L’associazione culturale “Villaggio Romeno” APS, fondata da Luciana Ludușan, si dedica da anni, con passione e impegno, alla promozione della cultura, delle tradizioni e dell’identità rumena nella diaspora, in particolare in Italia.
Il progetto “Identità e tradizione: Il patrimonio romeno trasmesso alle nuove generazioni”
Nell’ambito delle numerose iniziative intraprese in questi ultimi anni, questa estate, l’associazione ha organizzato un percorso educativo, completamente gratuito, costruito con varietà di corsi, laboratori e passeggiate didattiche, nella verde Villa Fornarola di Pavona, località dei Castelli romani, in uso all’associazione, per rispondere alle esigenze della comunità romena che abita in particolare nella zona di Albano Laziale, Roma e zone limitrofe. “Il progetto è iniziato alla fine della scuola, per venire incontro ai genitori che lavorano e non hanno la possibilità di andare in vacanza subito né di portare i loro bambini ai centri estivi.” racconta Miruna Cajvaneanu, giornalista, addetta stampa e alla comunicazione dell’associazione,“ Le attività sono state svolte nel mese di luglio e nella prima metà di settembre e sono state finanziate dal Dipartimento per i Romeni all’Estero (DRP).”
Un’ opportunità importante per i bambini di seconda generazione
“Si è creata una comunità di bambini che frequentano i nostri corsi già da tanti anni, io li ho visti crescere, dalle elementari alle medie, si conoscono e fanno spettacoli insieme. Il fatto che riescano a comunicare tra di loro in lingua romena è importante perché la maggior parte di loro abitualmente si esprime in italiano, essendo nato e cresciuto in Italia.“ Miruna prosegue a raccontare“Quest’anno hanno partecipato più di 70 bambini di seconda generazione, che frequentano le scuole italiane e spesso non conoscono le tradizioni del loro paese d’origine. Nella regione Lazio c’è una comunità numerosa di Romeni, la maggior parte dei quali abitano nelle zone limitrofe di Roma, dove è più facile trovare alloggio. Ci sono già bambini di terza generazione, nati da genitori a loro volta nati in Italia, con nonni romeni.”
Obiettivi del progetto: tramandare l’identità romena ma anche integrare
” I bambini hanno frequentato con molto entusiasmo, perché non abbiamo organizzato le attività come un altro tipo di scuola. Il luogo dove si è svolto ci ha aiutato: è uno spazio delimitato, sicuro e fresco. C’è anche un orto e un pollaio, la possibilità di fare attività nella natura. Hanno avuto anche una piscina. Non sono mancate gite nei dintorni di Pavona, a vedere le vigne, i cavalli. Abbiamo organizzato anche due uscite a Roma, per la prima volta alcuni bambini sono entrati in un museo. È stata un’opportunità, un periodo per fare esperienze diverse” spiega ancora, con molto entusiasmo, Miruna “Il nostro obiettivo è stato quello di far conoscere ai bambini le tradizioni e la cultura delle loro famiglie, molte tradizioni le hanno apprese proprio da noi, facendo i laboratori, ad esempio a dipingere le uova per Pasqua. Contemporaneamente, abbiamo cercato di integrarli nel territorio dove vivono, aiutandoli a conoscerlo. Non vogliamo creare ghetti. La nostra associazione ha, da sempre programmato iniziative che comprendono una partecipazione italiana. A tutti i nostri eventi sono sempre invitate le autorità locali italiane. Sono eventi aperti a tutti.”
I bambini italiani hanno partecipato con i compagni romeni
“In settembre, anche alcuni bambini italiani hanno seguito i corsi, perché chiamati dai loro compagni romeni. Si sono integrati perfettamente, dal momento che parlavano tra loro in italiano e 5 o 6 di loro hanno partecipato allo spettacolo finale “I bambini di Roma, il cuore della Romania” che si è tenuto il 13 settembre. C’erano anche i genitori italiani ad applaudire i figli. Un vero momento d’integrazione.”
Un momento d’inclusione anche per bimbi con disabilità
“Questo è stato il primo progetto che organizziamo, sostenuto dal Dipartimento per i Romeni all’Estero, che abbia incluso bambini con disabilità e BES/DSA, disturbi legali all’apprendimento.” Racconta con soddisfazione, Miruna “Questi bimbi, in base all’età, hanno seguito laboratori in lingua romena dove hanno fatto letture o disegni. Sono stati seguiti da due specialisti: uno psicologo, venuto dalla Romania, che ha fatto terapia attraverso la musica ed un’educatrice formata in Italia che si è occupata anche di bambini con forme di autismo. Sono stati integrati con i loro compagni, erano tutti affiatati, questo successo ci ha molto gratificati e ci ha portato a pensare che possiamo ripeterlo anche il prossimo anno.”
La presenza di bambini stranieri nelle classi è un falso problema
“Si parla molto, in questi giorni, delle decisioni del governo italiano in ambito scolastico. Del divieto di indossare il burqa in classe e, soprattutto, del limite del 30 per cento che le classi dovranno rispettare nell’accogliere i bambini stranieri, nonché dell’esame della lingua italiana che dovrebbero sostenere per frequentare. Io penso che sia un falso problema.” afferma Miruna, affrontando un argomento attuale, che ha suscitato clamore anche nel mondo della diaspora. “Io sono in Italia dal 1999, ho cresciuto due figlie qui, vivo a Centocelle, che è un quartiere multietnico, non ho mai avuto problemi, nelle classi frequentate dalle mie figlie. Incontro continuamente ragazze con il velo, direi perfettamente integrate che parlano non italiano ma il dialetto romano. Vorrei che non si ragionasse per slogan, prima bisognerebbe studiare i numeri e le statistiche. Il 30 per cento di bambini stranieri, in una classe, si raggiunge in pochissime scuole, forse nel quartiere di Torpignattara, ma la presenza di stranieri non necessariamente crea problemi in classe, se la maggioranza parla o capisce l’italiano, come avviene nei fatti.” Inoltre continua Miruna “Inserire il criterio della conoscenza della lingua italiana, senza prevedere quale tipo di test applicare per capire il loro livello di conoscenza della lingua, mi sembra solo un intervento di tipo elettorale.”
I bambini romeni che faticano a tornare nelle scuole romene
“Il problema più grande che ho affrontato negli ultimi due anni è stata invece l’integrazione dei bambini romeni che, abituati al sistema scolastico italiano, devono rientrare in Romania. Si trovano spesso in grande difficoltà” ammette Miruna. “Sono i figli di famiglie che hanno deciso di rientrare in Romania dopo dieci, quindici anni di vita trascorsa in Italia. In questi casi, tantissime mamme romene rimpiangono il sistema scolastico italiano perché in Italia, per esempio, esistono gli insegnanti di sostegno mentre in Romania si tende a lavorare solo con i bambini più dotati, l’élite della classe, le maestre non si adoperano per portare tutti allo stesso livello. La scuola italiana è molto più inclusiva, cerca di non lasciare nessuno indietro.”
Nadia Luminati
(6 ottobre 2026)
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