Agricoltura e Caporalato: Verso un futuro migliore?

Ad oggi la situazione di lavoro nell’agricoltura, rispetto al passato, è sicuramente migliorata. Tuttavia ci sono contesti su tutto il territorio italiano, che a livello di tutela dei lavoratori risultano essere preoccupanti.
Secondo i dati ISTAT i lavoratori in questo settore, vittime di caporalato sono 230.000.
In realtà questo dato che può risultare basso, è calcolato sulla base delle denunce fatte dai lavoratori e dalle indagini dell’Ispettorato del Lavoro. Quindi i numeri reali non si conoscono, nella realtà le vittime di questo sistema sono molte di più.
Fortunatamente la consapevolezza di questa situazione è sempre più diffusa e ci si sta attivando per cercare di estirpare il problema.

Novità legislative

A inizio agosto 2025 si è svolto l’incontro del tavolo tecnico sull’attuazione delle misure di contrasto allo sfruttamento del lavoro nel settore agricolo.
La riunione, a cui hanno partecipato la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Calderone, il Ministro dell’Interno Piantedosi e Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, ha dato come risultato la pubblicazione della legge 1 Agosto 2025 n. 113 che prevede l’aggiunta di “Misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi” al decreto legge 26 Giugno 2025, n. 92.
In particolare sono stati estesi anche all’agricoltura una serie di provvedimenti che andranno a tutelare le imprese ed i dipendenti in caso di emergenza climatica (Tra cui anche nelle situazioni di calura estrema) rendendo accessibile l’assegno di inclusione per i nuclei familiari che nel 2025 concludono le prime 18 mensilità del beneficio.
“La richiesta dei sindacati dei lavoratori è quella di continuare ad investire sul comparto con strumenti che siano adeguati al settore” ha dichiarato Marina Calderone al termine dell’incontro. Una risoluzione, continua la Ministra “che attraverso l’inserimento dello strumento dell’assegno di inclusione, incoraggerebbe alla denuncia le vittime del caporalato. Un passo importante anche rispetto agli stranieri che attraverso il decreto flussi riescono ad accedere al lavoro in Italia.”
Infatti tutti i partecipanti hanno dichiarato che si impegneranno per intraprendere delle azioni di miglioramento sia delle tecnologie che dei controlli ispettivi per contrastare l’illegalità nel settore.

L’Associazione Terra!

Maria Panariello, responsabile del community engagement dell’Associazione Terra!, una realtà ambientalista che si occupa della transazione ecologica dei sistemi alimentari su un piano di giustizia sociale ed ambientale in tutta la filiera del cibo, dai campi e quindi dai lavoratori, fino ai consumatori, sostiene che “Si tratta di una risoluzione giusta ed importante che speriamo cambi la vita di migliaia di lavoratori costretti a lavorare anche con temperature molto alte. Ovviamente per capire l’efficacia del provvedimento dovremmo attendere” e continua “le morti che ci sono state negli ultimi mesi a causa del caldo sono state tantissime. Inoltre a causa del cambiamento climatico sarà sempre più difficile coltivare la terra in estate con queste altissime temperature.
Uno stato degno di questo nome deve tutelare i lavoratori. sicuramente quando ci sono temperature molto alte e che sfiorano i 40° è il caso di aspettare un momento in cui le temperature siano più contenute.”

Caporalato agricolo e stranieri.

Da alcuni report dell’associazione Terra! è emerso che ci sono alcuni settori in cui gli stranieri rappresentano una maggioranza, ad esempio nella macellazione dei suini in Lombardia, la presenza della manodopera straniera supera il 50%.
Bisogna considerare poi, che laddove il mercato lo richiede ed è comodo rifornirsi di manodopera in maniera molto veloce, come ad esempio nel caso della raccolta delle insalate vendute in busta, il tasso di manodopera straniera è molto alto proprio perché gli stranieri sono più vulnerabili in quanto accettano assai più spesso, rispetto agli italiani, delle condizioni di lavoro svantaggiate.

Il futuro che i lavoratori stranieri vogliono

Fortunatamente questa situazione sta cambiando, “ci sono lavoratori egiziani, impegnati nelle campagne, che esprimono, sempre più frequentemente, la volontà di non far fare ai figli la loro stessa vita lavorativa in campagna, ma vogliono farli accedere ad altri tipi di impiego con delle condizioni più dignitose.”
Conclude la Panariello al termine dell’intervista.
Si spera quindi che nel futuro sempre meno persone si trovino nella condizione di dover accettare determinate condizioni di lavoro e che chiunque intenda sfruttare e lucrare sulla pelle dei lavoratori venga bloccato dalla legge.

Cosa fare per contrastare Il fenomeno?

Quindi, come si può ben capire, l’arma più efficace è la denuncia, in modo da poter creare un dato, superiore a quello emerso di 230.000 vittime del caporalato, più simile alla realtà, in modo che il problema non sia trascurabile agli occhi di chi deve intervenire in via legislativa per bloccare il fenomeno.

Lorenzo Pugliese
(28 Agosto 2025)

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