Cecilia D’Elia alle politiche sociali per un’accoglienza più efficace e strutturata

4385 2

Cecilia D’Elia è il nuovo assessore alle politiche sociali e sanitarie del secondo municipio: la convocazione di Francesca del Bello le è arrivata in maniera del tutto inattesa. “Dopo dieci anni nell’amministrazione locale, pensavo di aver chiuso ma ho deciso di dire di sì a Francesca perché, di fronte ad una sconfitta del genere, credo che il centro sinistra si debba sperimentare proprio là dove ha vinto, nel I e nel II municipio. L’avevo sostenuta pur essendo di SEL e ho accettato proprio con questa idea. Inoltre il secondo municipio è quello in cui vivo, in cui crescono i miei figli”. La giunta è particolarmente eterogenea: composta da persone alle prime armi e da altre con una vasta esperienza e con diverse provenienze partitiche. Cecilia, di origine lucana, fa politica dal liceo e da sempre si è interessata ai diritti delle donne, curando libri, riviste e blog sull’argomento. Il suo lungo curriculum la vede attiva nel campo della cultura, dell’educazione e delle pari opportunità come assessore, consigliere e vicepresidente in provincia e al comune.Il recente e inatteso insediamento l’ha trascinata in un vortice di impegni ma una delle priorità per i primi cento giorni di governo è sicuramente quella di Via Cupa. 

Voglio rafforzare l’azione del municipio su queste politiche: mancano degli uffici appositi, a differenza di altre aree. Il secondo municipio comprende Tiburtina e Termini, bisogna capire insieme con il comune di Roma come dare una risposta strutturata ai transitanti e ai richiedenti asilo costruendo un progetto in sinergia, perché non è un problema risolvibile dal solo municipio”.

Dalla copertina di "Nina e i diritti delle donne" di Cecilia D'Elia
Dalla copertina di “Nina e i diritti delle donne” di Cecilia D’Elia

È inoltre, a suo avviso, necessario fare una distinzione tra i transitanti, molti dei quali si accorgono di trovarsi in una situazione per nulla facile, e quelli che chiedono il diritto d’asilo, che rimangono prigionieri di una burocrazia lenta e complicata, che li impantana in un’attesa estenuante.“Andrebbe velocizzata l’accoglienza” dice, e a questo proposito hanno preso parte, come municipio, ad un tavolo di lavoro con l’assessorato del comune per una risposta di più ampio respiro e per recuperare il tempo perso. “Servirebbe un centro a bassa soglia che raccolga chi arriva, una specie di welcome center, non proprio un centro di accoglienza, che sappia orientare e fornire informazioni concrete su dove andare, a chi rivolgersi, dove dirigersi, oltre a fornire una prima assistenza. Un luogo in cui sia possibile fare interventi per riempire la qualità della vita delle persone riducendo la quantità grazie ad uno smistamento in diverse strutture. Queste persone arrivano da un viaggio terribile in cui spesso hanno visto morire amici e parenti e noi li accogliamo in una strada…”.

L’assessore reputa che sia necessario lavorare con le diverse associazioni e le reti del volontariato che hanno fatto per ora un’opera di supplenza: “Tutto quello che si è messo in moto quest’anno non va sprecato. I cittadini che vogliono collaborare vanno formati e inseriti in progetti”. Lo fa prendendo ad esempio le esperienze che sono andate a buon fine nel nord Italia, come alla stazione centrale di Milano, a cui sono state richieste le carte e i documenti che verranno presi in esame in questi giorni. “La costruzione del welfare va fatta insieme al terzo settore. Non c’è una buona azione di governo che non sia supportata e quindi anche criticata, quando serve, dall’associazionismo”.  

Cecilia D'Elia e Igiaba Scego alla presentazione di "Roma negata"
Cecilia D’Elia e Igiaba Scego alla presentazione di “Roma negata”

La multiculturalità l’ha già vista coinvolta, nella sua precedente esperienza con la provincia, nel progetto “Biblioteche del mondo” a cui hanno partecipato anche Igiaba Scego e Amara Lakhous.  Oltre a scaffali interculturali sono state avviate anche tante attività: tra le prime una mostra itinerante dal titolo Così vicine, così lontane, sulle badanti coinvolte in prima persona nell’inchiesta sui costumi culturali. Anche le seconde generazioni, con la rete G2, hanno preso parte al progetto fornendo testimonianze dirette.“Non c’è solo l’emergenza e l’accoglienza ma anche la qualità della vita, loro e nostra. Cambia allo stesso tempo l’idea che noi abbiamo di cittadinanza. La convivenza con gli stranieri ci fa interrogare su cosa significa essere italiani: avere un’idea di patrimonio, di spazio pubblico. Per questo le scuole sono importanti, le biblioteche, i servizi culturali”.

Un intento di integrazione, certo del tutto diverso, è anche quello che la vedrà portare a termine il piano sociale del municipio con una conciliazione dei due territori. “Si parla ancora di ex terzo… l’assistenza e l’accompagnamento delle persone devono essere le stesse su tutto il territorio”. L’assessore D’Elia si batterà soprattutto per il diritto allo studio, all’aumento degli AEC nelle scuole e per un impegno ancora più attivo della consulta dell’handicap. E per un’attenzione per quella fase di passaggio che vede i ragazzi diventare “giovani adulti”  e su cui sarebbe necessario approfondire.

Elena Fratini

(28/07/2016)

Leggi anche:FRANCESCA DEL BELLO: ACCOGLIERE PER FORMARE I CITTADINI DEL FUTURODIRITTI SOCIALI DEI MIGRANTI E L’IMPORTANZA DELL’ASSOCIAZIONISMOLA FRONTIERA ESTERNA DELLE POLITICHE SOCIALI