I diversi luoghi di Culto nella Roma plurale e “Superdiversa”

Una storia millenaria di accoglienza di fedi diverse che oggi continuano a rinnovare il volto della città. Alcuni itinerari

Roma viene spesso raccontata, nell’immaginario collettivo, come una realtà immobile, fulcro incontrastato del cristianesimo cattolico e baluardo della romanità classica. Eppure, una lettura attenta del suo DNA restituisce un’immagine radicalmente diversa: Roma è, fin dalle sue origini mitologiche e storiche, una Caput Mundi strutturalmente plurale.
Enea veniva d’Oriente e l’Impero romano era un crocevia multietnico e multireligioso in cui transitavano migranti, schiavi, soldati e pellegrini da ogni angolo del mondo conosciuto. La vocazione all’accoglienza e alla convivenza di culture e culti differenti è da sempre una condizione costitutiva della città, non una deviazione contemporanea.
Dalle grandi ondate migratorie post-unitarie e del dopoguerra fino all’esplosione del concetto di “superdiversità” contemporanea, la Capitale ha continuato a trasformare il proprio tessuto urbanistico, sociale e culturale.
Oggi, la compresenza di moschee, templi buddisti nascosti tra i capannoni industriali, gurdwara sikh ricavati in ex officine, chiese evangeliche, centri di culto informali o condivisi, restituisce l’immagine di una città in continua evoluzione anche rispetto al sacro.

La Superdiversità della Roma contemporanea

Roma ha sempre assorbito ed accolto culti diversi, e questa attitudine millenaria  di metabolizzare flussi e differenze le differenze ha continuato a rinnovarsi anche in epoca moderna e contemporanea.
Massicce ondate migratorie interne portarono Roma ad essere, all’indomani dell’Unità, la seconda entità territoriale urbana d’Europa. I primi furono i piemontesi, inseriti nella macchina amministrativa statale, poi le popolazioni meridionali dopo la Grande Guerra, infine i flussi imponenti del secondo dopoguerra che portarono, in un ventennio, la popolazione da un milione e mezzo a quasi tre milioni di abitanti , alimentando il boom edilizio e la prima grande espansione urbanistica.
Tuttavia, è dagli anni Settanta del secolo scorso, e con particolare intensità dagli anni Novanta, che Roma assume un volto internazionale quando, per la prima volta nel 1973, il numero degli immigrati supera quello degli emigrati e la città diventa il primo punto di approdo per nuovi flussi migratori extraeuropei. Profughi somali, donne capoverdiane e filippine, cittadini dell’Est europeo, senegalesi, nigeriani, cinesi e magrebini iniziano ad insediarsi nella Capitale, incentivati anche dalla presenza delle sedi diplomatiche.
A differenza di altre metropoli europee, in cui le periferie e le banlieue diventano luoghi di rigida ghettizzazione, i nuovi cittadini abitano tanto le aree centrali che periferiche, trasformando quartieri come l’Esquilino, Centocelle, Torpignattara o le zone industriali ad est della città in quartieri multietnici. Insieme alle prime attività commerciali cresce anche, contemporaneamente, la necessità di creare spazi dove incontrarsi e pregare collettivamente.
In queste nuove realtà dinamiche si inserisce il concetto di “superdiversità” introdotto dal sociologo Steven Vertovec per descrivere l’estrema complessità delle società globalizzate. Roma offre la possibilità di analizzare le trasformazioni contemporanee del fenomeno religioso in ambito urbano.

Pluralità religiose sotto il Cupolone

Roma ospita e convive con una pluralità di panorami religiosi diversi che non si sono sviluppati in contrapposizione al cattolicesimo ma che piuttosto sono stati incoraggiati da un contesto nel quale la dimensione religiosa e spirituale è sempre stata legittimata e riconosciuta. “Templi pagani, ninfei, mitrei e sinagoghe convivono da millenni nello spazio della città mostrando come forme diverse di sacralità possano coesistere e sentirsi a casa in una città che da sempre si pensa come caput mundi”, si legge in Superdiversa. Itinerari nella Roma plurale, edito da Quodlibet.
In ambito religioso, Roma vanta di numerosi primati a livello europeo, non solo in ambito cattolico: la Grande Moschea di Monte Antenne, ufficialmente l’unica istituzione islamica in Italia e la più grande d’Europa fino alla realizzazione nel 2015 della moschea di Mosca, la Pagoda Buddhista nella zona industriale della Prenestina, il Tempio Maggiore sul lungotevere, il Tempio di Roma Italia dei Mormoni alla Bufalotta, ai quali vanno sommati altri spazi riabilitati al sacro, e ricavati da ex magazzini, palestre, negozi o garage.
Moschee informali, templi induisti e buddhisti, gurdwara sikh, chiese evangeliche ed ortodosse: luoghi di culto non appariscenti alla vista ma spazi dove non sono le architetture a renderli riconoscibili ma le attività comunitarie a rivelarne l’esistenza, capaci di creare appartenenza, comunità e cultura.

