Integrazione Clandestina: controcorrente nelle acque del Mediterraneo

integrazione clandestina
In barca a vela per sperimentare l’integrazione. Fonte: www.clandestineintegration.org

Il prossimo 15 giugno l’Europa e l’Africa si incontreranno su una barca a vela grazie al progetto Clandestine Integration. Il mare divide, ma qualche volta riesce anche ad unire. L’equipaggio, composto dal capitano e proprietario della nave Iolanda, da un mediatore culturale, da due antropologi dell’Università di Siviglia, due artisti e 8 blogger, scrittori o vignettisti, partirà con una meta precisa: l’integrazione. “Dall’Andalusia faremo tappa a Melilla, Algeri, Tunisi, fermandoci il 15 agosto a Mazara del Vallo. Sarà un viaggio  fisico e metaforico di incontro che avverrà sulla barca vera e propria, ma anche a terra”, spiega Maria Vittoria Pericu, tra gli organizzatori dell’iniziativa. “Siamo un gruppo di amici, alcuni di noi lavorano per una cooperativa, l’idea è nata dall’amore per il mare e dalla voglia di andare controcorrente”.

A parte le figure fisse del capitano e del mediatore culturale, gli altri partecipanti si avvicenderanno, e per ogni europeo ci sarà un africano. Le selezioni sono aperte fino al 25 gennaio: “Può partecipare chiunque, non è necessario saper navigare a vela. Gli unici requisiti sono quelli che impone un lungo periodo in mare: essere in buona salute, non soffrire di allergie, non superare un certo peso. La vita sarà molto rigida”.

I due antropologi porteranno avanti una ricerca etnografica mentre i partecipanti raccoglieranno idee, suggestioni, storie che si trasformeranno in un libro. Per ogni tappa l’equipaggio aprirà un dialogo con la popolazione locale. Sia in mare che a terra ci saranno degli ambasciatori, sulla barca salirà Livio Senigalliesi, fotografo di guerra. E dalla terraferma chi vorrà potrà sostenere e promuovere il progetto, il primo è stato il giornalista e accademico Jean-Léonard Touadi. E il 2 febbraio, inoltre, partirà una raccolta fondi su www.produzionidalbasso.com per sostenere il viaggio di Integrazione Clandestina.

“Lo scopo finale è il dialogo interculturale, tra esseri umani, alla pari. È un viaggio controcorrente”. In un Mediterraneo, diventato teatro di scontro e di dolore, la nave di Clandestine Integration Iolanda salpa dall’Andalusia per incontrare e conoscere chi condivide il nostro stesso mare da una sponda diversa. “Le differenze esistono finché non ci conosciamo, ma siamo tutti molto simili”, afferma Maria Vittoria Pericu. “Il mare è silenzioso, a volte fa rumore, ma è anche un luogo di riflessione, ti mette davanti alla sua durezza, all’isolamento, al dovere di interazione”.

È un contesto perfetto per costruire la vera integrazione, che per Maria Vittoria significa “capire che noi stessi non siamo verità assolute, ma prodotti culturali, così come lo sono i nostri vicini”. Il progetto, con una sottile provocazione, chiama in causa anche il concetto di clandestinità. “Sempre più spesso e a sproposito si parla di immigrazione clandestina, una definizione che si porta un velo di drammaticità nella quale accusanti e giustificanti rimaniamo, tutti, intrappolati”, scrive il coordinatore Gabriele Di Pasquale in un post sul blog dell’iniziativa.

Nonostante Iolanda toccherà temi e tappe sensibili, il viaggio non sarà un percorso di denuncia. L’obiettivo è la costruzione di un dialogo a più voci per dimostrare che il mare è ponte di collegamento e non muro di separazione.

Rosy D’Elia

(11 gennaio 2015)

Leggi anche: