Tutte le strade portano a Roma: 50 anni di dialogo tra Cina e Italia

Alla Sapienza la presentazione del volume "Tutte le strade- 1985-2024" documenta il percorso di integrazione della comunità cinese a Roma

Giovedì 25 giugno, la Fondazione Roma Sapienza è stata teatro di un incontro di grande valore simbolico e culturale, dedicato alla presentazione del volume Tutte le strade – 1985-2024. L’evento ha celebrato il 55° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Italia e il 40° anniversario della fondazione della Federazione delle Associazioni delle Comunità Cinesi a Roma.
Raccoglie le testimonianze dei primi dieci Presidenti della Federazione delle Associazioni delle Comunità Cinesi di Roma, che hanno contribuito all’unita della comunità cinese in Italia promuovendone l’integrazione e favorendo i rapporti tra i due Paesi.

Storia di una comunità

Il volume non è una semplice cronaca, ma uno specchio della laboriosità cinese in Italia, che attraversa le epoche, i contesti storici e politici e le personalità che si sono succedute in quasi quarant’anni. Il titolo “Tutte le strade” richiama l’antico adagio, secondo cui tutte le strade portano a Roma.
Come ha ricordato Eugenio Gaudio, Presidente della Fondazione Roma Sapienza nel corso del suo intervento, il libro aiuta a comprendere meglio la realtà degli immigrati cinesi inseriti nella comunità romana e contribuisce a superare quegli stereotipi e quei luoghi comuni che troppo spesso agiscono per dividere anziché unire persone e popoli di diversa cultura e provenienza.
Serve anche ad offrire, ai cinesi residenti all’estero, memoria delle proprie radici e un punto di vista prezioso per comprendere come siano cresciuti, nel tempo, i rapporti tra il popolo italiano e quello cinese.
A questa realtà l’Istituto San Pio V dedicava vent’anni fa un volume, ha sottolineato Gianluigi Rossi, che ha moderato l’incontro, ma allora la comunità veniva raccontata dall’esterno, mentre in questo volume è la comunità stessa a raccontare la propria storia.

L’intervento dell’attuale Presidente della Federazione

 “Tutti siamo stati imprenditori e pionieri che, a partire dagli anni 80, hanno attraversato il mare e i continenti, affrontato la barriera linguistica, le differenze culturali e la scarsità di risorse, impegnandoci nei lavori più umili, nel commercio e nelle attività artigianali e di servizio, aprendo nuove opportunità per le generazioni successive”, ha ricordato Hu Haifeng, attuale Presidente della Federazione, “ognuno ha percorso la propria strada di sacrificio e impegno e tutte queste strade intrecciate hanno contribuito alla crescita della città che ci ha accolti”.
Crescita e sviluppo impossibile senza la visione aperta ed inclusiva della società italiana, senza l’aiuto offerto dalle istituzioni e senza la comprensione e fiducia dimostrata verso i cittadini di origine cinese, che hanno potuto vivere serenamente, avviare attività e contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.

Oltre gli stereotipi: le nuove generazioni

Dalla seconda metà degli anni 70, Roma ha iniziato ad essere scelta dalla comunità cinese come nuova casa. Quasi 20.000 cinesi si sono stabiliti a Roma, lasciando villaggi rurali per attraversare prima la Cina interna e poi l’Europa, portando con sé una forte cultura, una grande laboriosità e un radicato senso della famiglia.
Negli ultimi decenni le seconde e talvolta le terze generazioni di cittadini cinesi residenti in Italia hanno compiuto un significativo percorso di crescita e integrazione, testimoniato dall’aumento dei matrimoni misti, dalla formazione scolastica compiuta integralmente all’interno del sistema educativo italiano e da quella professionale in svariati ambiti economici e culturali, tra cui il diritto, la medicina, la ricerca e l’economia.

La diplomazia accademica e il ruolo di Roma

Dario Nanni, Presidente Commissione Giubileo Roma Capitale, ha messo in luce come Roma sia profondamente cambiata negli anni, trasformandosi dalla città provinciale che era quando venne proclamata Capitale all’attuale metropoli multiculturale, all’interno della quale la comunità cinese ha trovato sempre maggiore spazio.
È stato inoltre ricordato come nel decennio scorso, nel periodo della “Nuova Via della Seta”, anche la Sapienza iniziò a tessere importanti accordi con prestigiose realtà accademiche cinesi, che portarono all’istituzione di un campus universitario presso l’università di Wuhan e all’attivazione di corsi universitari di diritto romano, economia e altre discipline, dando inizio ad una concreta collaborazione tra i due atenei.

Rapporti antichissimi tra due grandi civiltà

Sia Li Xiaoyoong, Ambasciatore e rappresentante della Repubblica Popolare Cinese in Italia, che il deputato Paolo Ciani, hanno sottolineato quanto i primi scambi commerciali e diplomatici tra Cina ed Italia risalgano a tempi remotissimi.
Riccardo Sessa, Presidente Società italiana per l’Organizzazione internazionale, ha voluto mettere l’accento su un altro elemento fondamentale che, a suo parere, caratterizza i due Paesi e ne condiziona il rapporto: “sono le uniche due super potenze culturali e come tali condannate ad andare per forza d’accordo, sono i Paesi con maggiori documenti del loro passato divenuti patrimonio UNESCO”. Ha ricordato come a Pechino ci sia un monumento circolare, chiamato  “Millenium” per celebrare il passaggio tra i due secoli, che presenta bassorilievi che raffigurano 3000 anni della storia cinese e sono stati inseriti solo due stranieri: l’esploratore Marco Polo e Matteo Ricci, il gesuita più noto ai cinesi che agli italiani, autorizzato dall’imperatore ad essere sepolto in Cina, la cui tomba è sopravvissuta intatta ad ogni cambio di regime.

Testimonianze vive

In coda agli interventi, infine, sono state presentate le testimonianze di vari professionisti, che in ambiti diversi hanno trovato uno spazio all’interno della società italiana per portare avanti l’arte e la cultura, in un rapporto di dialogo e scambio reciproco.
Sun Xiaoping, scrittrice, traduttrice e coautrice del volume, ha testimoniato come sia stata proprio la sua origine di immigrata il motore del suo lavoro in ambito interculturale.
Anche per Lifang Dong, avvocata e fondatrice nel 2010 dello studio legale internazionale Dong e Partners e dell’Associazione Silk Council per la promozione culturale e commerciale in Cina ed in Italia, la doppia identità è stata fondamentale in ogni scelta di vita. Arrivata in Italia a 6 anni, dopo essersi specializzata in Inghilterra e in Cina, decide di mettere radici a Roma per diventare un punto di riferimento legale per chi voglia investire sia in Italia che in Cina.
Infine, hanno chiuso l’incontro tre testimonianze testimoni della cultura immensa e millenaria di questo grande Paese: l’arte della calligrafia, del Tai Chi Chuan e della musica tradizionale.
Il maestro calligrafo Luo Peixi, ha dato dimostrazione della grazia e dell’eleganza di questa antichissima arte e disciplina del gesto, Zhang Qiuju, fondatrice della scuola di Tai Chi Zhang Changkang, si è esibita in una dimostrazione pratica accompagnata dalla musica di Gao Chuanyan, conosciuta da tutti come Gaia, dottoressa e musicista di guzheng, arpa cinese, Presidentessa di Melodie di Seta per la promozione della musica tradizionale cinese e fondatrice del Festival degli Aquiloni di Roma.
Ognuno di questi interventi è stato una testimonianza vitale del percorso di integrazione e crescita della comunità cinese a Roma. Attraverso il racconto diretto dei suoi protagonisti, all’interno del volume o presenti all’incontro, sono stati celebrati decenni di impegno, sacrificio e reciproca fiducia che hanno consolidato un legame profondo tra la cultura italiana e quella cinese.

Natascia Kelly Accatino
Foto di Alessandro Guarino
(29/06/2026)

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