Ricerca IDOS: “Le migrazioni qualificate in Italia”.

Le migrazioni qualificate in Italia: ricerche, statistiche, prospettive.

migrazioni qualificate
Le migrazioni qualificate in Italia potrebbero diventare un fattore di compensazione per ovviare a un impoverimento intellettuale del paese di fronte alle partenze di giovani qualificati italiani? (immagine: fonte frontierenews.it)
“I giovani, italiani e stranieri dovrebbero migrare per curiosità e per scelta, non per costrizione!” è il messaggio forte lanciato il 30 giugno alla presentazione della ricerca IDOS, “Le migrazioni qualificate in Italia”, redatta con l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e presentata all’Auditorium di via Rieti. Come spiega il presidente dell’Istituto, Antonio Iodice: “lo studio è frutto di curiosità scientifica, passione e libertà nel cercare nuove interpretazioni”.Nel 2015 c’è stato un record di emigrati che sono partiti dall’Italia: un fenomeno che si è ripresentato dopo 40 anni, ma ora a emigrare sono sopratutto giovani qualificati che cercano altrove opportunità per essere valorizzati. Dal 2002 al 2015 hanno lasciato l’Italia 202 mila diplomati e 145 mila laureati che non sembrano propensi al rientro.Le migrazioni qualificate in Italia potrebbero diventare un fattore di compensazione per ovviare a un impoverimento intellettuale del paese di fronte alle partenze di giovani qualificati italiani? Questa è la domanda attorno a cui ruota la ricerca dell’IDOS.Ha senso parlare di fuga di cervelli o piuttosto di una circolazione di talenti? Secondo Benedetto Coccia, uno dei curatori del volume, il termine “fuga di cervelli” “funziona giornalisticamente perché è immediato, ma risulta superficiale“. È più appropriato parlare di “circolazione di menti” in quanto ci sono anche molti studenti che dall’estero vengono in Italia per studiare, quindi talenti in entrata e non solo in uscita.I giovani sono propensi alla mobilità, molti studenti fanno l’Erasmus o il tirocinio all’estero – nell’anno accademico 2014/2015 sono partiti 30.875 studenti – un trampolino di lancio per vedere il proprio futuro oltre i confini. Secondo il Rapporto Nazionale Giovani 2016, infatti, 6 giovani italiani su 10 sono propensi a emigrare.Il numero degli stranieri laureati in Italia dal 2011 ha registrato un notevole aumento: non solo la popolazione straniera è triplicata rispetto al 2001, ma è aumentato anche il numero di diplomati e laureati: +165 per cento. Il fenomeno dell’immigrazione che è stato fino adesso considerato un peso ora potrebbe rivelarsi una grande risorsa, afferma Coccia. La ricerca, infatti, cerca di smantellare alcune false convinzioni, amplificate dai media, ad esempio, che “si esportano intelligenze e si importano persone senza istruzione”. I dati ci dicono che “gli stranieri censiti nel nostro paese hanno un grado di istruzione pari o addirittura superiore alla media italiana”. Franco Pittau sottolinea che questo è un aspetto positivo: “a fronte dell’esodo dei laureati italiani, i laureati stranieri in Italia sono oltre 500mila, quindi il bilancio, tutto sommato è positivo per l’Italia”.Olena Ponomareva, ricercatrice presso la Sapienza, di origine ucraina, che vive in Italia da quando ha vinto il concorso nel giugno 2003, è un esempio di quelle “migrazioni qualificate importate”: la mia esperienza è decisamente positiva, le difficoltà ci sono state nel periodo iniziale per l’iter burocratico. Adesso sono cittadina italiana orgogliosa delle mie origini. Riconosce però che il suo caso non sia tipico rispetto alla realtà: “La maggior parte delle migrazioni per lavoro in Italia venivano incontro alle esigenze del mercato di lavoratori non qualificati, ad esempio nei servizi domestici ed assistenziali. Il mercato viene stratificato su base etnica: a determinati gruppi etnici vengono offerti lavori poco qualificati a prescindere dalle competenze professionali possedute”. Questo fattore incide sull’inclusione sociale dei migranti e si aggiunge al problema dell’integrazione culturale in quanto la percezione sociale del migrante è strettamente correlata alla sua condizione di impiego e agli stereotipi culturali”. Per invertire questa tendenza servono interventi mirati e concreti sul piano economico e politico, promuovere l’integrazione e la conoscenza reciproca fra diversi gruppi sociali e culturali, attraverso nuove forme di comunicazione. Soltanto a queste condizioni le migrazioni qualificate in Italia potrebbero diventare un fattore di compensazione. C’è stata infatti, secondo Ugo Melchionda, il presidente dell’IDOS, una discriminazione silenziosa dei migrantie ciò ha dimostrato ulteriormente l’incapacità dell’Italia di reimpiegare le risorse presenti.
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Deputato Marco Fedi, eletto nella Circoscrizione Estero Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Marco Fedi, eletto nel 2006 alla Camera dei Deputati nella circoscrizione estero fa l’esempio dell’Australia, dove è emigrato nel 1983 e che negli anni ha costruito politiche d’integrazione che hanno funzionato: “l’Australia oggi attrae molti giovani perché è stata capace di accogliere migrazioni di tutti i tipi anche quella qualificata”. Il problema in Italia è che in Parlamento sono convinti che il processo di integrazione culmini con l’acquisizione della cittadinanza, ma in realtà è esattamente l’opposto: l’integrazione scatta davvero nel momento in cui si può esercitare il diritto alla cittadinanza.Per scaricare il comunicato stampa.

Ania Tarasiewicz

(6 giugno 2016)

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