In una rotonda del Pantheon ancora assediata dal caldo e dai turisti, si è tenuto, giovedì 28 agosto, il flash mob organizzato dall’ANPI, provinciale di Roma e dalle numerose organizzazioni che vi hanno aderito, per sollecitare la fine di ogni collaborazione politica e militare italiana con Israele.
La mobilitazione, a cui hanno preso parte rappresentanti di Emergency, Articolo 21, No Bavaglio, Nannarè, CGIL di Roma e del Lazio, FILLEA CGIL di Roma e del Lazio, l’ANPPIA e Carte in regola, si è tenuta nello stesso giorno in cui migliaia di professionisti della sanità, in tutta Italia, hanno aderito all’iniziativa “Digiuno per Gaza” in segno di solidarietà con i colleghi palestinesi della Striscia di Gaza e delle vittime. Sono stati almeno 30 mila i sanitari che hanno partecipato superando di gran lunga le previsioni degli organizzatori.
Se il governo italiano stenta a prendere iniziative concrete nei confronti del governo israeliano e delle Multinazionali che sostengono le sue politiche colonialistiche, la società civile si sta invece organizzando in tutti i settori, per manifestare il sostegno alla popolazione palestinese e chiedere alle istituzioni di non essere complice del genocidio in corso. Tra un giorno partirà la Global Sumud Flotilla da diversi porti del Mediterraneo, anche dall’Italia, la più grande iniziativa indipendente per portare aiuti umanitari a Gaza e rompere l’assedio navale che Israele ha imposto sulla Striscia. La Flotilla sarà composta da decine di barche su cui partiranno delegazioni di attivisti e professionisti provenienti da 44 paesi diversi.
Il Flash mob ANPI: persone non numeri
Il Flash mob è iniziato con un minuto di silenzio per tutte le vittime di Gaza ed i cartelli alzati dagli attivisti e distribuiti ai partecipanti con i dati numerici della guerra, dal 7 ottobre 2023: oltre 62.000 morti di cui 18.500 minori, 1600 operatori sanitari, 278 tra fotografi e giornalisti, 158.000 feriti, il 70% delle infrastrutture distrutte e il 62% delle abitazioni rase al suolo, 30 ospedali su 36 distrutti.
Secondo un’inchiesta del Guardian basata su dati dell’intelligence israeliana, oltre l’83% delle vittime palestinesi sono civili. Il rapporto è di cinque civili uccisi per ogni combattente, un dato che ha portato numerosi osservatori internazionali a parlare apertamente di crimini di guerra e genocidio.
Flash mob : parla Marina Pierlorenzi, ANPI provinciale di Roma
“È il momento di smuovere coscienze e di svegliare ancora le persone che tuttora rimangono indifferenti di fronte allo scempio della popolazione palestinese che si compie ogni giorno, da mesi e mesi e sotto i nostri occhi. E’ tempo di denunciare, perché tutti i giorni i Media ci propinano i numeri delle vittime, ma dietro i numeri ci sono persone, di cui non si conoscono le storie e che non si sapranno mai perché è difficile pensare che qualcuno un giorno possa raccontare la storia di 63.000 morti, donne, bambini, anziani e sicuramente non terroristi di Hamas.” dice Marina Pierlorenzi, presidente dell’ANPI provinciale di Roma. “E’ inaccettabile pensare che vengano uccisi medici ospedalieri, operatori sanitari, personale delle organizzazioni umanitarie, giornalisti. Questa non è una guerra, ma un’operazione genocidaria” continua “c’è stato un vile attentato terroristico da parte di Hamas,il 7 ottobre 2023, che noi abbiamo condannato prontamente ma la risposta di Israele ci indigna, come pure quello che sta succedendo in Cisgiordania, di cui troppo poco si parla, una colonizzazione forzata, da parte di ebrei integralisti, che compiono atti di violenza continua contro la popolazione; una delle ultime la distruzione di tantissimi ulivi che rappresentavano la vita e la cultura dei palestinesi che li avevano piantati.” Infine conclude, ”Noi speriamo che ci sia una grande adesione anche alle nostre prossime manifestazioni, perché vogliamo dire a questo governo che non basta dirsi indignato ma bisogna interrompere i rapporti commerciali e le armi che vengono fornite ad Israele. Questo è solo il primo momento, pensiamo di presentare una grande iniziativa su Gaza e sulla questione No Armi per la fine di settembre e i primi di ottobre, mentre il 6 settembre saremo alla manifestazione per appoggiare l’iniziativa di Global Sumud Flotilla”.
