Baobab experience e la Asl Roma E alla scoperta di Roma

IMG_3888Giovedì 30 giugno: sono le dieci e in via Cupa la strada arde al sole, come sempre. I volontari di Baobab experience hanno organizzato un evento con i ragazzi, in maniera da farli distrarre e allo stesso tempo farli sentire accolti in quella che per un po’ sarà la loro città. Il Centro Diurno di via Montesanto (ASL Roma E) che si occupa di malati psichiatrici e l’associazione porteranno, per la terza volta nell’anno, i ragazzi a fare un giro per il centro di Roma. Mete previste: Colosseo, Fori, Palatino ed Arco di Costantino, passeggiando per la Via Sacra.
A fare da guida, Daniela Ferrara, storica dell’arte accompagnata dall‘interprete, attivista, migrante Mulugheta. Insieme a loro ci sono Roberto, Yassin e Andrea, ospiti del centro diurno, che sono molto contenti di fare da accompagnatori.
Roberto racconta che la prima volta si sono divertiti molto: “C’era una mediatrice eritrea e poi io parlo un po’ d’inglese, ce la siamo cavata. La seconda volta a piazza Navona è stato più difficile perché i ragazzi non parlavano inglese e non c’era un mediatore, però in qualche modo ci siamo capiti, hanno fatto foto e mangiato un gelato”.
Questa volta i partecipanti sono tantissimi, una trentina di ragazzi della tendopoli principalmente sudanesi, eritrei ed etiopi, ma non mancano un nigeriano, un somalo e un ragazzo della Guinea.
Il progetto di visite guidate in collaborazione con il Baobab è stato presentato al comune ma quest’anno, vista la situazione precaria, è stato più difficile realizzarlo, spiega Gabriella operatrice, educatrice riabilitativa psichiatrica. “In fondo le due realtà sono binari che si intrecciano. La cura che intendiamo noi è cura come viaggio e gli obiettivi a volte sono poco rilevanti ciò che ci interessa è più che altro il percorso: in questo senso il contatto con persone che hanno fatto un viaggio è molto utile per i nostri ragazzi, perché in qualche modo anche loro hanno attraversato un deserto, che a volte ha compromesso la salute mentale.
Darsi la possibilità di incontrare i migranti, mostrando qualcosa che ci apparteneva, la storia di Roma, contribuisce a rendere l’esperienza un’esperienza umana e a noi ci aiuta a non sentirci soli”.
Sono le undici i ragazzi del centro diurno e gli ospiti dei Baobab, insieme ad alcuni volontari, lasciano via Cupa: direzione Colosseo.
Daniela distribuisce ai ragazzi i biglietti e tutti insieme si incamminano verso la metro alla stazione Tiburtina. Tre vagoni si riempiono di ragazzi neri che parlano diverse lingue tra lo stupore dei passeggeri.
Il Colosseo li accoglie maestoso e gremito di turisti e anche loro per un attimo si scordano di via Cupa e del viaggio che li ha portati lì e diventano turisti, si guardano intorno, chiacchierano, fanno foto, si siedono all’ombra.

foto di Giulia Salvatori
foto di Giulia Salvatori

Daniela spiega la storia del Colosseo, dell’arco e Mulugheta traduce in arabo e in tigrino.

Eritreo, ha vissuto in un campo di rifugiati in Sudan per molti anni, quindi parla molto bene l’arabo. É in Italia da 13 anni, dal 2015 collabora con il Centro Baobab tutti i giorni.
Arrivano anche altri ragazzi con una volontaria, Giulia.
Alì viene dalla Somalia, faceva il giornalista è dovuto partire. Fa le foto e vorrebbe rimanere in Italia, imparare presto la lingua e trovare un lavoro.
Il caldo rende faticosi gli spostamenti e il mantenimento della concentrazione e per questo Daniela annuncia che la prossima uscita estiva sarà in versione notturna.
Si ritorna tutti al centro per ora di pranzo, Roberto, Yassin e Andrea salutano i migranti con affetto e con la promessa di rivedersi alla prossima uscita, i ragazzi in fila per il pranzo hanno l’aria di aver partecipato a qualcosa di nuovo che gli distende il volto.
Questa doppia integrazione testimonia che un altro tipo di accoglienza è possibile.

 

(06/07/2016)

Elena Fratini

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