Black Star, stelle nere che osano

Una scena del film Black Star – Sul campo dopo un litigio – a sinistra Alessadro Procoli (Marcello) capo del comitato, a destra Luca Di Prospero (Gianluca) fondatore della Liberi Nantes

Una squadra di calcio, di “nati sotto una stella nera”, rifugiati politici da tutto il mondo, vittime di “un’immigrazione forzata” che nel gioco del calcio, nella squadra e nel campo, trovano finalmente una casa. Black Star, “commedia/tragedia” firmata da Francesco Castellani che liberamente si ispira alla storia vera della Liberi Nantes Football Club, fu presentata Fuori Concorso al Festival del Cinema di Roma 2012. Il film all’epoca non aveva distribuzione, ma oggi è finalmente in uscita (nelle sale italiane dal 10 ottobre 2013).
Quattro amici romani hanno l’idea di fondare una squadra di calcio, unica al mondo nel suo genere: composta interamente da rifugiati politici. In estate ottengono in gestione un campo di calcio abbandonato nel cuore del quartiere Pietralata, ma si trovano a fronteggiare l’opposizione di un comitato di quartiere “Padroni almeno a casa nostra”, nato dal nulla, che rivendica l’uso del campo. Grazie a un abile avvocato, il comitato ottiene un’ordinanza di sgombero, ma pur di non rinunciare al sogno – la scritta Free to play che “campeggia”, lo racchiude interamente – la Liberi Nantes, insieme ai suoi allenatori, occupa il campo per 4 giorni, fino all’imprevedibile epilogo nella notte di San Lorenzo, dove un pallone come una stella cadente e la fondamentale intercessione dei bambini, sembra far ritrovare a tutti, rifugiati e cittadini, vecchie e nuove generazioni, la voglia semplice di giocare.

Liberi Nantes, dal film…

Ma la Liberi Nantes esiste davvero. “Conobbi la squadra nel 2007” dice Castellani “e ne feci un documentario che fu presentato nel 2009 al Festival di Roma. La squadra non ha avuto tutti i problemi che ho voluto presentare nel film. Non si tratta nemmeno di un film sull’immigrazione – nonostante abbia lavorato spesso sul tema – più che altro era un modo per trattare temi in una nuova chiave: la strumentalizzazione del razzismo e dei comitati di quartiere”, dietro i quali spesso operano logiche più grandi e interessi economici che in un periodo di crisi sicuramente possono riuscire a “sedurre” cittadini in difficoltà. “Credo che la formula della commedia/tragedia funzioni per raccontare storie del genere”, oltre il solito piangersi addosso.
Così come esiste anche la scultura che appare a fine film, adagiata a bordo campo, il Monumento al migrante ignoto, anno 2012, di Sprout (Denis Imberti e Stefano Tasca) che rappresenta una “casa di fortuna”, un “passaggio”, un “tunnel” fatto di radici, spine e germogli in ceramica. Alcuni dei 300 elementi di cui è composta sono predisposti per essere fischiati: “un richiamo per non perdersi nel viaggio, ma anche memoria delle vite scomparse”.
“Il campo è stato davvero occupato durante il film” – sottolinea sorridendo Alfredo Angelici, qui Roberto, uno degli “oppositori” –  “abbiamo fatto veri barbecue e tra di noi si è creata una vera sinergia”. Una regia interessante, costruita su piccole anticipazioni in b/n, e condotta dalla voce narrante di Marco Marzocca – nota spalla di Corrado Guzzanti – che altro non è che il campo stesso: “abbiamo pensato a questa idea per dare un peso a questo luogo magico, il campo di calcio XXV Aprile di Pietralata, molto amato dopo la guerra, dove giocò anche Pasolini”.

…alla realtà

Tra gli interpreti anche la nostra Felicitè Mbezele, qui Aisha, ragazza africana con un fantastico accento romano, a cui sono consegnate le battute più significative del film, interviene quando non ci sta, innescando il cambiamento. Sostiene la squadra perché “io vivo qui da 7 anni anche se ce stai te e, ti dico, tocca convivere a sto monno”.
Organizzata secondo lo schema difensivo del 433 – modulo che è “una condizione totale” – per dei “campioni mondiali di sopravvivenza” che non credono ai miracoli, ma alle persone, i ragazzi durante l’occupazione si rendono conto che quella degli italiani “non è cattiveria, è paura, forse non sono curiosi di conoscere altre persone”. Così quando il questore commenta, annunciando lo sgombero, “mi dispiace ma non cambia mai niente”, le persone fanno davvero il miracolo.

Un fotogramma del film con il Monumento al migrante ignoto – il momumento verrà allestito in modo permanente nel campo XXV Aprile di Pietralata, sede dei Liberi Nantes Football Club: “quando il cinema incontra l’arte non sempre è finzione!”

Alice Rinaldi
(10 ottobre 2013)