Monica Maurer, memoria storica del cinema sulla Palestina

Monica Maurer, classe ’42, nata a Monaco di Baviera, cineasta attivista che ha filmato il Cile di Salvator Allende, le lotte curde in Turchia e, soprattutto, dal 1967 le vicende del popolo palestinese, accetta con orgoglio la definizione data di lei come “memoria storica del cinema militante”.
Monica è un’attivista a tutto tondo, pur avendo girato con registi famosi, da Zavattini a Bertolucci, ha scelto di seguire la sua strada, nel 1967 visita i campi profughi in Libano: cosa è accaduto dopo la Nakba del 1948?

L’impegno politico di Monica Maurer

L’impegno politico di Monica Maurer risale alla sua adolescenza quando, appena 15enne, viene arrestata nel corso di una manifestazione di protesta contro la tortura in Algeria. “Mi trovavo all’Università di Monaco” racconta “si manifestava perché lo stesso giorno era in corso l’incontro tra i due ministri degli esteri francese e tedesco – nel momento della guerra algerina la cooperazione franco tedesca era stata rafforzata e sancita con i trattati di Roma nel 1957 – siamo stati brutalmente attaccati dalla polizia, io ho ancora in testa la cicatrice causata dalla bastonata di uno di questi poliziotti”. La lettura de “La quéstion” di Henri Alleg, “La tortura” in italiano, 100 pagine,  rinforza la decisione di aderire alle proteste. Maurer ancora lo conserva, “un libretto piccolo piccolo” ma potente in cui l’attivista francese, narra delle torture a cui vengono sottoposti i combattenti algerini.
Tortura e dolore che Monica M. ha sperimentato sul suo corpo quando da bambina  deve affrontare le cure per un’osteomielite.

Il primo documentario, l’embrione di un possibile Stato palestinese

La sua prima visita ai campi profughi palestinesi in Libano riasle al 1977. Segue il documentario, Palestine Red Crescent Society, sulla realtà del popolo palestinese,  Monica filma quello che l’OLP ha realizzato nei campi profughi del Libano, 43 minuti per raccontare attraverso le immagini i progressi della società palestinese grazie al progetto politico dell’allora OLP, ora ANP che Monica definisce “un accrocco politico”, ovvero, spiega Monica quello avrebbe potuto essere “l’ embrione di un possibile Stato palestinese”. Il filmato restituisce l’immagine di una società in evoluzione, edifici moderni, scuole ed ospedali gratuiti sia per i palestinesi che per i libanesi più poveri. Molte le donne che vengono riprese da Monica: infermiere, madri, dottoresse.

Il Gaza International Women’s Film Festival

L’attenzione di Maurer per ciò che accade in Medio Oriente non si è mai sopita, lei al pari di Paola Cariddi, che definisce “intellettuale a tutto campo”, ha documentato quasi tutto quello che è accaduto al popolo Palestinese. L’ultimo evento a cui ha partecipato è “La sfida di Gaza”, presso il Polo civico dell’ Esquilino, insieme alle donne che hanno organizzato fra le rovine di Gaza, a fine ottobre ’25, il Gaza International Women’s Film Festival, di cui Maurer è Presidente onorario. La data non è casuale, spiega Monica ,“l’ultima settimana di ottobre è quella in cui nel 1929 un gruppo di donne palestinesi si organizzò in movimento per protestare contro i Britannici che governavano in Palestina”.

Shooting Revolution, il  lascito di Monica Maurer alla storia

AAMOD custodisce Shooting Revolution, dieci film e numerosi girati di Monica Maurer, che rappresenta una, se non unica nel suo genere, delle più preziose testimonianze delle vicende del popolo arabo palestinese. Il progetto, però, deve essere riconsiderato, “Siamo ora in quest’inferno, è un lavoro ma, dopo Gaza, sto cercando una post produzione” racconta Monica “il documento deve essere aggiornato”. Maurer inizia dal filmato del 1967, per arrivare al 1982, quando le bombe israeliane distruggono Fackani, uno dei quartier più popolosi Beirut, circa 300 morti e più di mille feriti. Monica M. tiene molto ad un suo corto,“Nata dalla Morte” : 9 minuti per testimoniare le conseguenze di un bombardamento avvenuto un anno prima, il 17 luglio 1981. Per la prima volta IDF usava bombe contenenti fosforo bianco. “Il fosforo bianco causa una morte dolorosa e orrenda” dice Monica, non si vuole solo uccidere, come se non bastasse, si vuole torturare , “il fosforo causa sofferenze immani e continua ad agire all’interno del corpo”. Monica non esita ad usare il termine genocidio.

Il dolore inspopportabile e il rispetto è il limite di chi filma

C’è un limite che il regista deve porsi nel momento in cui filma il dolore? In “Why?” seguito di Nata dalla morte le immagini arrivano come un pugno allo stomaco, un dolore immobile che non grida, solo corpi feriti, corpi offesi, bambini che non riescono nemmeno a piangere. “Sì assolutamente” risponde Maurer “quando il dolore diventa insopportabile. Quello che ho messo in Why? è appena il 20% di ciò che avevo filmato, è stata una sorta di autocensura e si cammina sul filo di lama di un rasoio. Il vero limite è il rispetto per le persone che filmi, io ad esempio ho lavorato con cameramen palestinesi, ho chiesto il permesso di filmare, ho conosciuto le persone che filmavo, non ero lì per rubare le immagini”.

Rubare le immagini, il citizens journalism

Rubare le immagini è un po’ quello che avviene con quello che ora si definisce citizens journalism, chiunque può filmare ciò che accade e metterlo in rete “Sono persone in cerca di facile notorietà, è un mordi e fuggi ma è anche un problema generazionale”.
Quale differenza corre fra il reportage giornalistico e il lungometraggio? “Il reportage” dice Monica M. “è di solito un cotto e mangiato, un documentarista, prima di iniziare il lavoro, fa ricerche, deve avere esattamente idea di cosa vuol fare e a chi lo vuole raccontare. Il film documentario deve essere lento, andare alla radice delle cose, elementi che nell’immediato del reportage non hai” ma l’uno non esclude l’altro.

Il 7 ottobre è stata la fine di un processo di normalizzazione?

Cosa ha rappresentato il 7 ottobre 2023? “Il 7 ottobre ha bloccato un processo di normalizzazione” risponde Monica M. Quindi, questa normalizzazione tanto vagheggiata aveva cominciato a muovere i primi passi? Monica non lo sa, ma sa che, prima di quella data, a bloccare il processo di normalizzazione avevano già provveduto cinque guerre intraprese dall’IDF, “Hanno bombardato ospedali, siti energetici, le scuole di Gaza. La stessa cosa che ho raccontato in Why? Solo che ora il potere di dare morte è ancora più devastante”.

Come i Palestinesi Monica Maurer non si arrende

Maurer ha l’ostinata certezza che il popolo Palestinese resisterà, “I palestinesi sono un popolo di costruttori” Monica riporta una frase a lei cara “ci hanno distrutto ma noi ricostruiremo, ricostruiremo, ricostruiremo e” aggiunge “io non mi sono mai arresa, la mia ragione di vita è cambiare questo mondo di m….., fare qualcosa di utile” e ancora “non ho più l’energia di prima che andavo come un panzer ma sarà anche che ho 83 anni, comincio a mordere” e ride.

Livia Gorini
(20 gennaio 2026)

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