“Superdiversa”: la pubblicazione e la mappatura sensoriale

Il volume Superdiversa. Itinerari nella Roma plurale, recente pubblicazione a cura di Maria Chiara Giorda, Eleonora D’Alessandro e Angelica Federici (con la prefazione di Valeria Fabretti, le fotografie di Giulia Massenz e i contributi di Sara Rossetti), nasce proprio dall’esigenza di offrire una personale chiave di lettura e di orientamento di questa nuova metropoli stratificata.
Il testo adotta una prospettiva originale per esplorare come e dove i luoghi di culto si siano insediati sul territorio, contribuendo attivamente alla mutazione del tessuto sociale e urbano in un gioco di reciproca contaminazione.
La pluralità religiosa, a Roma, non appare come un effetto contingente della globalizzazione, ma come una condizione strutturale che è parte del DNA stesso della città e che oggi si manifesta soltanto con maggiore evidenza.
I nuovi spazi religiosi vengono scelti e raccontati attraverso sei categorie interpretative: luoghi, corpi, oggetti, odori, suoni, silenzi, che sviluppano altrettanti itinerari urbani.
“Map is not the territory”, ricordano le autrici, ma serve una mappa per orientarsi in modo che questa esplorazione diventi parte del processo stesso di conoscenza. La mappa non coincide con il territorio ma ne offre insomma un’interpretazione, invitando il lettore a farne esperienza.

Alcuni itinerari

Dal centro storico al quartiere Monti, da piazza Vittorio all’Esquilino, passando per Trastevere, Testaccio e Magliana, fino ad arrivare ai quartieri di Centocelle, Torpignattara e l’asse sulla Prenestina, Roma offre occasioni inaspettate per imbattersi in realtà religiose vissute e condivise dalle comunità e assimilate dal tessuto urbano.
Nello spazio di pochi isolati, a Centocelle è possibile trovare la Chiesa Evangelica Battista e la moschea di al Huda, vero e proprio centro religioso e culturale di riferimento per diverse comunità islamiche oppure, spostandosi sull’asse della Prenestina, il Gurdwara Sri Guru Nanak Darwar, il tempio sikh sorto nel 2016 al posto di un’officina meccanica e il tempio buddista Hua Yi Si in via dell’Omo, il più grande tempio buddista europeo, con il tipico tetto a pagoda grigio.
Oppure, spostandosi a Torpignattara, ribattezzata “Banglatown” per la forte presenza bangladese, è possibile visitare il tempio indū Om Indu Mandir, il Torpignattara Muslim Center o passeggiare nel Giardino delle Religioni all’interno del parco Sangalli.
Dirigendosi invece verso il centro, la moschea El Fath di via della Magliana, il Centro Zen Anshin a Porta Portese per arrivare al Ghetto dove, poco lontano dall imponente Sinagoga dalla cupola rettangolare, anche qualche attività commerciale legata al sacro, come il negozio Limentani, che da sette generazioni arreda le tavole di Papi e regnanti oppure, poco lontano dal Pantheon sorto come tempio pagano in epoca augustea, la storica sartoria eclesiastica Gammarelli, che dal 1798 fornisce alla Santa Sede abiti su misura.
Spostandosi verso l’Esquilino, tra il Mercato e Roma Tre, due luoghi singolari: il Giardino di Confucio, dove la statua del pensatore cinese convive con l’albero devozionale di peepal, sacro per induisti, buddisti e jaina, o la celebre Porta Magica nei giardini di Piazza Vittorio, un portale in pietra ricoperto di simboli esoterici e sorvegliato da due statue del dio egizio Bes, ciò che resta della dimora seicentesca del marchese Palombara. Vengono suggeriti anche alcuni luoghi di sepoltura per le celebrazioni laiche e acattoliche, come il Tempietto Egizio del Cimitero Verano o il Cimitero Acattolico di Testaccio. Infine, poco lontano dal Colosseo, la Chiesa Evangelica Battista ai Monti che la domenica ospita, in orari scaglionati, i culti delle comunità cristiane filippina, coreana, eritrea e italiana, dimostrando come lo spazio sacro possa essere pacificamente condiviso.

Natascia kelly Accatino
(4 settembre 2026)

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