Flash mob: gli interventi
“Il nostro sostegno non parte da oggi, parte da quando è iniziata la guerra a Gaza e l’occupazione” racconta Vinicio, del comitato ANPI di Centocelle “ Noi non sappiamo quali siano gli accordi tra i paesi europei e tra il governo israeliano e quello italiano perché alcuni accordi sono top secret e questo la dice lunga sul piano della democrazia. A tutt’oggi risulta però, da fonti accreditate, che i governi continuano ad inviare le armi ad Israele anche se le nuove commesse pare siano state bloccate.”
“Bisogna ostacolare materialmente e fisicamente le operazioni di invio ed anche di transito delle armi attraverso l’Italia come hanno fatto i portuali di Genova” ha detto nel suo intervento il rappresentante dell’ANPPIA– Ass. nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, “Pertini ricordava agli italiani, in un epoca di blocchi contrapposti, che il disarmo è l’unica via per la pace, esattamente l’opposto di quel motto latino che tanto piace al nostro governo “Si vis pacem, para bellum”, mentre Il segretario generale della CGIL di Roma e del Lazio, Natale di Cola, ha evidenziato la necessità di sostenere le iniziative dal basso e portare la discussione dentro i luoghi di lavoro per costringere le istituzioni a fare atti concreti. ”Noi continueremo a chiedere un cambio di passo e alle opposizioni di farsi sentire e di fare cose concrete, per fare in modo che questo genocidio si fermi: raccogliere denaro e risorse e lavorare già per la ricostruzione della Palestina” e infine conclude “Il prossimo 6 settembre saremo al Campidoglio per chiedere al Comune di Roma di fare la sua parte.”
Articolo 21 e no Bavaglio hanno lanciato invece un grido in difesa della democrazia e degli operatori dell’informazione mentre La portavoce di Emergency ha ricordato che l’associazione è a Gaza da agosto 2024,”al momento il nostro ospedale è ancora operativo, le persone che riescono ad arrivare sono circa 250 al giorno, ma nei giorni delle vaccinazioni e della misurazione del polso, per la malnutrizione, che quando diventa visibile al 99% è già irrecuperabile, si superano le 400 presenze.”
Flash mob: i partecipanti
Tra i presenti, alcune attiviste di Assopace Palestina vendono borse in tela, ricamate dalle donne palestinesi, bracciali e kefiah portate a Roma da Luisa Morgantini, di ritorno dal suo ultimo viaggio in Palestina. Maurizio del Laboratorio per la Pace di Orbetello ha appena acquistato 7 bandiera della Palestina da Carmen, per la serata di raccolta fondi che stanno organizzando a sostegno di Flotilla. ”Domenica 31 agosto alle 10, sulla spiaggia di Giannella, il Laboratorio per la Pace di Orbetello e il Coordinamento per la Pace di Grosseto organizzeranno una manifestazione a sostegno della Global Sumud Flotilla” racconta, “terremo vigile l’attenzione su ciò che accadrà di fronte alle acque di Gaza. Il nostro gruppo non ha uno statuto né gerarchia, siamo animati dalla volontà di destare nelle persone l’attenzione e l’interesse per quello che sta accadendo, su questa scia abbiamo partecipato alle iniziative promosse dal prof. Tommaso Montanari riuscendo a coinvolgere anche il nostro parroco e con lui tantissime altre persone.” Intanto Carmen vende una borsa di tela ricamata ad una ragazza americana “Ho un’amica palestinese” dice, in un italiano stentato, “penso che le farà piacere”.
