Mistero buffo: il teatro comunitario come integrazione

Eccomi qua,
tutto dolore e lividi
a voi io lascio in testamento
il frutteto della mia anima
(Vladimir Majakovskji)

Mistero Buffo di Majakovskji, promosso da Asinitas onlus, per la regia di Alessio Bergamo e la co-regia di Massimiliano Cutrera, ha fatto il tutto esaurito al Teatro India il 26 e il 27 aprile.
Il progetto, vincitore di Migrarti 2017, è stato ideato e realizzato da Asinitas e Postop, con il sostegno di Alta mane e ha visto 50 partecipanti di diverse nazionalità ed età, dai 18 ai 60 anni,  impegnati da gennaio nel laboratorio teatrale che ha portato ad “a un nuovo modo di stare insieme”.
“Accomuna tutti i partecipanti un bisogno poetico che dia senso alla loro realtà: chi straniero ripensa al viaggio che ha fatto e chi italiano è asfissiato dal precariato e dal multitasking lavorativo”- scrive Asinitas nella brochure Teatro comunitario: il mistero buffo dell’incontro.

“Una macchina operativa così numerosa non è stata facile da dirigere” dice Lapo, insegnante di In Migrazione e attore “l’impegno di una volta alla settimana iniziale si è duplicato in itinere fino ad arrivare a tutti i giorni con l’avvicinarsi dello spettacolo. Ai conseguenti problemi di puntualità e di presenza si è aggiunta anche la necessità di tradurre ogni movimento in più lingue ma verso la fine la strizza e la responsabilità hanno visto il pieno impegno di tutti”.
Mettere a confronto esperienze di vita e mondi emotivi così diversi tra di loro” dice il regista “è stata un’esperienza nuova, dalla quale c’è stato molto da imparare sia a livello teatrale che umano. Ed è stato sorprendente vedere come l’opera di Majakovskij, si adattasse a questo nuovo contesto, quasi fosse stata scritta appositamente.

I ragazzi italiani, per la maggior parte attori del teatro Cometa, hanno partecipato ad un corso di formazione di sette incontri, tenuto da Asinitas, sui richiedenti asilo prima di cominciare il laboratorio.

Il momento tanto atteso è arrivato, il teatro è gremito “le richieste sono state tantissime e, visto che molti sono rimasti esclusi, lo spettacolo verrà riproposto a giugno al teatro di Tor Bella Monaca” dice Alessandra, di Asinitas.
La comunità è un insieme di individui diversi tra loro ma che creano significato” dice Cecilia, introducendo lo spettacolo,  emozionata “se siete qui è perché fate parte di questa comunità che intende il teatro come rito, incontro, festa. L’empatia è al centro dell’impegno associativo, un modo di praticare l’intercultura. Siamo una comunità di destino: siamo quelli che riempiono l’oceano con un cucchiaino”.
L’opera è una rivisitazione del lavoro del drammaturgo a 100 anni dalla rivoluzione d’ottobre ed è aperta da un uomo che parla con la marionetta di Majakovskji e traduce le risposte dal russo.
Un ragazzo africano in piedi su un tavolo regge un telo sul soffitto con un mappamondo gonfiabile “perché la terra fa acqua”.

foto di Claudio Testa

“Questa storia inizia quando il mondo sta finendo” un nuovo diluvio ha portato a far convergere, verso l’unico posto sicuro rimasto, ricchi uomini di origine diverse, i “puri”, e un gruppo di “impuri” lavoratori, operai diseredati che decidono di costruire un’arca per salvarsi. Le consuete dinamiche umane, nonostante la situazione di emergenza, tendono a riproporsi: i ricchi cercano di sfruttare i più deboli, che però finiscono per buttarli in mare. I ricchi con i loro difetti sono stereotipati: il filosofo, il socialista, l’americana guerrafondaia e superficiale, le ricche australiane, uomini d’affari africani arricchiti in giacca e cravatta e ventiquattrore. Segue l’incontro con i diavoli, che però sono ridicoli agli occhi di persone che hanno già vissuto l’inferno in Libia e nel deserto; anche l’incontro con il paradiso stucchevole ed edulcorato risulta deludente, e i naufraghi affamati decidono di fare da soli. Trovano un muro, emblema di tutti quelli che si ergono e che i migranti devono fronteggiare ogni giorno e al di là il nuovo mondo. Cala un telone e vengono proiettate le facce dei partecipanti, stranieri e non, che raccontano cosa gli è venuto incontro oltre il muro.
L’Internazionale risuona nella sala mentre cinquanta mani si alzano.
“La rivoluzione è qui nel coraggio di guardare questo ridicolo mondo allo sbaraglio, prenderlo di petto, cercando di costruirne uno migliore. Essere gli uni per gli altri l’unico investimento possibile per non affondare”.
Mistero buffo è l’esempio della modalità Asinitas di realizzare e produrre cultura dal basso: con pochissimi mezzi gli scenografi hanno creato un’ambientazione perfetta, “incontrarsi, guardarsi negli occhi, abbracciarsi, raccontarsi una storia per raccontarsi delle storie”.

Mistero buffo foto di Asinitas

Valore aggiunto l’accompagnamento musicale: le melodie sono state composte in scena e suonate dal vivo, con una pianola, un mixer e una kora, strumento tipico dell’africa occidentale, stridore e armonia di due mondi a contatto.
L’impegno e la fatica dei corsisti del teatro comunitario è ripagata dalle mani che si stringono urlando futura umanità e neanche il pubblico si può trattenere dal cantare.
Stamattina cerchio alla testa, mi rintrona tutto, mi risuona tutto. Le risate di ieri notte in macchina con Keita, Yaya e Kara, ripensando allo spettacolo, non hanno prezzo. Questo è quello che conta” dice Lapo.

“Siamo stati felici perché lo spettacolo è piaciuto molto. E’ stato emozionante. Ci siamo davvero impegnati tuttiil regista ci ha diretto in maniera rispettosa, trovando il modo di comunicare sempre con ognuno” dice Osama, studente egiziano di In Migrazione e attore  “per me è stata la prima esperienza di uno spettacolo” .

Elena Fratini

(04/05/2017)

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