari Tv per mesi ma ha avuto nella serata di ieri, un risvolto inaspettato, svelato dalla stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con un post sui social. Giorgia ha infatti comunicato, lasciando trasparire tutta la sua indignazione per quanto deciso dai giudici, di aver ricevuto il decreto di archiviazione da parte del Tribunale dei Ministri, rispetto al caso Almasri, mentre, fino a poche ore fa, rimaneva la richiesta di autorizzazione a procedere, per il ministro della Giustizia Nordio, Il Ministro dell’Interno Piantedosi e il Sottosegretario Mantovano. In serata è arrivata dalla Procura della Repubblica la richiesta alle Camere di autorizzazione a procedere per tutti e tre i ministri.

La vicenda Almasri: le dichiarazioni dell’avv. Francesco Romeo

“L’archiviazione non è un provvedimento definitivo” esordisce l’avv. Francesco Romeo “chiude provvisoriamente un procedimento penale ed è suscettibile di essere rimessa in discussione se intervengono elementi di novità. Gli elementi di novità sono intervenuti ieri sera, con la dichiarazione della Presidente Meloni che per la verità, già all’indomani dell’ iscrizione nel registro delle notizie di reato, aveva rivendicato di aver condiviso con i suoi Ministri la decisione di liberare il generale libico e di rimpatriarlo. Ieri l’ha rafforzata dichiarando che la decisione non è stata presa a sua insaputa ma è stata concordata con i suoi ministri. “
L’avvocato Francesco Romeo ha depositato la prima memoria al Tribunale dei Ministri, insieme alla richiesta ufficiale della Procura della CPI dell’Aja, che accusa l’Italia di inadempienza,  lunedì 30 giugno. “Durante questi mesi ho più volte depositato memorie integrative per supportare la prima denuncia” poi aggiunge, “Noi saremmo nella condizione di poter presentare una nuova denuncia ma non è una questione privata tra Lam e la Presidente del Consiglio” precisa Francesco Romeo, “questa è una questione che riguarda i principi cardine costituzionali e non si tratta di reati che devono essere perseguiti a querela di parte. Questi sono reati perseguibili d’ufficio. Quindi noi ci aspettiamo che la Procura della Repubblica di Roma riapra questo procedimento, alla luce delle dichiarazioni rese ieri da Giorgia Meloni.” afferma “ Non basta rivendicare che è stato un atto politico per eliminare ogni responsabilità giuridica e penale nei confronti di coloro che hanno assunto questa decisione. Per il semplice motivo che siamo una repubblica costituzionale e la Corte Costituzionale anni fa, con sentenza n.81 del 2012, stabilì che gli atti politici sono sottoposti a controllo giurisdizionale e non possono forzare i canoni della legalità ed i principi di diritto della Repubblica. Non sarà sufficiente invocare che è stato un atto politico del governo per eludere le responsabilità penali; dal decreto di archiviazione sappiamo che l’archiviazione è stata decisa solo per il Presidente Meloni e che il procedimento prevede che si procedesse per lei ed i suoi Ministri per i reati di favoreggiamento e peculato, diversamente articolati. Questa mattina, per la terza volta ho depositato in Tribunale una richiesta per essere autorizzato a vedere gli atti del procedimento ed estrarne copia. Per ben due volte mi è stato negato l’accesso ai documenti rispondendo che il mio assistito non è interessato dal reato bensì danneggiato e la legge del Consiglio dei Ministri prevede che possono accedere solo gli indagati o interessati”.

Lam Magok: coraggio, determinazione e speranze per il futuro

A fine conferenza, Lam Magok si alza in piedi, in tutta la sua alta statura, e si concede con pazienza alle domande dei giornalisti. Lam ha coraggio, determinazione ed una vita di cui riappropriarsi, ma per ricominciare con serenità vuole che gli autori delle torture a cui ha assistito e il suo carceriere siano assicurati alla giustizia perché non possano nuocere più a nessuno.  Vuole vivere in un paese che non sia complice del dolore provocato a migliaia di persone che desideravano solo provare ad avere una vita migliore.

Nadia Luminati
(5 agosto 2025)

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