Il commercio delle armi: l’export e l’import dell’Italia
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, il nostro Paese ha continuato a esportare armi e tecnologie militari verso Israele, tra cui droni radar e componenti per uso bellico anche nei primi mesi del 2025. Tra gennaio e febbraio di quest’anno, infatti, sotto la categoria generica di “armi, munizioni e loro parti e accessori” dall’Italia sono partite armi dirette a Israele per oltre 128mila euro, di cui solo 47.249 rilevati dall’Istat ma trattasi di dati probabilmente sottostimati, vista la segretezza imposta a questo tipo di operazioni.
Dopo il 7 ottobre 2023, alcune nazioni europee hanno interrotto la fornitura di armamenti o sospeso le licenze di esportazione verso Israele. Tra queste, Francia, Spagna e Regno Unito, sebbene i loro contributi siano inferiori allo 0,1 % del totale delle importazioni di Tel Aviv. La Spagna ha chiesto ai paesi europei l’immediata sospensione dell’esportazione di armi a Israele, ma affinché l’embargo funzioni è richiesta l’adesione dei tre principali esportatori d’armi: Stati Uniti, Germania e Italia.
Secondo il report dello Stockholm international peace research institute (Sipri), pubblicato lo scorso marzo, le tre nazioni sono infatti responsabili per la quasi totalità della fornitura d’armi a Israele. Secondo il report, tra il 2020 e il 2024, l’Italia ha contribuito per circa l’1 per cento alla fornitura di armi a Israele. Il 21 maggio scorso le opposizioni hanno presentato alla Camera dei deputati una mozione – che come era prevedibile è stata respinta – nella quale chiedeva di sospendere “urgentemente, ove in essere, le autorizzazioni di vendita di armi a Israele” concesse prima della dichiarazione dello stato di guerra dell’8 ottobre 2023, nonché a provvedere “all’immediata sospensione dell’importazione degli armamenti da Israele”. Pur nel rispetto formale delle norme, l’Italia infatti non ha concesso nuove autorizzazioni ma ha tenuto in vita alcuni accordi stipulati prima del 7 ottobre 2023 e ha aumentato notevolmente le sue importazioni. “Per quanto riguarda le licenze anteriori al 7 ottobre, è stata effettuata una circostanziata valutazione caso per caso in base alle caratteristiche dei materiali e nel rispetto della normativa di riferimento” ha spiegato al riguardo il direttore dell’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama) del Ministero degli Affari Esteri, Giorgio Aliberti. Ne restano quindi attive una decina, stipulate prima del 7 ottobre 2023. Nemmeno si sono fermate le importazioni di armamenti da Israele. Secondo la relazione stilata a marzo 2025 dalla camera dei deputati, nel 2024, rispetto all’anno precedente, Israele è anzi salito dalla settima alla seconda posizione come paese di provenienza, con 42 autorizzazioni per un valore di circa 155 milioni di euro.
Il commercio delle armi: come aggirare le norme
Sul punto, Aliberti ha osservato che “gli obblighi internazionali non prevedono disposizioni” e “la legge 185 non prevede una valutazione di merito sulla provenienza dei materiali, concentrandosi sull’utilizzo finale degli stessi”. La legge a cui fa riferimento Aliberti è la n.185 del 9 luglio 1990, che vieta la vendita di armi a paesi in guerra o che violano i diritti umani. Una norma che l’esecutivo sta cercando di riformare attraverso il ddl n. 1730, volto a cancellare alcuni passaggi che oggi garantiscono trasparenza sulle esportazioni. La norma attuale prevede, infatti, che annualmente il parlamento presenti una relazione dettagliata su volumi, tipologie di armamenti, paesi destinatari, produttori e soggetti finanziatori dell’export di armi fabbricate in Italia. La proposta di modifica, tra le altre cose, punta a eliminare la pubblicazione dell’elenco delle banche attraverso le quali avvengono le transizioni finanziarie relative al commercio degli armamenti. Ciò significa rendere meno trasparenti gli enormi movimenti di denaro che ruotano intorno a questo spregevole commercio.
Nadia Luminati
(30 agosto 2025)
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